La casa non è messa benissimo, diciamolo. Ci ha piovuto per tutto l’inverno e a primavera, quindi tra poco, bisogna sistemare il tetto. Ovviamente fantasticavo di farci uscire una stanzina nel sottotetto (la mia specialità), oppure infilarci in mezzo un terrazzino, ma ‘ste fantasie è sempre meglio farsele venire per il rifacimento dei tetti altrui, perché nemo profeta in patria e per mio padre affermare la necessità di fare un buco in un muro è un’eresia che può portarti al rogo, e mica scherza!
Fosse per me però continuerei ad abitarci pure con le bacinelle in ogni stanza, ché già mi pare una svolta senza pari vivere. Vivere, sì, ho scritto vivere. Vivere e basta. Vivere nel senso che, finalmente, da quando sono qui, ho ricominciato a vivere e a respirare, perché prima mi sentivo in gabbia, prigioniera di una vita che non volevo e prigioniera per sempre, tanto che pure la mente mi si era atrofizzata a forza di pensare che questo non lo posso fare e questo nemmeno.
Adesso, ovviamente, potrei pure fare la fame sul serio (e se non trovo al volo altre due o tre pratiche veloci da fare subito il rischio c’è ed è pure impellente), però non posso e non voglio tornare indietro. E badate sorelluzze che se qua va male vi toccherà ospitarmi un mese per una, eh! Avvisate siete! Dai che non occupo tanto spazio e non do nemmeno tanto fastidio, ci portiamo pure il sacco a pelo, io e il fiore mio, insomma non vi preoccupate e statevi serene che organizzo dei turni intercambiabili infrasettimanali tra una sorella e l’altra. Va bene?
Parentesi minacciose a parte, vivere, dicevamo. Vivere che magari per tante persone è uscire in comitiva, andare in discoteca, frequentare gente e fare viaggi e cose così e che invece per me è starmene per i fatti miei il più possibile, alla larga da feste, riunioni e baldorie, farmi le preghiere in orario (grandioso!!!), leggermi le mie cose,lavorare in santa pace e non sentire la puzza del vino durante i pranzo e di limoncello durante le visite (dici niente!). Sì, certo, magari detta così sembro una mezza Shrek, l’orco misantropo che salva la principessa nella torre per cacciare tutti i personaggi delle favole dal suo stagno e vivere beatamente in solitudine… Conoscete la storia, no?
Ebbene sì, mi sento molto Shrek devo dire e ne vado proprio fiera. Ecco, finalmente posso fare l’orco e non sono costretta a stare in mezzo al casino e soprattutto a stare in mezzo all’haram per far piacere agli altri, perché lo vogliono gli altri. Finalmente posso starmene per i fatti miei e fare quello che voglio io, alhamdulillah! E quello che voglio è talmente poco e forse con un po’ di allenamento potrei volere ancora di meno e allora sì che una sarebbe felice, quando i bisogni indotti si allentano e quasi svaniscono e l’unico bisogno che resta, l’unico grande bisogno che resta e che cresce, diventa quello di adorare Dio. Adorare nel senso di fare e non fare, adorare nel senso di pregare e anche di pulire i pensieri e farli filare diritto. Adorare Dio, nel senso di seguire la Sua strada, senza farsi trattenere sempre ora da questo contrattempo, ora da quel cedimento, ora dal fatto che vuoi fare un piacere a Tizio e uno a Caio.
Sarò un’orsa. Orsa, antipatica e sgorbutica. E sarò pure egoista, guarda. Egoista e presuntuosa. Ma soprattutto, ecco, soprattutto ho bisogno della mia “integrità”, che se poi vai a vedere significa quello che significa e quindi sì, sono un’orsa antipatica, sgorbutica e pure integralista e questo lo sapevo già, anche se, per comodità, l’avevo voluto dimenticare. E invece così orsa sto bene, talmente bene che ho pure quasi imparato l’ottava sura (otto anni di islam = otto microscopiche sure imparate, bella media!!) e c’avrei pure la nona sulla punta della lingua, se m’impegno e Allah m’assiste.
Insomma, erano anni che non riuscivo più a imparare sure: è un grande passo, no? E quindi che dire? Alhamdulillah 33 milioni di volte. Alhamdulillah, perché le cose poi si aggiustano davvero e una non può restare per sempre prigioniera, latitante e clandestina, soffocando tutto quello che sente e che vuole in nome di un modello imposto dall’esterno, che tra l’altro fa pure acqua ovunque, molto più del tetto a colabrodo…


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Ma perché non mi sono scelta un lavoro normale? Un lavoro da femmina, come ce ne sono tanti?
In fondo posso capirlo benissimo, tutto questo odio. Non è vero che non posso capirlo. Posso comprendere la rabbia contro una religione che impone cose e distrugge le persone, che annienta la volontà e governa col terrore. So di cosa stanno parlando. Loro forse no, possono solo immaginare, perché questa cosa non l’hanno vissuta sulla propria pelle e quando le cose te le vivi addosso sono molto più terribili.