chi sono
Utente: ksakinah
Nome: khadi
Ksakinah e cioè Khadi Sakinah, quella di an-nisa, ritiratasi a vita privata
Gesti di sorellanza

info e documenti sul caso kassim
Palestina news
commenti recenti
archivio
categorie
links
partecipano

foto recenti
bottoni
  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
counter
visitato *loading* volte
mercoledì, 15 aprile 2009

Sorella mia, Salaam, nonostante il tuo tono appaia abbastanza provocatorio, se non addirittura offensivo, io so che tu non ce l’hai con me, tanto più che in alcune domande ti rivolgi a una tizia in niqab e quindi non certo a me che, come sai, attualmente non mi velo.

Comunque posso benissimo rispondere alle tue domande, perché ritengo questa una questione di ordine generale e non la metto sul personale, altrimenti mi sarei già offesa a tremila e per favore non dirmi che non è il caso, perché imbrattare il mio limpido discorso religioso di oscure e turpi problematiche sessuali pseudo-freudiane è a dir poco oltraggioso e anche fuorviante per chi legge.

 

Le domande che hai posto sono le seguenti:

1. tu, che non sei una beduina di 1400 anni fa, che non sei una moglie del profeta, che non vivi in arabia saudita, cosa vuoi comunicare agli altri indossando un velo integrale?
2. tu -che per tua stessa ammissione senti di aver problemi ad interagire con l'altro sesso, perchè sorridi troppo, sei troppo espansiva, impulsiva, vieni spesso fraintesa ecc- credi che auto-escludendoti da questa comunicazione risolveresti il problema?
3. credi che la segregazione sessuale (non avere nessun contatto nemmeno visivo con un maschio che non sia tuo padre, tuo fratello o tuo marito) porti un beneficio alla società? e se sì, come ti spieghi che in società in cui questa è applicata l'interazione fra uomini e donne è ancora più problematica, sessualizzata e conflittuale, sempre associata all'idea di peccato e vergogna?
4. se il corano incoraggia le donne a tenere un atteggiamento sobrio, di pudore, per non attrarre gli sguardi, non ti sembra che vestire col velo integrale in un piccolo paese di provincia sia un modo per attirare su di te gli sguardi, i commenti, la curiosità e anche (purtroppo) la morbosità degli uomini? certo, sicuramente non passeresti inosservata! forse ti farebbero anche piacere tutti quegli sguardi ostili addosso, ti farebbero sentire una credente più "vera",una combattente, ma non credi che questo sia in fondo un desiderio di affermazione dell'ego più che una questione spirituale?

 

Andiamo per ordine:


1. tu, che non sei una beduina di 1400 anni fa, che non sei una moglie del profeta, che non vivi in arabia saudita, cosa vuoi comunicare agli altri indossando un velo integrale?

Voglio semplicemente applicare un ordine di Dio. Perché non dovrei averne il diritto? Perché mai dovrei farmi condizionare dalla società in cui vivo, da quello che pensa di me il mio vicino o mio zio e privarmi del diritto di farmi i fatti miei, senza nuocere a nessuno? Il niqab non serve a comunicare qualcosa, ma ad applicare un precetto di sunna come tanti altri.

2. tu -che per tua stessa ammissione senti di aver problemi ad interagire con l'altro sesso, perchè sorridi troppo, sei troppo espansiva, impulsiva, vieni spesso fraintesa ecc- credi che auto-escludendoti da questa comunicazione risolveresti il problema?
Io non ho nessun problema ad interagire con l’altro sesso e sostanzialmente è proprio in un caso come il mio che il niqab è consigliato. Noi tutti, come sai, nasciamo nella fitra e la fitra comprende cose come la timidezza, il pudore e la riservatezza. Tuttavia la società in cui io e te siamo state educate ci ha convinto che queste doti fossero colpe immonde, fardelli di cui sbarazzarsi e così siamo state costrette a prendere la nostra naturale vergogna e buttarla nel cestino della spazzatura, facendo violenza a noi stesse, per essere all’altezza di un mondo che non ci voleva come eravamo.

Ora, tu pensi la “segregazione sessuale” - come la chiami tu - sia una perversione sessuale a sfondo politico, inventata dai wahabiti nel XX secolo. E invece io ti dico che il “non mischiarsi” è uno dei tanti precetti dell’islam che puoi rispettare oppure no, ma che, da musulmana, non puoi snobbare come fosse un’invenzione di qualche signorotto malato di mente del secolo scorso, perché non è così.

Non ti cito versetti di corano e hadith, ritengo tu sia abbastanza grande per andarteli a cercare da sola, tanto più che tu conosci l’inglese e io no.

Tu pensi che questo non sia islam? Che questa cosa sia esagerata? Che se la siano inventati i preti bigotti basandosi sugli usi e costumi dell’Arabia pre-egira?

Liberissima di pensarla così, ma certo non puoi imporre anche a me la tua visione.

3. credi che la segregazione sessuale (non avere nessun contatto nemmeno visivo con un maschio che non sia tuo padre, tuo fratello o tuo marito) porti un beneficio alla società? e se sì, come ti spieghi che in società in cui questa è applicata l'interazione fra uomini e donne è ancora più problematica, sessualizzata e conflittuale, sempre associata all'idea di peccato e vergogna?
Guarda Salaam, io penso che tutto ciò che fa parte dell’islam porti un beneficio alla società. Di cosa succede in Nigeria, Arabia o Afganistan io non so e non so dire. Non m’interessa la manipolazione mediatica e non m’interessa schierarmi rispetto a situazioni che non conosco dal vivo. Io conosco la mia realtà e so solo che ho passato anni e anni a dover gestire il tipico senso di colpa occidentale che deriva dal mancato adempimento dei propri doveri relazionali. Ed ora ne ho preso coscienza e  mi sono proprio scocciata.

4. se il corano incoraggia le donne a tenere un atteggiamento sobrio, di pudore, per non attrarre gli sguardi, non ti sembra che vestire col velo integrale in un piccolo paese di provincia sia un modo per attirare su di te gli sguardi, i commenti, la curiosità e anche (purtroppo) la morbosità degli uomini? certo, sicuramente non passeresti inosservata! forse ti farebbero anche piacere tutti quegli sguardi ostili addosso, ti farebbero sentire una credente più "vera",una combattente, ma non credi che questo sia in fondo un desiderio di affermazione dell'ego più che una questione spirituale?

Senti tesoro, facciamo a capirci, e simili illazioni tientele per te, per favore. Nel mio piccolo paese di provincia, per ben otto anni, io ho cancellato Khadija ed ho costruito un alter ego che viveva al posto mio, proprio per far sì che la gente mi lasciasse in pace. Tutto ciò che sono riuscita ad ottenere, sacrificando il mio velo, le mie preghiere e perfino parte del mio ramadan, è stata una porta sbattuta in faccia nel momento in cui, finalmente, uno spiraglio di islam ha ricominciato a brillare dentro ad una vita buissima e schifosa e non voluta e fatta solo di obblighi e costrizioni e sensi di colpa doppi e fardelli di altri da portare addosso.

Mi sono tolta il niqab, per tornare nel mio malatissimo paese di provincia, in cui la gente a quarant’anni ancora s’ubriaca e si droga per fare il ten ager e quello va bene ed è accettato dal mediocre perbenismo autoctono, mi sono tolta pure l’hijab, per far contenti i miei familiari e le vicine di casa e non attirare nessuno sguardo su di me, appunto, e sappi che avrei potuto anche non uscire mai più di casa, se fosse stato per me, sai che m’importava? Quindi l’ego, un cavolo, cara! Perché provaci tu a rinunciare a te stessa e alla tua religione, per farli tutti contenti e fare la parte di quella normale ed evitare che parlino di te e anche che ti pensino, guarda. Credi che serva a qualcosa?

E credi sia giusto?

Metti che io non volessi l’islam, metti che volessi un’altra cosa, pensi che sarebbe tollerabile venire privati della vita che si vuole?

Usare il niqab per attirare gli sguardi, i commenti e la curiosità. Tu proprio non ti rendi conto di cosa sia un niqab, tesoro!

Guarda Salaam, che t’importa del niqab, insomma, non sono fatti tuoi, mica te lo devi mettere tu! Fatti le tue cinque preghiere e veditela con il tuo e il nostro Dio e per favore, datti una calmata, perché tu ce l’hai con un’altra o con te stessa, oppure con un niqab senza una persona dentro e non vedo perché te la prendi con me, che sono solo il di dentro di un niqab, senza il niqab e senza niente che gli somigli nemmeno lontanamente.

E sappi che, nonostante il tono, nemmeno io ce l'ho con te e sono sicura che tu questo l'abbia capito. E' solo che non ritengo giusto far apparire il niqab una scelta perversa ed egocentrica. E non è giusto che tu ti esprima in certi termini nei miei confronti...

Insomma, tra sorelle non si fa.

postato da: ksakinah alle ore 22:00 | Link | commenti (16)
categoria:pippa e la rivoluzione
martedì, 14 aprile 2009

Avrei circa 33 cosine da scrivere qui, se davvero volessi scrivere della valanga – meravigliosa valanga – che mi sta sommergendo di piccole quotidiane scoperte (o riscoperte) e che mi fa fare passi, a volte balzi e che a volte mi fa sobbalzare. E invece proprio non saprei come scriverle, certe cose.

Certe cose non hanno parole, purtroppo. E sono le cose più belle. Quelle che improvvisamente cancellerebbero tutti i post arrabbiati e quelli malati e quelli di quand’ero moribonda.

E invece no. Io non ce le ho quelle parole lì. Quelle che raccontano delle cose che fanno piangere per tre giorni, di colpa o spavento, ma senza intristire. Le parole che descrivono la consapevolezza nuova che ti fa evitare cose che tu pensavi “normali” e invece erano solo haram – ma guarda un po’ – e chi l’avrebbe mai detto che davvero te ne saresti accorta, prima o poi. Le vocali e le consonanti, quelle che, a trovarle, descriverebbero la condizione di chi, pur avendo i problemi di quaggiù – e seri, pure – non si fa trascinare e rimane saldo e attaccato alla fede come una roccia e non cede e non cade e non si affloscia a terra sfinito.

Le parole che raccontano i fatti, le cose reali, quelle che non si fanno imbrattare dalla mediatica retorica che associa qualsiasi discorso sull’islam all’ancestrale paura del buio e dell’ignoto.

Le parole. Le parole giuste. Quelle che, inshallah, servirebbero a cancellare certi sayyet, accumulati con anni e anni di post che – dico – ti potevi pure risparmiare, e dai!

Da Abu Hurayra(r). Sentì il profeta* dire: “Il servo che pronunci una parola senza riflettere sulle sue implicazioni scivolerà per quella dentro il fuoco, ad una profondità maggiore della distanza tra l’oriente e l’occidente”.

Eh!

E invece no. Io non ce le ho quelle parole lì. Quelle che a saperle scrivere, potrebbero pure salvarmi nonostante tutto, che ne sai?

E come si fa ora a rimediare?

Quello che è detto è detto, ma quello che è scritto? Si cancellano blog interi, si oscurano post, si tagliano pezzi di post?

Per ora non ho idea. E’ che la mia vita non è una linea continua, ma è tutta una spezzata, fatta di picchi e cadute e catastrofi e salti senza paracadute. Non è una vita esemplare, ma è l’unica che ho, e alhamdulillah che ce l’ho. E che Allah mi perdoni per le catastrofi continue e ci dia il khair e la possibilità di procurarci la Sua grazia, in qualche modo.

Intanto rifletto un po’ sul da farsi. Poi vediamo.

Meglio bruciare il proprio blog, piuttosto che bruciarsi l’anima, no?

postato da: ksakinah alle ore 16:56 | Link | commenti (3)
categoria:intimerie
domenica, 12 aprile 2009

Ultimamente ho poco lavoro e il lavoro che ho è a gratis e quindi può aspettare. Pertanto mi diletto più come improbabile casalinga che come seria professionista del mattone e devo ammettere che in questo campo devo davvero farne molta, di strada. La giornata vola in un lampo e non capisco come sia possibile che il tempo scorra così velocemente e come fanno alcune a ritagliarci dentro pure le standard otto ore di lavoro quotidiano. Missione da astronauti! Insomma, sono una casalinga apprendista e devo ammettere che questo mi giova enormemente all’umore e alla salute. Certo, come casalinga sono una frana. E allora? Sto imparando, non mettetemi fretta, per favore. Intanto faccio meglio la crostata piuttosto che il free climbing carponi sui tetti del centro storico, per dire. Insomma, dai, l’architetto dall’animo niqabato e il jeans imbrattato carponi sul tetto non è uno spettacolo meraviglioso, bisogna ammetterlo. Eppure mi tocca. Nonostante la paura, la vertigine e il mal di mare…ehm… di tetto, volevo dire.

postato da: ksakinah alle ore 20:13 | Link | commenti (2)
categoria:intimerie
mercoledì, 08 aprile 2009

Quando la terra sarà agitata da una scossa
E le montagne sbriciolate
Saranno polvere dispersa…
 (LVI, 4-6)

Anche qui, nella fortezza sul mare che sembra montagna ma non lo è, da domenica c’è gente che dorme in macchina o non dorme affatto.
Ansia, panico, nevrosi collettiva.
Gente che esce in strada ad ogni piccolo rumore della notte. Genitori che hanno perso la figlia ostetrica o il figlio studente. Funerali.
E anche qui, per le strade, come alla tele e sul web presumo, ci si perde a chiedersi “Ma perché?”.
Eppure, a ben guardare, non c’è segno più esplicito e più forte della terra che ti trema sotto i piedi, mentre tu, infimo e impotente, cerchi riparo, ma da cosa?
Non c’è segno più chiaro e convincente di un’eventuale morte imminente che sai che può avvenire in ogni istante, ma non si può prevedere, che è d’altro canto la condizione in cui normalmente si vive e di cui ci ricordiamo soltanto con l’epicentro di un sisma a 3, 10, 50, 80 kilometri di distanza.
E se stanotte a crollare dovesse essere la mia città? E se improvvisamente tutto finisse? La mia casa, la mia gente, la mia vita?
L’angoscia di poter essere improvvisamente derubato di tutto quello che credi “tuo” e che invece non ti appartiene e su cui non hai alcun diritto. Non è tua la casa, non è tuo il figlio, non è tua la città, non è tuo il conto in banca, non è tua la tua stessa vita.
E’ così ovvio.
Nasciamo nella consapevolezza, eppure cresciamo e perdiamo il senno e ci attacchiamo agli affetti terreni, alla casa, al benessere, al lavoro, al look, alle relazioni e a tutte quelle cose che ogni giorno ci sembrano il centro della nostra esistenza, la cosa più importante della vita, l’elemento senza il quale la quotidianità non avrebbe alcun senso. E poi, una notte, il letto trema e ci svegliamo  come se fossero venuti gli angeli a tirarci giù e in quel piccolissimo lasso di tempo in cui gli occhi si aprono, ci si alza e ci si  rende conto di che cosa sta succedendo, capiamo solo che non ce l’avremmo fatta a salvarci, né a salvare nessuno, se Qualcuno avesse voluto decretare la nostra fine. Subhanawatahala.
Detto questo, comunico che mi trovo appunto a circa 80 km dall’epicentro del sisma e che, sebbene il letto ogni tanto tremi, pericoli concreti per il momento non dovrebbero essercene, a meno che non arrivi il Decreto. E quello potrebbe arrivare comunque, che ne sai?
E ovviamente vi ringrazio tutte per le telefonate, i messaggi, le e-mail e per le meravigliose dimostrazioni di affetto e sorellanza. Forse non ho ancora risposto a tutte, ma oltre ad essere senza internet, in questo momento sono anche senza credito e inshallah mi faccio viva appena posso con chi ancora non mi sono fatta viva, ok?
Comunque, senza farmene un merito, non ho un carattere particolarmente incline a farsi dominare dall’ansia di un’eventuale morte imminente e ho scoperto di avere – alhamdulillah - un ottimo rapporto con la terra che trema, che considero più un ammonimento, il ricordo di una condizione di fragilità di cui “dobbiamo” avere coscienza sempre, il segno meraviglioso e terribile che tutto ciò che ci è stato dato non ci appartiene e può esserci tolto da un momento all’altro. Ed è inutile che sbraiti, ti metti l’ansia, non dormi la notte e ti angosci. Mettiti in sujud, piuttosto, e dì: Lah ilah illahLlah, Mohammed rasulullah.
Questa è una cosa che fa piangere da matti: la nostra piccolezza, di fronte alla Sua meravigliosa grandezza e il fatto che è davvero inutile pensare di scappare, fuggire e mettersi in salvo dal Suo decreto.
Questa sì, è una paura sana, che fa piangere di spavento, ma anche di commozione no?
Ed è sempre un’ottima cosa aver occasione di piangere per questi motivi qua!

E invece l’atmosfera è demenziale. Tanto che ieri uno, quattro o dieci idioti sono riusciti a terrorizzare tutto il teramano, lanciando un allarme senza precedenti su un’imminente scossa con epicentro Giulianova e limitrofi, mettendo in allarme uffici, ospedali e ricoveri. Il tam tam di follia collettiva si è espanso in men che non si dica e ingigantito di telefonata in telefonata, fino ad arrivare al mio telefono, in quel di Pescara, lasciandomi inebetita, più che preoccupata, e presa più a meditare sulle debolezze psicologiche dell’uomo, che su una scientifica imminente catastrofe.
Di fronte alla malattia, di fronte alla possibilità di morire tra dieci minuti, di fronte alla povertà, all’indigenza, di fronte alle grandi prove della vita, il mondo di colpo si rovescia e chi fino a poco tempo prima ti era sembrato forte, ricco e potente si mette a piangere di paura come un bambino indifeso, purtroppo, a volte, senza capire perché e senza che questo gli serva a molto.
Az-Zalzalah, che Allah ne faccia un segno per tutti coloro che Lo cercano.

postato da: ksakinah alle ore 21:53 | Link | commenti (6)
categoria:metafisica, intimerie