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giovedì, 12 marzo 2009

niqabIo lo misi per facilitarmi la vita, il niqab.
Perché sarebbe stato più facile e più accettabile – per gli altri – vedermi rifiutare i baci e la stretta di mano di un cugino, perché così non avrei combinato guai con la mia espressione sempre troppo cordiale e allegra e, forse, mi sarei ricordata di abbassare la voce nel parlare e soprattutto nel ridere.
La verità è che sono sempre stata un disastro, nel comportamento. E’ che sono troppo gioviale e mi scordo le prescrizioni e a volte mi rendo conto anche da sola di avere un modo quasi esplosivo di rapportarmi col mondo. E, quando tento di comportarmi islamicamente, faccio sempre un sacco di pasticci.
Sarà il retaggio culturale, saranno le abitudini, sarà il carattere endemico “forte e gentile”.
Così me lo misi: per auto-aiutarmi a praticare. E devo dire che la cosa funzionò alla grande. Indossandolo ne scoprii tanti altri benefici, ne trassi innumerevoli altre facilitazioni nella pratica e ne compresi pienamente il senso, la rahma.
Ciò che ricordo come un fatto terribile, invece, fu il “ritorno dal niqab”: questo spettro di 40 kg che, pantaloni larghi e camicione, cammina con uno sguardo spento e una perenne sensazione di inadeguatezza, mentre attorno tutti credevano che finalmente fossi stata liberata, che certo ora avrei potuto riprendere la vita in mano, che il peggio era passato. E invece erano tutti ciechi, perché non riuscivano ad accettare che io fossi molto più me stessa dentro quel niqab, piuttosto che dentro qualsiasi altro vestito e dentro qualsiasi altra vita.
Allora non avevo grilli per la testa. Conoscevo un solo grande Islam, che era sostanzialmente l’islam delle italiane che studiano: quello salafita, come lo chiamano o lo chiamiamo. Non sapevo niente di mondo arabo, Ucoii, GMI, Grande Moschea di Roma, Huda, Sbai, Pallavicini e varie e non m’interessava. Non mi preoccupavo dei patetici tentativi di diluire, rappresentare, usare e modellare l’islam per farlo piacere alla gente. L’unica cosa che m’interessava davvero era praticare nel miglior modo possibile e non potevo.
Ora, quella vita appena sfiorata mi pare una cosa lontana e impossibile e tutto ciò che faccio o che tento di fare mi sembra niente e non riesco a capire se è meglio essere fieri di quel poco o pretendere da se stessi di avere il massimo e di avvicinarsi quanto più possibile al “modello”, non riuscendoci comunque e stando male tutti i giorni tutto il giorno, perché per essere così dovresti essere quella, quella che eri, oppure riuscire a rimetterti dentro un niqab e quindi ricominciare da dove hai lasciato.
E invece sono solo una che ci sta provando, o meglio che ci sta riprovando, ma senza le illusioni della prima volta. Una che sa di dover vivere comunque il proprio islam sempre e solo in maniera isolata.
Una che ha bisogno di tempo. Di un sacco di tempo. E di tranquillità.
Una che, come sempre, ha paura di crollare da un momento all’altro, perché l’ideale si trova troppo distante dalla terra ferma e non è immaginando la vertigine che si riesce a spiccare il volo.
E’ che dal niqab non si torna mai veramente, nemmeno quando poi te ne vai al mare in costume  e cerchi di comportarti come se niente fosse, imponendoti addosso la “normalità” degli altri, come se davvero fosse solo un abito – o una pseudo-nudità – l’essenza di quella vita lì.
Dentro di me, nel profondo, ho sempre continuato ad essere “un niqab”.
Che è una cosa che può sembrare abominevole a chi s’immagina che essere “un niqab” significhi essere una persona trasparente a cui non importa niente della bellezza, della cura del corpo e, addirittura, perfino della pulizia.
Che è una cosa pazzesca per chi crede che sotto un niqab ci sia una donna che subisce la vita e non decide niente e che non è capace nemmeno di pensarlo, un discorso sensato, tanto è culturalmente analfabeta ed ebete.
Che è una cosa incredibile, per chi è convinto che il niqab sia uno strumento per annullare la volontà e la personalità delle donne, uno scafandro in cui chiudersi e marcire, la tomba dei sensi e della libera scelta.
E invece no. Per me lo scafandro in cui chiudersi e marcire erano il due pezzi, il toppino, la canotta, l’abitino, i simboli della mia rinuncia alla vita e alla libertà, l’incapacità di poter decidere, l’impossibilità di scegliere.
Eh sì, dovevo apparire solare e felice tutta abbronzata dentro le mie magliette aderenti e scollate. Se ne potevano stare tutti belli tranquilli nel vedermi finalmente così normale e allineata al cliché.
Certo, lo so. Perché una dovrebbe continuare a parlare di niqab, se, per il momento, non indossa nemmeno il velo?
Credo questo sia solo lo specchio del modello che c’ho in testa.
Il fatto è che proprio non mi va giù l’idea di praticare una specie di cattolicesimo arabo in cui al Natale viene sostituito il Muled El Nabi e Souad Massi prende il posto di Joan Beaz.
Però questo poi significa non fare quello che fanno tutti e mettersi lì, ogni volta, a ricordare alla gente che questo è haram e quest’altro pure e questa è una bidà e questo è makrù e non tutti c’hanno la stoffa del gendarme e io men che mai, ché non so fare il gendarme nemmeno di me stessa e figuriamoci degli altri.
Insomma, il modello ce l’ho solo in testa e la mia vita è ancora così, come appesa, in bilico.
Solo una che ci sta provando, sono. E, in tasca, non ho ancora niente.
Nemmeno le briciole.

postato da: ksakinah alle ore 15:12 | Link | commenti (24)
Commenti
#1    13 Marzo 2009 - 14:08
 
assalamu alaykum

non penso sia necessario essere una "poliziotta dell'haram" (come dice il fratello Ali nel suo video "the Haram Police") per essere una buona praticante musulmana. Insh'Allah Allah ti sta dando il tempo per "imparare a ritornare", abbi pazienza. Ai sabireen e sabiraat Allah ha promesso una grande ricompensa insh'Allah (Surah Al Ahzab verso 35)

un abbraccio!
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#2    14 Marzo 2009 - 08:22
 
A me questi sembrano tempi assai cupi, tempi in cui il mondo ha bisogno di cordialità e allegria come di acqua nel deserto.

E leggo: "perché così non avrei combinato guai con la mia espressione sempre troppo cordiale e allegra".
E poi dice che l'islam non è cupo! L'aver tolto dal mondo un altro sorriso allegro e cordiale è un altro dei motivi che me lo fanno stare in solida antipatia.

Altre cose che non mi sono chiare:
- perché ci sia bisogno di un niqab per essere persone trasparenti, pensavo che la trasparenza e la pulizia fossero qualità interiori;
- perché questo "aiuto" alla trasparenza sia necessario alle donne e non agli uomini;
- dove sono finite le infinite sfumature tra la minogonna ascellare e il niqab.

Questo mondo è già abbastanza triste e spaventoso. Vedermi intorno fantasmi neri di cui non puoi cogliere l'espressione e con cui quindi non puoi entrare in contatto, mi intristisce ancora di più.
Io spero, con tutto il mio cuore, che questo islam rimanga la nicchia che è.
utente anonimo

#3    16 Marzo 2009 - 17:16
 
Salam alaykum sorella, salto a piè pari il commento sopra al mio perchè non ho voglia di farmi venire la gastrite questa settimana, spiegando a chi non vuol sentire che, evidentemente, non ha capito niente del tuo post, e mi permetto di farti una domanda stupidina: è tuo il niqab della foto? Magari no, ma chissà perchè ho avuto subito questa impressione.

Salam alaykum, firmato Aisha momentaneamente (si spera) futilina :)
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#4    18 Marzo 2009 - 13:54
 
A me sembra che speri troppo da questo niqab... essere assolti dalla fatica quotidiana di misurarci con gli altri, cercare una misura giusta che non sia tiepidezza, ma neanche rigidità... Entrambe le cose ci vengono dall'esempio profetico... E poi tu hai il dono più grande quello della fede, che hai mantenuto attraverso tante vicende difficili, questo è molto, molto di più del vestito. Dio ti guidi con dolcezza
utente anonimo

#5    19 Marzo 2009 - 08:13
 
Cara Khadi l'ultimo commento è mio, forse mi sono dimenticata di firmare... Salam, un abbraccio Patrizia Khadija
utente anonimo

#6    19 Marzo 2009 - 18:13
 
tanto per curisità, se Dio ha creato la bellezza, perchè negate la creazione seppellendovi in sepolcri di stoffa?
e più praticamente, se Dio vi voleva velate, perchè ci sono le malattie da mancanza vitamica?:
http://www.uaar.it/news/2007/06/27/il-velo-islamico-male-alla-salute/
caposkaw
utente anonimo

#7    21 Marzo 2009 - 16:47
 
swr belle, scusate la lunga assenza!
Veramente ieri o laltro ieri avevo anche provato a rispondere ai commenti uno ad uno, ma poi ho perso tutto e intanto si erano fatte le 13.10 e dovevo correre a scuola.
Quindi vabbé, pazienza... Inshallah mi rifarò viva appena posso. A prestissimo, eh!
p.s. per Capo: ma l'hai letto il post, oppure hai guardato solo la foto?
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#8    26 Marzo 2009 - 11:48
 
Approfitto di questo momento di solitudine e tranquillità per rispondere e salutare. :)

- Ukth1, salem wa rahma sorella mia, c'era una lacrimuccia, sai, quando ti ho letta ;) Baci

-Anonimo del commento 2, nell'eventualità che ripassi da queste parti, ti prego di leggere il post che sto per pubblicare oggi, inshallah, perchè no, l'islam non è mai una cosa cupa e spenta e triste e non hai idea di quanto si possa essere felici e solari dentro un niqab. La riidità che tu poni nel non accettare questa idea ha invece qualcosa di cupo e triste. Rifiutare una scelta profonda, consapevole e motivata: questo davvero mi sembra spaventoso! E orribile. Mettersi davanti un muro e non voler vedere la realtà degli altri...

- swr mia vicina di pianerottolo. No, non è il mio niqab, ma gli assomiglia molto devo dire. Bello, no?
:)

- Alhamdulillah Khadi-patri, finalmente!! Ma che fine hai fatto? E che fine ha fatto il tuo blog??
Sorella mia, sai bene che non voglio esimermi dal misurarmi con gli altri. Ho tentato per otto lunghi anni: tentato, tentato e ritentato, eppure continuo ancora ad avere muri invalicabili davanti a me. E non sono certo io a non volerli attraversare. E' che spesso l'islam non viene accettato e basta e tu puoi anche metterti a fare i salti mortali, a fare infiniti compromessi, inventarti deroghe inesistenti per far contenti tutti quelli che ti circondano, ma non concludi niente, perchè loro non saranno mai contenti di te, a meno che tu non rinneghi la tua fede, ovvio.
Si può essere davvero integralisti nel non accettare l'islam, ti assicuro.
Per quanto riguarda me, sai che amo la purezza religiosa e la ricerca della pratica originaria, ripulita da tutto il superfluo. Però mi piace cercare con cognizione di causa e anche con una certa allegria e in maniera salubre, attenta e metodica.
Credo di aver fatto una specie di minestrone, in passato. Ma inshallah stiamo facendo un po' di ordine, nel frigorifero ;)
Tantissimi abbracci anche a te e spero di risentirti davvero presto, inshallah.

-Capo, scusa, ma l'hai letto il post, oppure guardi solo le foto te?
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#9    29 Marzo 2009 - 00:27
 
Sono l'anonima del commento 2, e ogni tanto passo di qua perché mi piace come scrivi e capisco che sei onesta e limpida in quello che scrivi.
Credo che tu abbia frainteso il mio commento. Io non rifiuto proprio niente. Chi vuole andare in giro velata ci vada (fermo restando il rispetto delle leggi del paese in cui si vive).
Però non pretenda di starmi anche simpatico: finché posso scegliere, preferisco avere accanto, in coda al supermercato, un viso cordiale e allegro piuttosto che un lenzuolo nero. Questione di gusti, che ti devo dire. Che sotto il burka tu sei solare e allegra lo sai tu: io vedo solo un fantasma nero.

elvi
utente anonimo

#10    31 Marzo 2009 - 12:25
 
Eh sì, Elvi, mi rendo conto, non è che non capisco. Però credo che questa sensazione dipenda più da una diffidenza quasi inculcata da media etc.
Una donna con il niqab è solo una donna come un'altra ma tutta coperta: non deve far paura o provocare tristezza. Metà della gente che vive sulla terra non la pensa così, perchè vive in posti in cui donne integralmente velate si incontrano tutti i giorni al supermercato...
Insomma, è un fatto di ottica, non ti sembra?
A presto e piacere di conoscerti :)
(mi piace molto di più parlare con chi si firma... sarà anche questo un pregiudizio!).
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#11    03 Aprile 2009 - 07:58
 
Uhmmmm... non mi convince che sia solo un fatto di ottica.
Con una persona di cui non si vede il volto manca tutta la comunicazione non verbale: non capisco se è sorridente o incavolata, o arcigna, o pensierosa, o altro ancora. E questo, umanamente, spiazza, e toglie elementi utili a qualunque interrelazione.
Poi magari c'è pure chi è abituato a girare per strada spiazzato. Io no.
E poi ci sono un paio di elementi che davvero non comprendo.
Non comprendo come sia possibile "combinare guai con una espressione cordiale e allegra" (parole tue).
Per me un'espressione cordiale e allegra è un dono del cielo, il fatto che possa, in certi ambienti, essere considerata fonte di guai è una cosa che mi mette istintivamente in guardia.
Altra cosa che non comprendo è perché tanto pudore sia richiesto solo alle donne: il controllo sul corpo delle donne è storicamente una grandissima fregatura, e questa è un'altra cosa che mi mette in guardia. Poi, certo, la vostra è una scelta volontaria e non imposta, ma rimane il fatto che è una scelta richiesta solo alle donne: un uomo velato farebbe ridere.

Non so, pensandoci, la scelta del niquab mi pare in qualche modo comparabile alla scelta delle suore di clausura in ambito cattolico: un sottrarsi al mondo volontario, per motivi che solo lo spirito (o la psicanalisi) può comprendere. Sono scelte che rispetto ma che non capisco.

Ti ringrazio comunque per aver capito che non c'è nessuna volontà di polemica da parte mia, solo l'espressione di alcune perplessità.
Ti auguro di cuore di trovare la tua strada, quella che ti metta il più possibile in pace con te stessa e con il mondo. Con o senza niqab. :-)
utente anonimo

#12    03 Aprile 2009 - 07:59
 
Scusa, ovviamente ho dimenticato di firmarmi: il commento 11 è mio.

elvi
utente anonimo

#13    04 Aprile 2009 - 17:53
 
Salam sorella, sono solo di passaggio e vado di fretta ma non ho potuto trattenermi dal rispondere all'ultimo commento. Elvi, carissima, forse non sai che presso i tuareg sono proprio gli uomini a coprirsi INTEGRALMENTE e non le donne e sono musulmani. Gli uomni blu del deserto si chiqmqno proprio cosi' perché di loro vedi a stento gli occhi e niente altro e tu pensa che quando fanno le feste e organizzano i matrimoni l'uomo per attirare l'attenzione della donna e mettersi in mostra si mette i vestiti più belli (non so se ti è mai capitato di vederli ma sono uno psettacolo). Le donne, invece, portano un velo leggero che lascinao scendere sulle spalle (ce ne sono che si coprono di più, ma in generale coprono giusto il minimo islamico). Allora il concetto di "coprirsi= negare la bellezza " e "coprirsi vale solo per la donna" nell'Islam sono equazioni FALSE. Capisco che purtroppo oggi si viaggia molto su quello che si sente dire ma ti consiglierei di ragionare con maggiore obiettività e con dati alla mano veri e provati. Poi puoi sempre restare dell'opinione che a te il niqab non piace, ma resta una questione di gusti. Quello che è importante è cercare di vedere la realtà senza lasciare condizionare dalla pseudo-cultura di massa, allora li' puoi capire e arrivare alla verità, inshallah...saluti
salam wa rahmatullah ukhti, Allah ma'ak (che Allah sia con te!)
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#14    04 Aprile 2009 - 21:10
 
Ok, questa tua precisazione la accetto. Ai tuareg non avevo pensato (e in effetti, su di loro non ne so quasi nulla).
Credo comunque che accanto, in coda al supermercato, non amerei avere neanche un tuareg. :-)

elvi

P.S. Grazie per la traduzione. Avevo iniziato anni fa un corso di arabo ma non sono riuscita ad andare oltre il semplice alfabeto.
utente anonimo

#15    07 Aprile 2009 - 11:39
 
Nelle zone desertiche sia gli uomini che le donne si coprono il volto per evitare che la sabbia gli entri negli occhi e che il sole del deserto gli bruci il volto, e per difendersi dall'harmattan (la terribile tempesta di vento del deserto, specie in arabia, chad, sudan, yemen e etiopia-eritrea). E' paragonabile agli occhialoni da sole + passamontagna che bisogna indossare sulla neve quando si va a sciare per evitare di ustionarsi. Ciò non centra niente con le questioni religiose, è un fatto climatico. In amazzonia dove l'umidità è al 120% nessuno indosserebbe mai un velo sulla faccia, sarebbe contronatura e pericoloso per la salute.
In africa peraltro i veli delle donne sono di solito coloratissimi, e quasi mai neri integrali.
Il velo integrale nero che copre il volto e qualche volta anche gli occhi, magari anche accompagnato da guanti neri, inteso come uniforme islamica, è una cosa recente: magari era anche usato da isolati gruppi di beduini dell'arabia, ma si è diffuso come uniforme nazionale con l'avvento del wahabbismo in arabia saudita, e di conseguenza si è diffuso in altre parti del mondo col diffondersi di questa ideologia (lo troviamo massicciamente in pakistan, bangladesh, egitto, maghreb, cecenia, libano, iraq, palestina e anche fra i convertiti europei...).
Di solito l'uso di questo tipo di indumento si accompagna a politiche di segregazione sessuale: uffici e banche separate, posti nei mezzi pubblici separati, ristoranti con posti per sole donne e sole famiglie, ecc.
Questo perchè la concezione che ci sta sotto è che ogni interazione fra un uomo e una donna non legati da vincoli familiari è da evitare, in quanto fortemente perturbante dell'ordine sociale: anche una sola occhiata o stretta di mano può essere una scintilla che fa deflagrare il fuoco, ovvero il peccato di adulterio o fornicazione. In questa concezione, il corpo femminile è vissuto come fortemente sessualizzato, in quanto ogni sua parte (anche una sola caviglia o un dito smaltato) è conduttrice di messaggi di natura sessuale: se un uomo vede la caviglia o il sopracciglio di una donna, può perdere la testa e lasciarsi guidare dall'istinto sessuale, commettendo peccato.
Il problema è che questo tipo di impostazione, in cui qualsiasi interazione fra i due sessi è potenzialmente generatrice di peccato, non fa altro che rendere ancora di più la donna un oggetto sessuale. E infatti in paesi in cui questo sistema è in vigore, gli uomini non sono più rispettosi delle donne, ma anzi si eccitano alla sola IDEA di una donna, tanto che qualsiasi relazione uomo-donna diventa connotata sessualmente, con uomini che tentano di approcciare le donne in burka in ogni modo (oggi il bluetooth è il metodo che va per la maggiore). Donne, fatevi un giro in arabia saudita o nel pakistan se non credete a quello che dico.
La percezione di cosa spinge al peccato è un'idea sostanzialmente interna: se io sono convinto che parlare con una donna è peccaminoso, perchè mi è stato inculcato o perchè lo sento ripetuto 200 volte al giorno, poi se mi capita di parlare con una donna io stesso lo vivrò come una cosa peccaminosa, mi sentirò sporco e in colpa, e quindi alla fine è facile che il peccato lo agisca per davvero. Invece se sono stato educato a rapportarmi con l'altro sesso in maniera corretta, considerando la donna prima di tutto in quanto individuo e poi ANCHE come essere sessuato, e se sono stato educato a gestire le mie emozioni, i miei desideri e a controllare i miei impulsi sessuali, parlare con una donna non mi provocherà il desiderio irrefrenabile di fare sesso con lei, anche se magari le vedo il volto o i capelli (e la stessa cosa vale per le donne).
Secondo la definizione del Corano, quella islamica "è una comunità equilibrata"; le società o i gruppi in cui vige la segregazione sessuale, o gli individui che la praticano, purtroppo raramente sono equilibrati.
Certo, non metto in dubbio che sotto il niqab ci possano essere donne felici, serene, forse anche rassicurate; come può essere rassicurante per altre donne rinchiudersi in conventi di clausura e smettere persino di parlare, dedicandosi solo alla contemplazione. Sono scelte indivduali.
Ma il musulmano non può agire solo sull'impulso delle sue scelte individuali: ha un ruolo e una responsabilità nei confronti della società. E allora, c'è da chiedersi, se vado in giro in velo nero integrale che tipo di messaggio sto lanciando alla società? sto aiutando gli uomini ad avere un rapporto più equilibrato e sereno con le donne ed il loro corpo? sto aiutando me stessa a superare le mie debolezze e le mie difficoltà nel rapportarmi con gli altri e nell'accettarmi così come sono? e che messaggio sto dando a mia figlia? che per avere un rapporto equilibrato con il mondo maschile, bisogna nascondere la propria femminilità sotto metri di stoffa nera, perchè altrimenti questa sessualità esploderebbe incontrollata? Fra l'altro, mi pare che questa ossessione per il corpo femminile portatrice di pulsioni sessuali "demoniche", e il contrasto Vergine santa/peccatrice sia molto più una caratteristica cattolica, con la donna nata dalla costola dell'uomo e colpevole del peccato originale, che non dell'islam, dove la donna è prima di tutto individuo, con diritti e doveri al pari dell'uomo, e poi anche corpo con le sue pulsioni sessuali.

Ripeto, rispetto le scelte personali e non le giudico. Dico però che da musulmana, non ci vedo niente di islamico nel niqab. E niente di romantico.
Scusate per la lunghezza dell'intervento, spero che possa risultare utile e non offendere nessuna.
Pace a tutte.

Salaam


utente anonimo

#16    08 Aprile 2009 - 21:51
 
Pace a te sorella mia, come sai non sono per niente d'accordo!
Specie su quel "Il velo integrale nero (...) è una cosa recente: magari era anche usato da isolati gruppi di beduini dell'arabia, ma si è diffuso come uniforme nazionale con l'avvento del wahabbismo in arabia saudita, e di conseguenza si è diffuso in altre parti del mondo col diffondersi di questa ideologia".
E qui sul fatto che invece fosse diffuso e consigliato ai tempi del profeta* posso citare infinite fonti islamiche, mentre sul fatto che non era diffuso credo che si possano citare solo ricerche di arabisti e orientalisti o intellettuali musulmani di nuova generazione.
E poi, per quanto riguarda la questione del wahabismo, io credo che certe fonti andrebbero semplicemente lette, piuttosto che usate solo come epiteti negativi.
Insomma, su queste cose non siamo d'accordo.
E vabbe', lo sapevamo, pazienza!
;)
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#17    09 Aprile 2009 - 15:45
 
Salaam, ti ringrazio perché hai avuto la pazienza e la voglia di spiegare: più o meno è quello che intendevo anche io.

Al di là di tutto, e da atea, auguro a voi tutte ogni bene.

elvi
utente anonimo

#18    10 Aprile 2009 - 09:44
 
metti pure che si, il velo nero integrale + guanti fosse diffuso fra il 99% delle donne beduine della penisola araba di 1400 anni fa, e che lo indossassero le mogli del profeta.
Metti addirittura che fosse per una questione di pudore e non per questioni climatiche (ma il corano non ne fa cenno, e strano che una religione tanto universale fissi delle regole di vestiario così locali e poco adatte ad altri contesti).
ma tu non hai risposto alle mie obiezioni:
1. tu, che non sei una beduina di 1400 anni fa, che non sei una moglie del profeta, che non vivi in arabia saudita, cosa vuoi comunicare agli altri indossando un velo integrale?
2. tu -che per tua stessa ammissione senti di aver problemi ad interagire con l'altro sesso, perchè sorridi troppo, sei troppo espansiva, impulsiva, vieni spesso fraintesa ecc- credi che auto-escludendoti da questa comunicazione risolveresti il problema?
3. credi che la segregazione sessuale (non avere nessun contatto nemmeno visivo con un maschio che non sia tuo padre, tuo fratello o tuo marito) porti un beneficio alla società? e se sì, come ti spieghi che in società in cui questa è applicata l'interazione fra uomini e donne è ancora più problematica, sessualizzata e conflittuale, sempre associata all'idea di peccato e vergogna?

non sono provocazioni, ma domande poste con l'intento di capire meglio il tup punto di vista.
grazie

salaam
utente anonimo

#19    10 Aprile 2009 - 09:53
 
altre domande: se il corano incoraggia le donne a tenere un atteggiamento sobrio, di pudore, per non attrarre gli sguardi, non ti sembra che vestire col velo integrale in un piccolo paese di provincia sia un modo per attirare su di te gli sguardi, i commenti, la curiosità e anche (purtroppo) la morbosità degli uomini? certo, sicuramente non passeresti inosservata! forse ti farebbero anche piacere tutti quegli sguardi ostili addosso, ti farebbero sentire una credente più "vera",una combattente, ma non credi che questo sia in fondo un desiderio di affermazione dell'ego più che una questione spirituale?

sempre senza offesa ma con la volontà di capire
salaam
utente anonimo

#20    14 Aprile 2009 - 01:20
 
Salem,

ho una domanda da fare a salaam:
sei musulmana, tu?
se sì, allora non hai capito il significato della sciahada! (senza parlare del resto),
se invece non sei musulmana, allora sei sulla buona strada per diventare "magda allama".. ..
senza offesa ovviamente!!
utente anonimo

#21    14 Aprile 2009 - 11:15
 
Salam wa rahmatullah, ora sono di fretta ma mi riprometto di tornare per rispondere a Salaam inshallah, swr
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#22    14 Aprile 2009 - 16:24
 
Assalemu aleykum, scusami Salaam per non averti ancora risposto, ma come sai non ho internet a casa e le questioni che sollevi non si possono liquidare su due piedi con un commento sbrigativo.
Per questo non ho gradito il commento n.20, che mi pare solo una inutile provocazione.
Quindi mi copio un attimo i tuoi commenti e me li porto a casa, così me li rileggo con calma e inshallah scrivo cosa ne penso.
Un abbraccio.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ksakinah

#23    14 Aprile 2009 - 18:48
 
io ho semplicemente espresso la mia opinione, e l'ho anche motivata (almeno mi pare) in modo articolato. chi mi definisce infedele o magdi allam, anch'egli (o anche lei) esprime una sua opinione, sebbene sotto forma di attacco personale. non mi dispiace tanto per l'offesa in sé, quanto perchè non essenso articolato, questo commento non consente nessuna risposta, tranne sotto forma di un altro attacco personale (ma non è il mio stile). quindi se la persona che mi accusa di essere una magdi allam potesse motivare le sue opinioni e rispondere alle questioni che sollevo, forse anch'io potrei imparare qualcosa.
daltronde i miei contributi in questo blog non hanno come scopo proclamare il grado di "musulmanità" mio o altrui, ma semplicemente esprimere le mie opinioni su quanto scritto da khadi. nel caso del niqab, dato che khadi stessa ha scritto più volte su questo argomento e sempre (a mio parere) associandolo al suo non sentirsi adeguata come donna e come musulmana, volevo soltanto cercare di capire meglio.
pace a tutti.
salaam
utente anonimo

#24    15 Aprile 2009 - 16:26
 
salam atutte, ecco torno al volo, abbiate pazienza, e mi dissocio dal commento n 20 perché non è costruttivo. Anch'io come Khadi ho diverse riflessioni da fare e non le posso postare in un commento sbrigativo, quindi ti rimando, ca ra Salaam, al blog di Thekra "cosecosi'" dove postero' stanotte inshallah, quando la mia piccola tribu' mi lascerà un po' di tempo, un post sull'argomento, che merita approfondimenti, soprattutto quando qualcuno li cerca. INSHALLAH.
SALAM
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