Fino a sette anni fa li passavamo sempre insieme. Tutti i Capodanni della vita, a partire da quale non so. Li ricordo in ordine sparso e credo di averne dimenticati tanti per la strada. Ma ti ricordi? No, certo che no! Forse qualcosa. A Pietracamela dentro una casa senza riscaldamento e senz’acqua, con la neve fuori e l’acqua ghiacciata della fontana cittadina, quando fare i naufraghi per finta non andava di moda per niente e noi lì a fingerci sopravvissuti e a scaldare l’acqua con la pentola per lavarci qualche volta e manco tanto. Al Livello a Bologna, quand’era ancora in mezzo alle stradarelle a fianco a via Zanardi, o, più tardi, a Roma, prima in cerca di un rave e poi – felicemente rassegnate – in piazza del Popolo, che c’incontri mezz’Abruzzo. E ogni volta era una specie di strafare, ma pure un come niente-di-che e non credo che se ne farà mai una ragione, la mia amica del cuore, che oggi le cose stanno davvero così, per me, e non c’ho voglia se non è una roba di torte, tisane e latte intero di giornata, se proprio dobbiamo esagerare, eh!
-Torte e tisane, sicuro!
Fortuna che sono mamma, così è più facile “fare la chiova”[1] con nochalance. Perché per una che tanto normale non è stata mai, diventare quasi-normale può sembrare una catastrofe davvero e il niqab era quasi accettabile a confronto, davvero!
Così me ne sono stata beatamente a casa, ché non c’avevo voglia nemmeno di farmi i km per andarmi a mangiare la lenticchia a Spoltore con loro e mi devo ricordare di telefonare, almeno. Magari ci si vede il week-end, visto che sono mesi già che non ci si vede più.
[1] Termine abruzzese che designa una persona particolarmente noiosa e statica, in analogia ad un chiodo infisso nella parete.