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giovedì, 10 dicembre 2009
shreckLa mia Uragano sta preparando i documenti per la separazione.  
Ecco, io non voglio! Non voglio che si separi!
 Cioè, non vorrei.
Faccio dua’ affinchè tornino insieme, quei due. E certo lo so anch’io che è tardi, che ormai si sono fatti e detti di tutto e che recuperare un rapporto distrutto è una cosa pressochè impossibile, ma poi mi dico: sono musulmani, mica bambinetti. Ti metti a tavolino e trovi un accordo. Non si tratta di capire chi ha torto e chi ha ragione, basterebbe solo studiare come dovrebbe essere e provarci o riprovarci, che poi è lo stesso.
Il fatto è che, nonostante i rancori, loro sono due persone che l’islam cercano di praticarlo sul serio. Non hanno problemi gravi, a quanto ne so. Avrebbe dovuto essere un matrimonio perfetto e non si riesce proprio a capire poi cos’è che è andato storto. Lei dice che lui è meraviglioso, dal punto di vista della pratica di adorazione, ma poi – sì, anche lui – ha il cuore duro e davvero io non riesco a capire come sia possibile che la pratica islamica non serva affatto ad addolcire i cuori e come mai le famiglie islamiche non siano esenti dai problemi di coppia. Dovrebbero esserlo. Davvero, non sto scherzando! Le coppie islamiche di problemi non dovrebbero averne proprio, ecco! Sì, vabbè, litighi, ma poi fai la pace, urli, te ne stai zitto, ti arrabbi, ma poi te fai passare, sennò che islam è? Vabbè, ovviamente ci vuole anche un po’ di fegato, mica no, a sopportare tutti i giorni un uragano! Ti va in dissesto la vita e finisce che poi non la tieni più su. Comprensibilissimo pure lui, certo. Però certe uscite, tipo scomparire dalla vita della figlia, per esempio, poteva pure risparmiarsele, eh! “Vengo a prendermela quando avrà due anni e me la porto”, dice. Ma si può? Non dovrebbe essere così. Non dovrebbe proprio!
Eh sì, mi rendo conto che certe mie problematiche fanno veramente ridere a leggerle così, su un blog. Ma se si perde questo “come dovrebbe essere”, se ci si rassegna al fatto che poi i musulmani sono sempre persone come tutte le altre e non sono mai come dovrebbero essere idealmente, se si continua a pensare che non è detto che una persona islamicamente meravigliosa sia poi anche un compagno “decente”, ti cascano le braccia e cominci a pensare che forse sarà opportuno fondare prima o poi un ordine delle musulmane single di clausura, almeno la smettiamo di lamentarci in coro e troviamo un posto nel mondo, ti pare? Vabbè, lo so anch’io che è una bidà, dai, ma una soluzione bisogna pur trovarla, no?
Per il momento continuo con i dua’. Non lo vedo un motivo islamicamente valido per il quale quei due dovrebbero davvero lasciarsi, quindi faccio dua’ e basta! Ma non lo dico a nessuno, eh! 
postato da: ksakinah alle ore 18:55 | Link | commenti (1)
categoria:metafisica, nizza a colori
sabato, 05 dicembre 2009
Alla fine di ottobre sono partita per l’Italia credendo di avere l’alloggio in tasca. Era un monolocale di 12 mq, vicino al Porto.
L’avrei voluta nel mio Bronx, sinceramente, ma è già tanto trovarla, una casa. Una casa tutta nostra. OK, una stanza, dai, non andiamocene per il sottile, per favore. Un posto dove stare. Più che abbastanza direi, no?
Non avevo la chiave, non avevo il contratto, non sapevo nemmeno l’indirizzo, non ci ero mai stata, ma credevo di avere una casa. Ero proprio convinta. Ce l’avevo in tasca!
Quando ritorno a Nizza, agli inizi di novembre, non vedo l’ora di trasferirmi. Sono già con valigie e scatoloni dietro alla porta di casa di Ummzakaria e famiglia che mi hanno già sopportata per venti giorni e i nipotini miei non ce la fanno più a dormire in sala, perchè io e Fioremio occupiamo letto, camera e più di mezzo mobile dell’ingresso, mentre Fiore non riesce proprio ad abituarsi all’idea che il gioco preferito dei bimbi delle famiglie grandi possa essere litigare per il gusto di litigare e poi fare la pace. Ma il fratello che ha la chiave non si fa vivo. Passano i giorni. Oggi ha un impegno, domani pure. Improvvisamente parte per un posto non meglio precisato della Francia. Va da suo fratello e poi scompare, non risponde più a telefono (se lo sarà perso!), non si sa dov’è finito, non si sa più nulla e mentre i giorni continuano a passare non posso fare a meno di rimuginare, ma anche di sorridere – sorridere, sì - per come sono fatti gli arabi. Eh sì, gli arabi. Loro ti darebbero il cuore, se lo strapperebbero dal petto e te lo regalerebbero proprio, è così. Ma poi se ne dimenticano, non lo fanno a posta, si dimenticano che esisti. E se ne partono per sempre con la chiave del tuo appartamento, senza dirti chi era il proprietario, a quale indirizzo puoi rivolgerti o che numero chiamare. Niente di niente. Se ne partono e non ti fanno sapere più nulla. Ecco, fanno cose così, gli arabi. Ed è del tutto inutile che tu ti chieda come mai non ci ha pensato a lasciare la chiave nella cassetta della posta, un numero di telefono per le emergenze, l’indirizzo del monolocale, che ne so, il contratto bell’e pronto col mio nome spiaccicato sopra. Qualcosa, insomma. Ma non è colpa sua. E’ il suo – come dire? – “arabismo”, ecco. Una cosa congenita. Una cosa carina, certo, chi dice il contrario, ma anche un po’ così. Fluttuante. Volubile. Inaffidabile.
Passa un altro mese o giù di lì. I bimbi cominciano a sclerare tutti. “E tu non mi guardare! – Lei è cattiva, cattiva... – Mi hai pestato il piede! – A te niente Malabar! – Lui mi picchia!! Picchialo!”. Passano così, i giorni. E intanto si prendono i numeri di telefono delle agenzie spiaccicati sui balconi del Bronx, ci si iscrive ai siti di locazione su internet, si fanno telefonate e sembra davvero difficile trovare casa qua, senza busta paga. Gli affitti sono alti e tutti ti dicono che loro la casa te la danno solo se la tua busta paga è almeno tre volte l’affitto, sennò - poverini – chi gli garantisce che poi paghi? Caparre vertiginose, garanzie improbabili, richieste astrofisiche... Ad un certo punto mi sono chiesta se davvero tutto questo avesse un senso, se non fosse meglio trovare altre soluzioni – e io ce l’avevo altre soluzioni, potevano essercene a bizzeffe di soluzioni, no?
E’ che, quando non hai un punto di riferimento, un marito con cui sentirti a riparo, una famiglia al completo di cui sentirti parte, spesso ti mancano le prospettive. Potresti buttare tutto all’aria in ogni momento, questo potresti, e partire per un’hijrah o per un altro posto qualsiasi.
“Perchè qui? Perchè adesso?” Questo ti chiedi, se sei tu da sola. Tu e dei bimbi a cui dare tutta la sicurezza che a te manca e che non sai dove andare a prendere.
A volte fa bene anche solo credere di averlo, un punto di riferimento. A me, così tremante e incerta su ogni cosa, farebbe proprio un gran bene. La mia vita va avanti a tentoni un po’ come il mio islam e di pari passo. C’è questo però, non so come spiegarlo. So che c’è una soluzione. Che una soluzione c’è sempre, anche quando tu poi ti stufi di cercarla. Che tutto andrà bene. Andrà bene! Che comunque vada, andrà bene. Fai dua’ e certo che tutto andrà bene! Non c’è forza e non c’è potenza al di fuori di colui che tu invochi, quindi – scusa – cosa vuoi che succeda? Andrà tutto bene, sicuro. E se non andrà come tu avresti voluto che andasse, forse andrà meglio, che ne sai tu? Che forza hai, tu?
Poi una sera – Allah è grande! – non si sa come, mi arriva una chiave sotto il naso. Una chiave! Sì, sotto il naso. La chiave dei miei 10 mq di monolocale mansardato al sesto piano senza ascensore, con le mattonelle colorate dappertutto, intervallate da pareti rosa decorate di – ehm... – arabeschi, chiamiamoli così. La mia mansarda, la nostra casa. A 40 minuti in autobus dal Bronx e quel che è più grave dalla scuola, ma con dei vicini meravigliosi e un gatto che gironzola sui tetti e di tanto in tanto salta giù anche da noi, per la gioia del Fioremio e pure mia, così ci ho la rivincita sulla mia mamma che da quando siam partite si è messa il gatto in casa, per far venire ancora più voglia di tornare alla nipote, fa che non aveva abbastanza nostalgia, non sia mai!
Un posto nostro. Un posto dove sistemarsi e restare. Un posto nostro. Un posto quasi su misura, con le mattonelle colorate, intervallate da pareti rosa decorate di arabeschi, ma si può? Proprio un posto nostro, guarda! C’è da ringraziare in 3000 sujud e mettersi a piangere di commozione per un anno intero! Allahu akbar, Allahu akbar, Allahu akbar e 3000 volte Allahu akbar! Ecco!
postato da: ksakinah alle ore 23:37 | Link | commenti (5)
categoria:intimerie, nizza a colori
lunedì, 30 novembre 2009
logo_pole_emploiLa prova schiacciante che la puntigliosità francese non è per niente garanzia di una burocrazia efficiente l'ho avuta oggi, al centro per l'impiego. E' la terza volta che cerco di iscrivermi. ogni volta mi dicono che devo presentarmi per un randez-vous con un loro consulente e quando mi presento il mio nome non risulta da nessuna parte. "Ma lei si è iscritta, madame?" E intanto passano mesi.
Non si può continuare così. Fiore mio si è persa pure gli occhiali per la terza volta, ma questa volta non abbiamo idea di dove siano finiti e pare proprio che mi toccherà ricompraglieli al volo, senza nemmeno il contributo dell'assurance maladie.
Insomma, qua ormai ci vuole un lavoro, ma non è per niente facile capire le dinamiche di un luogo. Ci vuole tempo, dicono. Ma forse bisogna anche iniziare a muoversi, no?
E le scartoffie, poi. La mia burocrazia francese è tutta meravigliosamente catalogata in un raccoglitore nero, però nonostante tutto continuo a confondere un ente con l'altro, un indirizzo con l'altro e a volte mi sembra di non avere idea di cosa ancora mi manca e cosa ci ho.
E ancora. Lezione di francese, lezione di corano, lezione di arabo. Presa di coscienza che, a parte le parole delle sure strorpiate, i versetti saltati e tutto il resto delle cose che non vanno nei miei riti di adorazione, c'è che mi mancano almeno sei o sette lettere, lettere arabe che per me non esistono proprio e come si fa a recitare un versetto così. La mia salat continua ad essere tutta da rifare ed io mi sento come paralizzata, nonostante le lezioni e la presa di coscienza.
E' che ad un certo punto non vai più avanti. Ti areni e basta, perchè la vita deve proseguire lo stesso. Anche se tu non riesci ad imparare e non riesci a ricordare e ti senti come un'onda in balia del vento e non sai come fare a tenerti salda alla sabbia.
E' che ad un certo punto devi metterti in mente che, per mantenere questo stato di cose, per tenerti aggrappata a tutto quello che hai conquistato (alhamdulillah) con tanta fatica, ci vuole stabilità. Stabilità emotiva.
E quindi non puoi continuare a cercare la perfezione. Devi fermarti a respirare, a fare il punto di quello che c'è veramente, dimenticandoti di quello che dovrebbe o che potrebbe essere.
Alla fine anche la mia amica "Uragano" l'ha capito. Ora mi manda messaggi del tipo: "propongo i miei servizi a domicilio, broshing 10 € piega 12 € colore 20 € meche 25 € hennè 7 € depilazione delle parti del corpo che si è autorizzate a mostrare da 7 a 25 € pilling e massaggi ai piadi 12 € e fate girare il messaggio". Ingegnosa, no?
postato da: ksakinah alle ore 18:13 | Link | commenti
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione, nizza a colori
domenica, 29 novembre 2009
Quest'anno gli auguri dell' 'id al Adha avrei voluto farli correlati da foto davvero troppo "etniche" e le avevo fatte pure, eh! Però, tra virus, computer che non funzionano, chiavi infette e quant'altro, alla fine le foto non ce le ho qui nell'hard disk per appiccicarle qua proprio adesso.
'id mubarak comunque e spero abbiate passato un momento meraviglioso, almeno tanto quanto il mio e quello del mio fiorellino brillante!!! Mashallah! che Allah accetti.
postato da: ksakinah alle ore 20:55 | Link | commenti (2)
categoria:intimerie, nizza a colori
mercoledì, 21 ottobre 2009
Aveva sposato un tunisino, ma poi hanno divorziato anche loro perchè lui... ehm... la picchiava ed ora ha un figlio con sè e una suocera che abita a Tunisi, di cui nessuno si occupa. Suo marito non era praticante e non si capisce come abbia fatto lei a conoscere l'islam, ma tant'è. L'insegnante di inglese, ora, è musulmana, nonostante tutti e nonostante lui, e di tanto in tanto va in Tunisia insieme a suo figlio ad occuparsi della madre del suo ex e, forse, a sentire l'adhen per le strade.
postato da: ksakinah alle ore 07:55 | Link | commenti (2)
categoria:nizza a colori
lunedì, 19 ottobre 2009
La chiamiamo Uragano. Perchè è così. Quando arriva lei , è come se arrivasse un uragano.
Come molte di noi, è divorziata ed ha una bimba. Dice di essere stata educata per essere una moglie ed ora invece deve imparare da sola ad essere una che se la sbriga autonomamente. Se la sbrigherebbe bene con tutta l'energia che ha! Però pare che islamicamente una donna divorziata dovrebbe vivere della sadaqa della umma. Ehm... In attesa di un secondo marito, credo. Questo nella teoria, forse. Aiutatemi a capire, per favore, perchè io non le so queste cose.
E quindi lei, per un anno e mezzo circa o giù di lì, ha vissuto così, come in attesa.
Ma ora non ce la fa. Non ce la fa più.
Uragano-Sister ha deciso di lavorare. Non sopravvive, così. Il salario garantito non basta, ovvio. E di indossare foulard e qamis mentre lavora, ha deciso, perchè è impossibile fare le pulizie in jilbeb. E si capisce che le rimane difficile accettarlo, ma deve.
E dice, poi anche, che non sopporta più il fatto che il jilbeb sia ormai diventato non più solo un abito, ma il simbolo di un'appartenenza, non alla umma dei musulmani tout court, ma al gruppo di coloro che si autodefiniscono "salafiti".
Ma dai! Ma chi sono costoro?
I "salaf" sono morti, dice. Noi siamo solo musulmani, perchè dovremmo chiamarci in un modo diverso?

postato da: ksakinah alle ore 08:52 | Link | commenti (5)
categoria:nizza a colori
venerdì, 25 settembre 2009
Un'utopia, per i 99 Posse. Ma almeno in quegli anni se ne parlava. Oggi, in Italia sei "ricattato, ossessionato, mantenuto o parassita" ma senza nemmeno avere il coraggio di sognartelo, uno stato sociale. Il massimo che sogni è un lavoro retribuito. Cioè, tu vai a lavorare e poi ti pagano, anche. Meraviglioso, guarda. Ma abbastanza raro, purtroppo. Perchè vabbé, fa niente se un po' ti sfruttano, dai, è normale, fa niente se sei in nero, in stage, cocopro, cococo, occasionale, "tirocinio formativo", volontariato obbligato. Magari prima o poi ti daranno un lavoro vero, questi, a forza di sfruttarti, no? Forse se ti dai da fare, ad un certo punto non potranno più fare a meno di te, giusto?
Intanto chi ti sfrutta, oltre a sfruttarti, ti tiene anche in ostaggio. Ti dice dove votare, ti chiede i numeri di telefono di amici e parenti per dire loro dove votare e, come sempre, poi, finite le elezioni si scorda di te.
In Francia, come anche in Germania e in altri stranissimi luoghi europei, lo stato sociale invece è una realtà e il salario garantito non è solo una canzone da centro sociale.
Non hai un reddito? Non guadagni abbastanza per vivere? Bene, lo stato francese ti aiuta e ti permette di sopravvivere lo stesso. Non ti lascia allo sbaraglio dicendoti :"arrangiati, fatti tuoi!". Non dice ai tuoi genitori e ai parenti più prossimi che è loro obbligo mantenerti anche se hai cinquanta anni e cinque figli a carico, due mogli due cani, un gatto e una tartaruga. Perchè secondo lo Stato Italiano è così che dovrebbe funzionare lo stato sociale. Ci pensa la tua famiglia a te, se sei indigente. Ci deve pensare per forza la tua famiglia. E, se la tua famiglia non vuole, tu gli puoi anche fare causa e la vinci. E non solo i genitori, eh! Se non hai i genitori i parenti più prossimi: zii, nonni, cugini e strazii. insomma, dai, se cerchi bene lo trovi qualcuno che ti mette sulla sua dichiarazione dei redditi, dai, così si prende le detrazioni, però le detrazioni se le prende lui, che ha già uno stipendio, mica te! E te, per far valere i tuoi diritti, devi pagare un avvocato. Ma chi te li dà i soldi per l'anticipo, le spese d'ufficio e di gestione e tutto il resto?
In Francia no. I soldi per i poveri se li prendono i poveri, direttamente.
Anche qui c'è sempre la solita procedura, ovvio. Estratto dell'atto di nascita, carta di identità, dati del tuo conto in banca francese, contratto di affitto. Ti aprono un dossier e vedono se hai i requisiti, oppure no.
Ma se sei proprio povero qualcosa ti danno sempre, magari non ci vivi, però meglio di niente, no?
E così i ragazzi possono andarsene di casa a sedici anni, le coppie si possono sposare, i bambini possono nascere (ogni bambino in più sono altri soldi in più che entrano in famiglia, quindi, scusa, perchè no?) e tutti hanno voglia di farsi la propria vita e la gente non è così frustrata e triste.
Quando sono andata a parlare con l'assistente sociale e le ho detto che avevo vissuto a casa con i miei fino all'anno scorso quella non ci credeva, si è messa a ridere e io non capivo, ma che ne sa lei di quanto è tragica la situazione laggiù, in quel profondo sud del centro-Italia!
E invece, ecco, il salario garantito! Che bella invenzione!! Avere il diritto di staccarsi dalla dichiarazione dei redditi dei propri genitori, senza dover fare ogni anno i salti mortali per guadagnare almeno 3000 euro e un centesimo! Non è meraviglioso? L'indipendenza economica!!! La sogno da quando avevo 16 anni!
postato da: ksakinah alle ore 22:22 | Link | commenti (8)
categoria:pippa e la rivoluzione, nizza a colori
mercoledì, 23 settembre 2009
Musulmana, appuntoTu te ne vai in giro per questo meraviglioso Bronx, in cui i ragazzini si minacciano in gitano, si picchiano in arabo e poi magari fanno pace in ceceno e ti salutano la niqabata e quella senza velo, che se ti ci fermi un attimo a parlare ti dice "alhamdulillah" dieci volte in mezza frase e sprizza gioia e fede da tutti i pori e continui a chiederti com'è, perchè mai poi la fede debba essere per forza trasformata in una cosa così, in una cosa che si può impacchettare e portare a casa, in un elenco della spesa collettivo, in un "io sono migliore di te, perchè faccio questo e quest'altro e tu no", in un "macchè, voi siete salafite!", in un "lei è migliore dell'altra perchè porta il sittar al posto del niqab", in un boicottare e isolare quelli che "la comunità" decide di condannare credendo di "proibire il male" - ma guarda un po'! -, in una demonizzazione dello smalto ( o del piercing o delle sopracciglia) e, insomma, sostanzialmente in un cliché.
Ho sprecato otto anni della mia vita, sopraffatta dalla paura che vivere islamicamente significasse controllare ogni piccolo dettaglio, ogni gesto e ogni particolare, ho buttato via un sacco di tempo così, pensando che tanto non ce l'avrei mai fatta a fare tutto, che no, non potevo arrivarci e che anche se avessi potuto poi me ne sarei ammalata e basta e no, non sarei riuscita ad essere quella, quella lì, quella che volevo io. E come si fa?
E invece, adesso che finalmente sono quella che sono - e sono una e non più due - mi rendo conto che non c'è niente di difficile e - sapete? - anche se io non metto lo smalto e finalmente ora mi velo, non m'importa di chi ha le unghie colorate, si fa le sopracciglia e mette la maglietta stretch, non penso di essere migliore, di aver toccato il paradiso con un dito, di essere arrivata e allora, sì, guardate me, ora vi insegno. Penso che sono quella di prima e come son caduta già, posso cadere da un momento all'altro e che, se adesso riesco a praticare qualcosa, è solo perchè Allah - SWT - mi ha dato la forza di reagire e di rialzarmi e che senza di Lui non sono niente.
E quindi sì. Continuo a leggermi le fatwe, tento di capire, di imparare di più, di sapere e di applicare e mi scervello pure, mi viene spontaneo quando non capisco una cosa o non mi torna e non so che pensare e non so che fare, però non ho nessuna intenzione di trasformare la religiosità in superstizione, perchè voglio essere musulmana, musulmana proprio, musulmana e basta. Ecco, sì. Musulmana. Appunto.
postato da: ksakinah alle ore 00:21 | Link | commenti
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione, nizza a colori
sabato, 19 settembre 2009
eid a coloriDistrutta e felice. Domani inshallah noi due fiori (ehm...) ci alzeremo all'alba (come al solito), ma non sarà per andare a scuola.
Eid mubarak a tutti.
E, se mi riesce, vi offro pure qualche dolcetto in foto, insha Allah!

p.s. Mica capita tutti i giorni di fare da aiuto pasticcera per la preparazione dei dolcetti per l'eid al fitr. Proprio non devo scordarmela domani, la macchinetta!

p.p.s. l'immagine non è mia. Spero mi perdonino i legittimi proprietari, ma mi ci serviva proprio qui, in questo post... proprio quella, eh!
postato da: ksakinah alle ore 23:17 | Link | commenti (9)
categoria:nizza a colori
sabato, 19 settembre 2009
5 penne a biro blu
5 penne a biro rosse
5 penne a biro verdi
5 matite HB
2 gomme
un aguzzamatite con riserva
3 evidenziatori
8 confezioni di colla
1 confezione di pennarelli colorati
1 confezione di matite colorate
1 riga da 20 cm
1 squadretta
1 compasso
3 pennarelli a secco per la lavagna
1 paio di forbici con la punta rotonda
...
e cosi' via.
Insomma, gli scolari in Francia hanno un dettagliatissimo elenco di cose da comprare all'inizio dell'anno che poi si dovrebbero conservare a scuola  e durare tutto l'anno e anche oltre.
Non esiste che te ne vai al supermercato a comprare un numero indefinito di quaderni, tentando di fare una casuale scorta di oggetti e oggettini che dovrebbero o potrebbero servire durante l'anno-non-si-sa-mai. No. Vai al supermercato e compri:
5 penne a biro blu
5 penne a biro rosse
5 penne a biro verdi
5 matite HB
2 gomme
un aguzzamatite con riserva (mi raccomando la riserva, eh!)
3 evidenziatori
8 confezioni di colla (dico 8, eh!)
1 confezione di pennarelli colorati etc.
La francia non è un non-si-sa-mai. Qui programmano.
Ti dicono perfino il numero di pagine che deve avere il quaderno, ti dicono 96, 142 o 196 e tu poi vai e cerchi esattamente il quaderno che ti hanno chiesto e basta. E magari può sembrarti un po' stretto, però è anche molto economico e pare anche un minimo tentativo di frenare gli impeti di shopping compulsivo delle mamme alle prese con l'inizio d'anno scolastico.
Devo ammettere che quando mi sono vista arrivare questo incomprensibilissimo elenco di materiale scolastico ho sinceramente creduto di non farcela ad affrontare l'impresa "acquisto materiale scolastico al supermercato". Mi chiedevo: cosa sarà mai un cahier de texte e che cosa intenderanno mai per classeur souple et fin?
Svelati tutti i misteri linguistici e psicoanalitici del luogo, legati non solo alla scuola grazie al pronto intervento della mitica e ineccepibile Ummzak (sapete di chi parlo, no?), alla fine  l'impresa "acquisto materiale scolastico al supermercato" è stata tutto sommato anche divertente e culturalmente ultra-formativa, visto che adesso tra l'altro ho imparato come si dicono matita, pennello e lavagna: mica male, no?
postato da: ksakinah alle ore 22:08 | Link | commenti
categoria:nizza a colori
sabato, 19 settembre 2009
Anche qui immersa nelle scartoffie, nonostante ramadan. La burocrazia è pur sempre burocrazia e non è colorata proprio per niente, anzi, abbastanza in bianco e nero, generalmente.
Però nella burocrazia i francesi sono proprio strani assai. Che tu debba iscrivere tua figlia a scuola o in biblioteca, qui non vogliono sapere niente: vogliono l'estratto dell'atto di nascita, il tuo documento, i dati del tuo conto in banca francese, il contratto di affitto e l'attestazione di pagamento di una delle ultime bollette di elettricità, oppure nel caso in cui il contratto di affitto non ce l'hai, vogliono l'attestazione di ebergement, ossia di "ospitalità", con tanto di allegato di ultima bolletta pagata dalla persona che ti ospita. Il ché significa che, se uno non paga la luce, i suoi figli non possono più andare a scuola. Ehm...
E nemmeno iscriversi in biblioteca, ovviamente.
postato da: ksakinah alle ore 16:40 | Link | commenti
categoria:nizza a colori
giovedì, 27 agosto 2009
Paul-Klee-Zitronen-102657[1]

Non posso credere di averlo fatto davvero. Scusa, puoi darmi un pizzicotto, non sto sognando, vero?
Il fiore più bello del mondo ed io finalmente catapultati nella città colorata, in un palazzo un po' sgarrupato pieno di gente a colori, in una zona multirazziale, multietnica e multicolorata, in mezzo a gente che si fa sempre e solo gli affari propri, che tu esca in gilbeb o in abito da sera.
Mi sembra di essere appena uscita fuori da un film in bianco e nero e di scoprire per la prima volta finalmente i colori del mondo.
I colori.
Avevo bisogno di un posto così, di un posto in cui non sono nessuno per nessuno, di un mondo in cui non ci sono condizionamenti, ricatti, gente che si vergogna di te appena fai un passo in più, persone che credono di conoscerti più di te stessa e invece si rifiutano categoricamente di scoprire chi sei veramente...
Non ho idea di cosa faremo noi due in questa brulicante città colorata e indifferente, non ho idea e per il momento non mi preoccupo più di tanto. Faccio quello che devo e quello che voglio fisabilillah... Insomma finalmente cammino sulla Sua strada, cosa vuoi che mi succeda?

postato da: ksakinah alle ore 10:37 | Link | commenti (5)
categoria:intimerie, nizza a colori
lunedì, 24 agosto 2009

cascata chateauE`iniziato alla grande il nostro ramadan quest`anno, con una meravigliosa sfacchinata lassù, sul parc du Chateau, il parco più vicino a casa - ehm, si fa per dire "vicino"- tanto che il giorno dopo non ci siamo mosse di casa e sembrava un`impresa anche andare a telefonare al taxi phone appena sotto. L`acqua dell`iftar di sabato sera è stata la cosa più buona che abbia mai bevuto!
Insomma sì, siamo arrivate. E abbiamo già piantato le tende, anche.
Finalmente libera di rotolarmi per la strada con un jilbeb improvvisato, contenta e impacciata come mai, incredula di scoprire che l`islam delle nuvole non sta più lassù, lontano, ideale, sognato e irraggiungibile, ma sta qui, dentro la mia vita vera, qui sulla terra, sulla terra ferma, nonostante tutto e tutti e nonostante me. Mashallah! Davvero molto "karim", questo ramadan!

Foto presa da qui.

postato da: ksakinah alle ore 23:31 | Link | commenti (2)
categoria:metafisica, intimerie, pippa e la rivoluzione, nizza a colori