Sono sempre contentissima quando scopro il nuovo blog di una sorella sconosciuta. E’ come se, improvvisamente, mi si aprisse di fronte un nuovo mondo, un angolo inesplorato di una possibile me stessa che ha avuto una vita diversa ed ora si racconta e cerca di condividere un’esperienza, un sentire.
Quello che ogni volta cerco dentro queste piccole finestrine spalancate sulla vita altrui è soprattutto il dato vissuto, l’umanità più che la regola, il sapore di quella che è semplicemente una realtà diversa, un’esperienza profondissima dell’anima e non semplice e asettica propaganda.
Non ci si può mettere a raccontare l’islam avendo in testa esplicite finalità proselitistiche, cercando di addolcire una pillola che è già dolcissima di suo, ad avere il coraggio di provarla senza riserve, però.
Per questo i blog, nonostante tutti gli errori e le inesattezze e le fuorvianze che spesso contengono (…ehm, conteniamo, eh!!!) potrebbero essere un mezzo fresco e diretto di illustrare un legittimo punto di vista, anni luce distante dai luoghi comuni cavalcati da media, politici, spot pubblicitari e improbabili rappresentanze del nulla.
Era questo il sogno-progetto di an-nisa: raccontare, per frammenti, un mondo diverso, ma diverso solo perché è diverso lo sguardo del narratore. Una voce narrante composta da miriadi di voci che, pian piano o di colpo, cominciano a staccarsi dalla visione imperante tendente ad assimilare l’esperienza personale al back-stage di uno spot pubblicitario e a vivere intensamente e in maniera più profonda, accettando il bello, il brutto e il mediocre, nella convinzione che l’essenza non sia nell’apparire e, guarda, in fondo nemmeno nell’essere, ma nel divenire, nella prospettiva di un al di là che, anch’esso, non appare.
E invece come si sa ce li abbiamo anche noi i nostri luoghi comuni, le nostre cose raccontate come fossero manifesti pubblicitari o insegne di sconto sul banco del pesce al mercato. Spesso l’essenziale non riusciamo a dirlo. E non so perché non ci riusciamo. Certe cose non sono facili da raccontare. E’ che ti mancano le parole. Ecco, credo sia questo: non hai il vocabolario giusto.
Benvengano i post sui pregiudizi ossessivi, su come la gente ami denigrare l’islam e i musulmani, sull’islamofobia, sul razzismo e sulla manipolazione mediatica, sull’assenza della comunità, sulla farloccheria dei taluni ignoti che si vanno ad autoproclamare rappresentanti dell’islam italiano (Moderato, eh!! Boh!), sulla questione della rappresentanza, appunto, presa esclusivamente come “incarico politico” e per niente come “responsabilità” di fronte a tutti noi e di fronte a Dio, sul come è bello volerci tanto bene e su tante altre belle e brutte cose. Ma il punto non sta qui.
Perché l’islam non è un’appartenenza, una rappresentanza, non è solo un’identità.
L’islam è quello che ti capita, mentre tutto il mondo attorno a te sembra guardare altrove. E’ andare su una nuvola e mettersi a guardare il mondo da lì. Sì, su una nuvola. Ed è quello che ti succede ed è anche tutti i piccoli segni che tu ci vedi dentro a quello che ti succede, è la direzione che invochi, il cammino, la sosta, la meta. E’ quello che riesci a fare tu, non ciò che ti aspetti che gli altri facciano per te.
L’islam è il modello, quello che vorresti se e solo se, ma è islam anche il piccolo frammento che riesci a ritagliarti in mancanza della totalità cui ambisci, l’aver pazienza, il perseverare nonostante tutto, continuare a camminare nel deserto e nella polvere anche se non riesci a vedere l’orizzonte.
Ed è questo ciò che mi piace leggere nei vari blog e blogghetti.
E mi piace il confronto. Mi piace come ci si incontra e ci si scontra su certi temi, quelli che - e in fondo lo sai sin da subito - a crederci davvero, ti cambiano la vita. E mi piacciono anche le resistenze. Quelle che poi un bel giorno, dopo pianti, preghiere e invocazioni di ogni tipo, si sciolgono di colpo come ghiaccio sotto il rubinetto dell’acqua calda e tu non puoi farci proprio niente e alhamdulillah che non puoi farci proprio niente, perché è solo un’altra paura che se ne va. E ti ritrovi a non essere più quel manico di scopa che stavi diventando (tutta rigida di una rigidità che ti rendeva come imbalsamata) e, mentre il mondo attorno a te impazzisce perché non ti accetta e non ti accetterà mai nemmeno per sbaglio, a te sembra quasi di spiccare il volo per come sei libera, leggera e sicura. Per come sei consapevolmente in armonia con la creazione tutta. Musulmana, si dice per l’appunto. Una che si fida. E si affida.
Cascasse pure, il mondo.


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Sono musulmana da otto anni e quindi da un sacco, un saccaccio di tempo.
Ho un sito professionale, finalmente. Un sito vero, serio proprio! Ovviamente non ho nessuna intenzione di scrivere che sito è, né di farmi auto-pubblicità occulta, a questo penseranno professionisti dell’e-marketing e la sottoscritta invece si astiene dal fare danni che è meglio.
Io lo misi per facilitarmi la vita,