C’è anche qualcosa di positivo nell’aver avuto una vita difficile. Non so se è così per tutti, forse no. No, effettivamente non è così per tutti. E mi dispiace per loro, ma non posso farci niente. A me le esperienze brutte hanno fatto bene. Per un sacco di tempo non è stato così nemmeno per me, devo ammetterlo. Però io non sono mai scappata da me stessa. Ho fatto sforzi madornali per guardarmi vivere dall’esterno, come fossi un’altra. “E, se fossi un’altra, cosa dovrei fare adesso?”. I lati oscuri della propria anima si scoprono solo nel momento in cui riusciamo a guardarci vivere dal di fuori. Solo staccandoti dalla tua vita, dal tuo soggettivismo, riesci a capire cos’è davvero giusto per te, cosa ti fa star bene. Perché star bene è una cosa oggettiva. Per star bene devi scordarti gli urli, le botte, le tragedie familiari, la giungla metropolitana, il maschio-padrone, la lotta, le eresie, le condanne gratuite. Devi rinascere ogni volta, per star bene. Devi rinascere ogni volta, perché una diritta via cristallizzata non è mai quella giusta e questo dovrebbe essere ovvio. Per chiunque.
Poi non è detto che la vita che scegli – o che sceglieresti se e solo se – stia là ad aspettarti, anzi. Non devi nemmeno costruirtela, la vita che sceglieresti se e solo se. La vita che sceglieresti è una possibilità che incontri per la strada, una delle tante. Una prova, una chance, un’occasione. Quella giusta-giusta per te. Quella alla quale non puoi dire di no, senza perderti.
Ma non basta il tuo sì. Siamo anime fuse e confuse in un unico marasma materico e dire di sì da soli non serve a molto, fin quando si resta quaggiù. Incocciare con il tuo “sì” senza riserve non è che un capriccio. Diventa un capriccio: una cosa che ti distruggerebbe solo, se la lasciassi fare.
E così, se avere una vita difficile ti è servito appena un po’, non ti metti a sbattere i piedi per ottenere con qualunque mezzo ciò che credi ti spetti di diritto per decreto divino, ma ti scanzi e lasci che le cose del mondo continuino a fluire come hanno sempre fatto, tutt’al più rammaricandoti perché non a tutti è dato di riconoscere le cose belle e di poterle o saperle vivere. E vabbè. Si arrangino. Ecchecavoli!
Noi, qui, ci prendiamo il mondo con calma e lo guardiamo fluire, prendendoci quello che viene con criterio e senza affanni. Credo sia una delle strane meraviglie del sapere quello che si vuole, del sentirsi puliti, dell’andare avanti diritti, cascasse il mondo.
Non è male per niente. E’ una cosa scientifica, a ben guardare, l’esistenza.