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martedì, 27 ottobre 2009

“Vedi quel cespuglio pieno di rose? Che rosa sto guardando?". Io ne indicai una, e lui mi confermo': "E' giusto. Come hai fatto a scoprirlo?". Gli risposi: "Ma che ne so? Sarà stato per caso! Perché c'ho fortuna!". E lui: "Questa è la differenza tra voi e i musulmani: noi, quando accade ogni singolo avvenimento, pensiamo: E' stato per volere di Allah. Invece voi parlate della fortuna...".

La ritrovo su kelebek. E’ un’intervista datata pubblicata su un giornalino femminile islamico autoprodotto. Son passati più di otto anni. Leggo questa frase per la prima volta e sento un brivido. Mi ricordo, un brivido. Sono appena partita per la mia prima hijrah (ehm), leggo e non posso fare a meno di riconoscerci quella verità che di giorno in giorno è  maturata dentro di me nei mesi antecedenti.

Oggi non sono più quella. Non provo più gli stessi brividi, non più gli stessi timori. Conosco più cose dell’islam, è vero, ma non le sento più così tanto in profondità, così forti e pregnanti. Che Allah mi perdoni.  Certo, devo dirlo. E non lo dico perchè uso uno slang e perchè mi piace essere considerata parte di una setta che utilzza dei simboli e un linguaggio e dei codici e degli sneakers, ma lo dico perchè ne ho bisogno, perchè quando lo dico parlo con qualcuno, non sto parlando a cavolo e lo sento dentro e mi viene da piangere e lo dico anche in arabo guarda: Astagfirullah! Perchè sì. E’ così che voglio dirlo. Sperando che mi ascolti, Allah, Gloria a Lui, e mi perdoni davvero. Amin.

Strampalata? Eh, sì, forse sì. Ma più strampalati coloro che certi problemi proprio non se li pongono. E tentano di ridicolizzarli, anche.

Non sono più quella.Dicevo. Nonostante tutti gli sforzi, la religione non invade più ogni mio piccolo pensiero, ogni angolo del mio sentire, ogni piega della mia vita e del mio agire. Però so che anche nel guardare la stessa rosa, può esserci la manifestazione empirica di un ordine trascendente sul quale non abbiamo alcun controllo. Questo lo so e basta, fa parte di me, delle mie certezze. Come le cose che vedi, che senti e che tocchi. La palla è rotonda. Non ho dubbi su questo, tu ne hai? Dio esiste e si manifesta.  Hai dubbi tu?

Certe volte penso che dovremmo innalzare un monumento al relativismo culturale. Beninteso, come forma il più possible pacifica di convivenza tra culture diverse (e come antidoto al dilagante imperativo dell'integrazione), perché per il resto, per quanto flessibile sia la forma menits, certi meccanismi restano incomprensibili. Almeno per me: io continuo a pensare che Allah c'entri poco col guardare la stessa rosa (banalmente, come al solito, trovo che sia un'ipotesi non necessaria - Occam torna sempre utile in questi casi).  La dinamica della conversione e dell'esperienza di fede della ragazza è uguale a quella di tanti altri cattolici (qualcuno legga le interviste o lettere alla redazione di Tracce), testimoni di Geova o evangelici del settimo giorno (tutti peraltro abbastanza apocalittici rispetto agli integrati della massa edonistica e secolarizzata) e ha poco da dire agli altri in quanto dominata da una logica tutta autoreferenziale.

Certo che sì, puoi averne. Di dubbi puoi averne quanti ne vuoi, perchè no? Io non contesto i tuoi dubbi. Non siamo tutti uguali e non siamo tutti musulmani. Ci mancherebbe! A me la mia religione, a te la tua, se ce ne hai una e sennò per me fa lo stesso, eh! Tranquillo.

Mi perdo tra i commenti. L’intervista pare aver destato capacità e competenze psicanalitiche nascoste. Eh sì, dai, mettiamola sul lettino degli imputati ‘sta qua, vivisezioniamola, apriamola tutta, vediamo di che colore sono le sue budella, dai. Una musulmana c’avrà le budella verdi, massì.

Il testo è messo in parallelo con alcune lettere pubblicate su Tracce, rivista nazionale di Comunione e Liberazione.

Lo psicanalista di turno rinviene i seguenti tratti caratteristici comuni:

1) un linguaggio da iniziati;

2) un'enfasi notevolissima sull'appartenenza;

3) la tendenza ad attribuire un surplus di significato a fatti ordinari;

4) una forma di accesso alla verità personale e mai verificabile.

Aggiungerei che spesso (ma non così spesso da poter generalizzare) intravedo una qualche forma di disagio psicologico associato all'esperienza di fede.

Nel complesso (...) ciò che balza agli occhi è  un mondo autoreferenziale, un universo emotivo impermeabile ad un'analisi critica dall'esterno.

Ecco, a dirla proprio tutta io sono stata atea, per un sacco di tempo. E poi agnostica, anche. Ed ho frequentato cattolici, atei, buddisti, testimoni di Geova, neocatecumenti, agnostici, musulmani e maestri di raiki. E di disagi psicologici ne ho visti tanti e seri anche, associati ad un’esperienza di fede alcuni, ma per lo più associati ad un’esperienza di tossicodipendenza, alcolismo, autolesionismo e violenza in genere. Associati al tipico nichilismo di famiglia bene, anche. E anche i ragazzi dei centri sociali hanno un linguaggio da iniziati e anche le comitive dei tredicenni e i politici, per non parlare poi degli economisti e dei medici.

Per quanto riguarda l’enfasi sull’appartenenza, poi, non mi pare che nell’intervista si faccia cenno alla fierezza di appartenere a qualcosa. Amina descrive la sua esperienza come un percorso totalmente individuale. Lei non frequenta tendopoli, campi scuola e meeting, ma se ne sta a casa sua a leggere un libro. Stop.

Il fatto è che è difficilissimo considerarci persone normali che hanno fatto una scelta e che magari scrivono cose più o meno noiose in un modo più o meno colorito. Siamo più comodi come fenomeni da baraccone, mostri deformi, anomalie della natura. Piacciamo di più. Al posto di tentare una psicanalisi d’arrembaggio di una soggetta che lui non ha mai visto e con cui non ha mai parlato, il commentatore farebbe meglio a psicanalizzare se stesso e capire da dove nasce tutta questa voglia di esorcizzare la diversità, appiattendola fino a tentare di annullarla. Dovrebbe chiederselo, davvero, il commentatore, perchè l’islam lo turba fino a tal punto. Ma che c’ha ‘sta religione qua che spaventa a tal punto? Me lo dite, per favore, che c’ha?

Non c'è una virgola nelle risposte della ragazza che testimoni anche vagamante l'esigenza (mi si perdoni la vaghezza dell'espressione) di essere una persona migliore, cioè più buona, più giusta, più comprensiva verso gli altri.
Eh, i misteri dell'islam, vero?

P.s. Mi perdoni, il sig. Val, per essemela presa con lui. Non sapevo con chi prendermela, gli altri commenti sul tema erano troppo privi di contenuto per farci su un post.

postato da: ksakinah alle ore 11:34 | Link | commenti (2)
Commenti
#1    27 Ottobre 2009 - 13:52
 
Grazie. L'ho segnalato tra i commenti al post più recente del mio blog.

Miguel Martinez
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kelebek

#2    02 Novembre 2009 - 11:16
 
Grazie Miguel, spero di riuscire a tornare sul tema appena possibile. A presto. k.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ksakinah

Commenti

categoria:metafisica