Firma anche tu la petizione e aiutaci a liberare un uomo innocente
da: http://ummusama.splinder.com/
Una casa in rovina a Liverpool nasconde un curioso segreto: i resti della prima moschea della Gran Bretagna, distrutti da atti di vandalismo.
Ora, la città ha deciso di restaurarla, e di onorare l'avvocato che la costruì.
Il giornalista Michael Savage ha scoperto la sua storia straordinaria…
Il numero 8 di Brougham Terrace a Liverpool è una villetta a schiera abbandonata. La sua facciata imbiancata a calce è sudicia, la sua porta d'entrata è tutta rigata e rigonfia, e le porte di servizio sono coperte di graffiti. I piccioni hanno occupato il tetto. Lo stato dell'interno è anche peggio. Larghi cerchi arancioni di funghi si arrampicano sui muri. Delle tegole rotte sono sparse per terra. >>>
No all’architettura della repressione, classista, barocca, dialettale.
Sì all’architettura della libertà, rischiosa, antidolatrica, creativa.
Arrogante, prevaricatore, sostanzialmente antipatico e… indicibilmente geniale.
Il più grande critico di architettura di tutti i tempi, almeno colui che a mio modesto giudizio merita tale appellativo, si chiama Bruno Zevi.
Sì, Zevi.
Un ebreo.
Un ebreo e pure un radicale.

Zevi era un uomo mingherlino, ma dal carisma possente e dalle idee roboanti, rivoluzionarie, nuove e profondamente interessanti.
Da nessun altra parte, nell’ambito della critica architettonica, ho ritrovato la stessa carica, lo stesso slancio emotivo e uno sguardo ugualmente profondo e originale, ugualmente arguto nel cogliere il mondo da una prospettiva anomala e, proprio per questo, ampia e feconda.
Bruno Zevi è noto per il suo eclatante odio per ogni tipo di accademismo e di “maniera” e per il suo viscerale amore per l’organicismo e l’antidogmatismo architettonico.
In realtà l’ottica zeviana parte da una concezione della storia alquanto “dissonante” e che, pertanto, a molti può suonare raccapricciante. Sgradevole.
Laddove la cultura positivista e darwiniana (quella che spesso ci è capitato di chiamare, forse sbagliando, occidentale) vede una funzione lineare di primo grado positiva (in sostanza una retta inclinata verso l’alto), Zevi vede, nel più semplice dei casi, una funzione di secondo grado fatta di massimi, di minimi e punti di flesso, cioè picchi, cadute e mutazioni improvvise.
Un suo allievo, tale Carmine Benincasa, in un curioso libretto edito da Dedalo, la chiamò “teoria delle catastrofi”.
Alcuni di voi conosceranno questi libretti che parlavano di “Storia e controstoria dell’architettura”, editi, negli anni Novanta, da Il Sapere, che furono messi in commercio dappertutto, al modestissimo costo di mille lire.
La “controstoria” era, appunto, quel file-rouge che teneva insieme le “dissonanze architettoniche” del passato, coniugandole con quelle del presente, nel tentativo – ottimamente riuscito – di dimostrare che certe anomalìe architettoniche contemporanee non sono sbucate fuori dal nulla, ma hanno illustri precedenti nella storia dell’architettura antica: il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina, per esempio, la biblioteca laurenziana e la chiesa di sant’Agnese a piazza Navona.
Non so se Zevi sia un “prodotto della cultura giudaica”, ma so per certo che non può, in nessun caso, essere un prodotto della cultura “greco-latino-giudaico-cristiana”.
La mia è una testimonianza. Appartengo al popolo di Maria ebrea, di Giuseppe falegname ebreo, e del loro figlio Gesù, ebreo circonciso.
Appartengo al popolo dileggiato, perseguitato, schernito, oltraggiato per duemila anni dalla Chiesa cattolica, costante oggetto di nefandezze discriminatorie esasperate durante il potere temporale dei papi.
Poiché ci occupiamo dei problemi della scuola, va ricordato l’atteggiamento assunto dalla Chiesa verso gli ebrei fino a 117 anni fa. Fino al 1870; i vescovi non si sono preoccupati, come fanno oggi, di impedire che gli ebrei uscissero dalle scuole durante l’ora di religione: si sono preoccupati di non farli entrare, di non permettere loro di seguire né le classi elementari, né i ginnasi, né i licei, né le università. Gli ebrei, popolo o razza perfida e maledetta, peggio popolo deicida, non avevano alcun diritto all’istruzione e alla cultura.
All’ora di religione, sì, avevano diritto, anzi non potevano esserne esentati. Ogni settimana in una chiesa vicino al ghetto, erano costretti ad ascoltare una predica diretta a farli convertire al cattolicesimo.
Del resto, meno di 50 anni fa, nel 1938-39, quando i bambini , i ragazzi, i giovani ebrei furono espulsi dalle scuole elementari, dai ginnasi, dai licei, dalle università, cosa fece
(Bruno Zevi, Lo scandalo dell’ora di religione (9 ottobre 1987) in Bruno Zevi, Zevi su Zevi. Architettura come profezia, Ed. Marsilio, Venezia 1993 pp.190-191)

foto da: www.confronti.net
Nell’ambito del dibattito culturale attuale sulla città multietnica e multipolis provocato dal forte processo di immigrazione in atto nelle grandi metropoli occidentali, il problema della convivenza tra le fedi monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo) è assurto a lampante attualità (talvolta anche lacerazione) dei nuovi “modus vivendi”, nella società civile.
Nella certezza che l’architettura di qualità possa fornire un notevole contributo a tale problema mediante la creazione di nuovi “spazi di dialogo”, si chiede al Candidato di proporre un’idea-progetto di un organismo architettonico unitario in grado di essere fortemente rappresentativo, simbolico e rispettoso della ritualità specifica dei propri luoghi di culto (Sinagoga, Chiesa, Moschea) e che costituisca anche una sorta di “Memorial” per tutti i caduti del terrorismo internazionale. (…) >>>
Personalmente il Memorial lo farei anche per tutte quelle persone innocenti che, con la scusa della lotta al terrorismo, sono state ingiustamente accusate, deportate, torturate e violentate, sballottate da un luogo all’altro del mondo con voli segreti CIA e che, a tutt’oggi, continuano a subire tutto questo, senza che nessuno faccia niente.
E' del tutto inutile impastarsi la bocca di belle parole, parlare di dialogo, integrazione, lotta al razzismo e di cose meravigliose. E sono inutili anche i memorial, in fondo, eh!. La giustizia si combatte quando è ora. La memoria non vale a nulla senza l'azione. Non serve piangere sul sangue versato. Meglio non versarne proprio, direi!
Detto questo, sappiate che al Palapartenope di Napoli, nella II sessione degli esami di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto, hanno guardato lontano ed hanno scelto un tema attraverso il quale sarebbe davvero possibile sfatare per sempre il mito dello scontro di civiltà. Qualcosa del genere già esiste, in un luogo che pare sia una specie di oasi di pace, niente poco di meno che dentro lo stato di Israele, di cui – ahiahiahi!!! – non ricordo il nome. Adesso pare che qualcuno voglia riprovarci in Europa. E non è il solo.