-Ma senti, anche se lui in tutto questo tempo non si è mai fatto vivo, non possiamo chiamarlo noi? Io non lo voglio un altro papà, io voglio mio padre, quello vero. Vorrei che lui tornasse e che voi due vi risposaste. Anche se non andavate d’accordo, che fa? Tu avresti potuto rimanere con lui, così almeno io adesso ce l’avrei un papà!
Nella vita ci sono cose che non vogliamo sentire e non vogliamo sapere. Noi le rifiutiamo e facciamo in modo che chi ci sta vicino se le tenga dentro per sempre e le trasformi in mostri famelici capaci di far loro del male, intanto però stiamo bene noi.
Poi paghiamo assistenti sociali, psicologi e psicanalisti affinchè la persona che abbiamo costretto a mettere tutto dentro fino a scoppiare non scoppi e se la cavi. E invece no. Poi non se la cava lo stesso.
-Ma possibile che non ce l’abbiamo un numero di telefono, un indirizzo, un modo?
Certo che sì, quattro indirizzi e-mail, due numeri di telefono, un indirizzo civico. Ma io faccio la vaga. Ehm..
E invece parlo con mia cugina che fa l’educatrice e mi dà il numero di un’assistente sociale o psicologa, non so. E quindi, una volta a settimana, per dire, io e il fioremio ce ne dovremmo andare a parlare con una signora in grado di convincerla che è meglio che lei e il suo papà non si incontrino, perché le farebbe solo del male. E questo dopo aver speso ben sette anni a convincerla che no, che lui con me non è stato un marito ideale, ma che con lei chissà potrebbe essere diverso e che sì, sicuramente le vuole un gran bene, e come si fa a non volergliene?
-Ti adorerà, piccola mia, sono sicura. Inshallah ti vorrà un gran bene.
Intanto il barbuto integralista barese, dopo esser passato alla shia, ha ricominciato la solita vita di sempre nel kufr, convinto di essere l’eletto, il madhi, il messia o peggio un semi-dio, pensa te!
E quindi oggi è questo il tipo con cui mia figlia dovrebbe aver a che fare, suo padre, la persona con cui lei ha il sacrosanto diritto di avere un rapporto, a prescindere da quello che voglio io e anche a prescindere da quello che vuole lui.
Ma io non voglio prendermela questa responsabilità, non sopporto l’idea che lui possa farle del male, possa dirle cose brutte o condizionarle la vita. Non ce l’ho questo coraggio, questo sangue freddo, questa capacità di guardare le cose dal di fuori, come se lei non fosse mia figlia, come se lei fossi io e mi venisse impedito di vedere mio padre e anche di conoscerlo, semplicemente conoscerlo e parlarci a telefono e anche di scrivergli…
Ed ora, che faccio?
Adesso che riesco a vedere le cose a distanza e con una certa obiettività, mi pare che sia stata davvero un’ottima idea decidere ad un certo punto di mettermi a scrivere esclusivamente dei fatti miei, che in realtà non sono mai stati solo miei.
Finalmente mi pare di aver rimesso a posto la matassa e non m’importa più nulla della poca esemplarità della comunità islamica italiana, della rappresentatività dell’islam, di quello che si dice nei convegni, degli sconti, delle teorie, di quello che fanno i musulmani nella loro vita privata, dell’enorme distanza che c’è per tutti noi tra teoria e prassi, della ummah come ammortizzatore sociale che ha il dovere di risolvere i problemi di ogni singolo musulmano…
So solo che mi sono stufata di sentirmi “come paralizzata” e che io l’islam lo voglio vivere. Come posso, certo, ma anche come devo e sempre di più e sempre meglio, se Allah SWT mi aiuta.
Anche per me questo momento non è altro che un nuovo fajr, una shahada che si rinnova ogni giorno e alhamdulillah poter riuscire ogni giorno ad avere il coraggio di rimettersi in discussione completamente, distruggersi di nuovo, autocondannarsi, certo, per poi pentirsi e rinascere, come si rinasce purificati dopo ogni gusl, come si rinasce dopo ogni shahadah nuova e dopo ogni preghiera e dopo ogni conferma della propria certezza di fede.
La sconnessione mobile mi sorprende in un momento altrettanto mobile e felice. Fioremio che cerca d’insegnarmi l’arabo facendomi gustose ed improbabili traslitterazioni, un ambitissimo (ambitissimo solo da me, guarda) lavoro “halal”* andato a male nonostante i super-dua’ e qualcuno che di colpo si ricorda di pagare una prestazione tecnica professionale, così, per sbaglio.

E’ meravigliosa la vita, no?
*vabbe’, si fa per dire halal, già stare fuori casa 6 ore al giorno per un importo iks (X)scleri, altro che halal!
Quello che vorrei ora è semplicemente starmene in casa, avere più tempo per me e per la piccola e per l’islam, e così nemmeno il velo sarebbe più un problema, tanto chi ti vede? E forse era proprio così che doveva andare. E menomale che, anche se noi incocciamo con le scelte sbagliate convinti che siano quelle giuste, poi c’è Chi pensa a ristabilire le cose. Almeno l’intenzione era per Lui. Che la accolga e ci dia qualcosa di ancora migliore, qualcosa che ci permetta di andarGli incontro correndo. Finalmente, correndo. Perché è proprio ora di correre, guarda!
Sudatissima connessione “fino a” 40 k, come si dice. Mega 50 ore, che significa che se ti connetti cinque minuti hai già perso mezz’ora, perché gli scatti vanno di mezz’ora in mezz’ora, ma questo io ovviamente non lo sapevo e tenta di qua e tenta di là, se ne sono andate già dieci ore così, giusto per capire perché qui non mi si connetteva niente.
Poi non ho capito, ma dopo altri 50 euro di formattazione e di nuovo riformattazione il problema è stato risolto, ma qui non si connette niente lo stesso. GrazieaDio, va.
Sarei di nuovo on-line, ehm, ogni tanto però, cioè sostanzialmente ‘sta cosa non funziona ed ora mi sto connettendo dallo studio, tanto per cambiare. Forse potrei essere on-line quando gli gira a wind in GPRS e cioè prevedo raramente, ma è pure meglio, ché, a parte le e-mail delle sorelle e le varie ed eventuali scoperte utili che si possono o si potrebbero fare, a stare senza internet si sta che è una meraviglia e una non vuole smettere di goderseli, certi piaceri. D’altra parte, nonostante tutto, non ho ancora terminato di leggere il materiale che nel frattempo mi ero scaricata sul pc e mi sono resa conto di aver salvato davvero il meglio e non certo per merito del mio discernimento filologico, intendiamoci!
Se non fosse stato per motivi di lavoro e pure perché certe volte sento proprio il bisogno di “ricercare”, non credo mi sarei decisa, visto che c’è già il telefonino a prosciugarmi le entrate, nonostante pacchi e pacchetti e offerte di minuti gratis. Però invece eccomi con un ulteriore motivo per perdere tempo e perdere la pazienza, litigando con la chiavetta usb , internet explorer, la clessidra, l’auto-riavvio del pc e la modalità provvisoria.