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venerdì, 07 novembre 2008
A dire il vero mi scoccia abbastanza raccontare sempre e solo  i fatti miei. Se lo faccio, è per spiegare come vanno realmente le cose quaggiù sulla terra ferma, lontano da quel mondo in cui mitiche eroine niqabate combattono contro i kuffar per difendere i propri diritti di donne velate, casalinghe e contente, privilegiandosi di ricercare la perfezione nella loro pratica. Insomma, a me piacerebbe molto di più raccontare i fatti di tutte e non solo quelli miei, ma raccontarli bene, con criterio e veridicità. In fondo i fatti miei sono molto più noiosi di quelli di altre sorelle e anche meno esplicativi e per niente rappresentativi, ma che ci posso fare? Io sono convinta che anche lassù, in quel luogo lontano e apparentemente inavvicinabile, in mezzo alle nostre mitiche eroine niqabate, ci sono migliaia di cose quotidiane, umane, meravigliose e comprensibili da raccontare su un blog che si propone di far conoscere l’islam vero – e quindi “vissuto” – alla gente.

Da queste parti, invece, lungi dal denigrare la Vera Religione, quella della Sunna, degli hadith, dei libri e delle traduzioni,  a causa di una delusione o di una sofferenza, si fa quel che si può per stare a galla, nonostante la delusione e la sofferenza, ci si ritaglia i pezzettini possibili, perché l’intero è precluso, inaccessibile, si prende quello che si può e ci si sforza di capire quali sono le priorità, perché tutto no, tutto non si può fare. E’ fuori discussione. E tentare, anche solo tentare, non fa che spezzarti in due, stracciarti l’equilibrio, violentarti emotivamente ad ogni nuovo tentativo. E si racconta, da queste parti, quello che succede tutti i giorni, tutto (ehm… quasi eh!), anche le cose che non si dovrebbero dire, perché poi che figura ci fai?

Ma che me ne importa, dai. Non si può continuare a raccontare l’islam alla gente parlando per codici incomprensibili, per versetti e frasi fatte e basta. Tra noi magari possiamo pure capirci, ma non siamo un circolo ristretto, un club o una setta iniziatica e farsi capire dagli altri non è haram, sconsigliato o condannabile, anzi. Poi, a forza di fare sempre e solo quelle che si adeguano a un copione, si finisce che non ci si capisce nemmeno tra di noi.

“…Andavo in giro con un bosco al posto delle sopracciglia, indossavo gonnone e camicione, facevo la figura della cretina ogni qualvolta conoscevo una persona nuova perchè se sei maschio non ti posso dare la mano, non mettevo piede in un bar manco per comprare il gelato a mia figlia e se lo facevo poi ci stavo male un mese, giravo con gli occhi abbassati per non incrociare lo sguardo degli uomini, mi leggevo tutti gli ingredienti di ogni alimento e se andavo a cena da qualcuno magari mi alzavo dal tavolo prima se c'erano sul tavolo maiale e vino, generalmente non ci andavo proprio, a cena, o al cinema, o al mare, o alla festa di tizio e vivevo come uno zombi sognando il momento di diventare velata e islamicamente maritata in modo da non avere più la necessità di fare una vita normale senza cose haram dentro. Ora, non me lo sono inventato io ieri mattina che noi non si va al bar, non si dà la mano agli uomini, non si sta nello stesso tavolo in cui la gente sta bevendo vino e poi non si va dall'estetista, a meno che non sia musulmana, non si indossano gioielli se non sotto i veli e potrei continuare all'infinito con l'elenco delle cose. Ci sono miliardi di hadith su tutte queste cose …“

Lo so che non vi sembra un grande sforzo, lo so che non vi pare alienante vivere così, perché è la vostra vita di tutti i giorni, quella che avete scelto e che fate tranquillamente, magari da anni. Ma la vostra è una vita con un contesto – una famiglia, una comunità, un marito, un riferimento – mentre la mia è una vita da marziani. Forse è questo ciò che da sempre sfugge e continua a sfuggire a chi ha fatto il grande salto e poi non è più tornata indietro, perché – alhamdulillah – gli è andata bene. Esistono i confini e non sempre sono luoghi di passaggio che si attraversano in un attimo. Spesso sono luoghi in cui si resta, in cui si abita, in cui ci si ritrova o si decide di stare.

Il confine è un luogo che si trova tra due mondi, un luogo con un sacco di finestre per guardare e parapetti bassi, da cui è possibile saltare di qua o di là da un momento all’altro. E’ un luogo pericoloso, il confine, un luogo che ti fa sentire straniero, escluso, rifiutato e solo comunque, un luogo che ti toglie l’identità e ti appanna la vista.

Ma è anche un luogo che ti permette di scegliere con criterio, il confine. Chi non ci passa – e non ci sosta – è destinato alla vita che ha o a quella che ha scelto impulsivamente in un solo momento, seguendo un istinto fugace. Chi ci abita passa ore, anni, a guardare i due mondi dall’alto e a desiderare ora questo, ora quello, ora quello, ora quello fino a sapere esattamente cosa vuole, magari senza avere il coraggio di volerlo completamente , proprio perché ha visto.

(Continua).

postato da: ksakinah alle ore 14:28 | Link | commenti (5)
Commenti
#1    08 Novembre 2008 - 00:50
 
Col Nome di Allah il Clemente


Appoggio il tuo discorso sorella e comunque sai le mie posizioni ferme e critiche su certi atteggiamenti esteriori che sono assai criticabili e a volte anche bidà.
Allah (SwT) a tutti noi ha dato una Religione perfetta il Profeta (sas) spesso diceva "Islam religione facile".
Bisogna ancora una volta sottolineare il fatto che il credente e' responsabile dei suoi atti di fronte a Dio, e che percio' nessuna azione che possa fare deliberatamente del male ad una persona e' tollerata (compreso il male spirituale) Il musulmano crede fermamente che, un giorno, dovra' dare conto delle sue azioni a Dio e, quindi, resta sempre in equilibrio tra l'intenzione sincera di fare il proprio meglio e la possibilita' di non appesantire inutilmente la vita quotidiana con regole insormontabili come molti spesso fanno , io per esempio la mano la dò ai non musulmani/e primo perchè qui in Italia è segno di educazione , poi spesso i rapporti di lavoro iniziano cosi e perchè il non farlo con le persone che capiscano tale gesto ci pone già in antipatia e pregiudizio presso di loro , sopratutto le donne è ovvio che alle musulmane basta un salam aleikum , senza alcun contatto.

Hafiz
utente anonimo

#2    08 Novembre 2008 - 15:50
 
una cosa non capisco: se davvero pensi che velarsi fino agli occhi e fare la casalinga che prega 12 volte al giorno e sa tutti i versetti a memoria sia così interessante, o così rassicurante, o così spiritualmente appagante, beh, perchè non lo fai? se davvero pensi che quella vita sia "piena di cose quotidiane meravigliose, umane, e comprensibili", perchè non la vivi appieno anche tu, invece di invidiarla alle altre?
e se invece in fondo la ritieni una vita finta e alienante, perchè l'hai provata e sai instintivamente che è così, perchè struggersi dietro a delle chimere? non è abbastanza piena e bella la vita, anche senza doverla delimitare dentro gli steccati di un'identità rigida e spersonalizzante? o forse è proprio la bellezza della vita che il signore ci ha dato a fare paura?
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#3    09 Novembre 2008 - 04:41
 
salam aleykum

parlare di Islam non solo per versetti e racconti di sunna e' l'altra parte della spiegazione del perche' l'islam.., apporggiare le proprie esperienze sulla mente degli altri rende un poco piu' comprensibile la religione a chi di questa religione non ne conosce il senso..,
Ognuno vive l'islam che piu' gli/le si addice.., chi si copre completamente e chi non lo fa.., chi prega tantissimo e chi prega meno.., la cosa che a me piace particolarmente e' questa unica idea che ci accomuna., la fede in un unico Dio.. la fede nel Sacro Corano come Sua parola.., il sapere che c'e' il giudizio che ci aspetta., che ci sono giardini che ci aspettano.., dando noi stessi nel credo e aspettando impazienti quando il giorno decretato si avverera'.., questo e' importante.. con le nostre debolezze paure ricordi.., Allah(swt) e' la cosa piu' importante e questa e' la cosa piu' importante.. il resto discussioni .. che ci uniscono o ci dividono..
inshallah ci uniscono.. inshallah..
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#4    10 Novembre 2008 - 20:21
 
"Siete delle babbione invasate. Ancora con questa distinzione tra kuffar e “credenti”. Non sapete rispettare le persone in quanto tali anziché considerarle in base alla loro fede religiosa? Poi dite che gli occidentali sono razzisti. Quando delle cretine, patetiche invasate, parlano dei loro connazionali e di tutti i non mussulmani in questi termini che cosa vi aspettate? Anche per noi, voi che seguite un profeta (n.d.b. ...beep - solite bestemmie squallide della solita gente che scrive questo genere di commenti) siete delle poveracce ma la distinzione finisce qui. Siete comunque esseri umani che professano un’altra fede. Siete madri, cosa insegnate ai vostri figli? Che siamo dei kuffar, quindi da non rispettare? Povere stupide. Lora"

La redazione ringrazia Lora per lo sgradito e piatto intervento. Tra l'altro fuori tema. E ricorda che questo blog censura qualsiasi bestemmia contro la religione islamica. Grazie.
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#5    12 Novembre 2008 - 11:30
 
@Salaam: bella domanda! Contingenze momentanee a parte, fino a qualche anno fa ero straconvinta di voler tornare a fare quella vita prima possibile. Volevo tornarci e basta e non pensavo ad altro. Poi ho iniziato ad allontanarmi da quella idea, perchè essendo da sola con la bimba la vedevo una cosa lontana e irrealizzabile. Ho iniziato a rassegnarmi, a pensare che sia possibile vivere un islam del cuore, anche in un contesto non islamico. La mia critica non ha mai riguardato le modalità esteriori in toto, ma il rapporto tra l'esteriorità e la profondità della fede, che non sempre vanno di pari passo, anzi. Ovviamente, però, non si può generalizzare. Il problema concreto personale che sto incontrando, invece, è che un islam che non deve vedersi all'esterno pian piano annienta la pratica. Diventa tutto difficilissimo, anche le cose basilari - come la preghiera in orario, il digiuno, l'andare in moschea - diventano scogli insormontabili.
A me non importa molto dell'identità. Non m'interessa l'essere musulmana come membro di un gruppo. Però mi rendo conto che, se in questi anni ho mantenuto un filo tra me e l'islam, non è stato solo per il cuore, ma innanzitutto per le azioni, per quel poco di pratica che sono riuscita a tenermi appiccicata addosso.
Però è stata una lotta continua. Quotidiana.
E comunque, nel mio contesto, continuo ad essere un'aliena lo stesso. Perchè non bevo alcol, non mangio maiale, non esco la sera con le amiche per fare "le serate" etc.
Eh.
Vedremo come va a finire.
forte abbraccio.
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