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venerdì, 30 gennaio 2009

Cosa succede?
Non saprei. E' che non ho più paura. Solo questo.
Per il resto all'apparenza sono quella di sempre: indosso jeans, magliette e giubotti, mi arrampico sulle scale a pioli dei cantieri e faccio lo slalom in mezzo al fango con gli stivolaoni di gomma, con i capelli al vento e le orecchie che si ghiacciano. Sorrido quando saluto la gente per la strada, perchè, anche se dal blog non si direbbe, io sono così: sorridente e sorridere è una delle poche cose che non mi devo mai sforzare di fare.
Però in più sono sorridente dentro e mi sento una a cui non può più succedere nulla di terribile, oppure una che ha un diverso concetto di cosa sia terribile, ecco. Una che non ha paura del futuro, una che se il mondo crollasse alzerebbe le spalle, una che va verso, una che s'affida e si fida.

postato da: ksakinah alle ore 12:16 | Link | commenti
categoria:intimerie
domenica, 25 gennaio 2009

Ricevo in pvt, rielaboro e pubblico:

La pazzia è:

1- volersi uniformare al mondo,
2- volerli fare tutti contenti, gli altri,
3- starsene a perdersi i pezzettini di sé.

La saggezza è:

1- essere sinceri con gli altri e con se stessi, cascasse il mondo,
2- seguire la propria strada, anche se questo può deludere le aspettative di chi ti circonda,
3- rimanere integri.

Pertanto l'islam non è una strada di pazzia, ma di saggezza.

Ovvio, certo. A volte, quando si è un po' confusionari nell'esprimersi bisogna stare a ribadire l'ovvio. Mi rendo conto.

postato da: ksakinah alle ore 14:44 | Link | commenti (5)
categoria:intimerie
mercoledì, 21 gennaio 2009

nuvoleT'esplode il cuore e non sai come. E ti chiedi come sia potuto succedere, per anni, stare così male e poi perdere le speranze e poi, poi davvero non farcela più. E cedere.
La fede è davvero una forma di pazzia. E non c'è fede nel voler essere "normali" a tutti così, nel volersi uniformare al mondo, nel volerli fare tutti contenti, gli altri, e nello starsene a perdersi i pezzettini di sé, con la scusa che l'islam deve essere una cosa possibile.
E invece no. L'islam è una cosa utopica.
Utopica, ecco.
E da morire mi arrabbiavo quando me lo dicevano. Non è islam, un islam solo sentito.
E nell'islam che si vive, poi, anche il sentire diventa diverso e davvero pieno.
Ma ti ricordi? Eh, sì. Finalmente ricordo.

postato da: ksakinah alle ore 12:24 | Link | commenti (4)
categoria:intimerie
mercoledì, 21 gennaio 2009
E invece sì, sono così, sono proprio lei. Una che si riprende in mano l’elenco della spesa e tira una linea sulle cose fatte:
·         pregare tutte le preghiere in orario;
·         farsi ricrescere le sopracciglia;
·         ricominciare a mangiare solo carne halal;
·         scordarsi dell’estetista sotto casa e depilarsi da sola ché si risparmia pure;
·         buttar via le tinte alcolico-tossiche ed usare l’hennè che è una baraka;
e tratteggia con l’evidenziatore le cose da fare:
·         arricchire il guardaroba con maglie e gonne lunghe;
·         modificare la funzione dei 20 foulard colorati attualmente adibiti a sciarpa o decorazione per i cassetti dell’armadio;
·         imparare qualche altra sura;
e si prepara per impazzire di nuovo, sperando di non dover tornare mai più “normale”.
-         Che fai per cena?
-         Non so, polpette o cotolette.
-         Sai mamma, ho smesso di mangiare la carne. Quella non halal, intendo.
-         Ehm… quindi hai ricominciato di nuovo a fissarti? Uh! Chissà che altra pazzia farai questa volta!
-         Già, chissà.
postato da: ksakinah alle ore 09:21 | Link | commenti (38)
categoria:intimerie
sabato, 03 gennaio 2009

Mi manca da morire, scrivere.

Scrivere tutti i giorni o quasi e raccontare, semmai abbia davvero raccontato qualche volta.

Scrivere e rifletterci su per capire il senso di quello che succede, che direzione prende la vita e vedere certi miracoli, certi segni, che se non te li fissi in mente annotandoteli subito sul taccuino del cuore poi nemmeno ti ricordi più di averli visti e la vita ti ritorna piatta, com’era quand’era senza Dio.

Improvvisamente il mio cielo ha cambiato colore e sono successe cose fino a meno di sei mesi fa inimmaginabili.

Oggi vivo da sola. Siamo io e il più bel fiore del mondo dentro una casa che abbiamo occupato e da cui possono sfrattarci da un momento all’altro. E difatti ci sfrattano di tanto in tanto, così, giusto per ricordarci che non è mai facile “scegliere”.

Oggi lavoro a casa e faccio il mio lavoro, quello che sembrava, per una donna, il più haram di tutti e che invece forse è uno dei pochi che si potrebbe anche fare in maniera lecita, organizzandosi un po’.

Oggi prego tutti i giorni e prego per lo più in orario. Ho ancora qualche problema col fajr nei giorni festivi, però me lo sono sciroppato puntuale per tutto il ramadan e ho visto che non si muore mica a svegliarsi la notte! Durante il giorno ci si sente un po’ più stanchi, ma anche più pieni. Di cosa non so dire.

Sapevo di dover solo aspettare e in fondo non c’è niente di difficile nell’aspettare, se ti fidi. Sapevo che ogni prova ha la sua durata, il suo tempo stabilito, e che è in quel tempo di attesa che la nostra fede si consuma e si logora. E si mette a repentaglio. Perché l’uomo è fatto d’impazienza e di fango e affoga in una goccia.

Non so se la mia prova è andata bene oppure è andata male. So solo che, proprio mentre affogavo, qualcosa – Qualcuno – mi ha ripescata all’improvviso.

Eppure appena in salvo, non contenta, ho ricominciato di nuovo ad affogare, in modi diversi, ma di nuovo ad affogare.

Se ci viene data un’ancora possiamo utilizzarla per salvarci, ma anche per attaccarcela al piede e andare a fondo. Ecco, avrei potuto andare a fondo e portarmi dietro qualcuno. Solo che, di nuovo, proprio mentre affogavo, qualcosa – Qualcuno – mi ha ripescata all’improvviso.

Non è facile tornare ad essere elio, dopo che sei stato piombo.

Fisicamente potresti stare a galla benissimo, ma è la tua mente che non vuole. Ti senti la testa pesante, pressata e colma di tutte le paure che hai collezionato negli anni, stordita da quelli che ingenuamente hai considerato come sbagli imperdonabili e che invece potrebbero anche essere semplicemente tentativi mal riusciti di fuga verso l’unica vita possibile.

Quella lì. Sì, dai, hai capito. Proprio quella.

Come: “Quale delle tante?”.

Quella. Non ti ricordi più?

“A stento. Mi ricordo a stento.”

Forse se vivi per anni sul fondo dell’Oceano e respiri solo grazie alle bombole d’ossigeno a cui sei collegato, inizi ad aver paura dell’aria diretta. Ma respirare si deve.

Respira, no? Cosa vuoi che succeda?

Forse arriveranno la tormenta, l’uragano e lo tzunami o forse ci sarà il sole e il mare sarà piatto e calmo e dipingerà riflessi d’arancio e d’argento sul grigio spento di una vita immobile e colpevole comunque.

postato da: ksakinah alle ore 12:38 | Link | commenti (3)
categoria:intimerie
venerdì, 02 gennaio 2009

Davvero dovrei scriverci un post? Un ennesimo post sui morti palestinesi? E poi? Mi lavo la coscienza, forse?

postato da: ksakinah alle ore 01:18 | Link | commenti (22)
categoria:pippa e la rivoluzione
venerdì, 02 gennaio 2009
Nightmare-Before-Christmas[1]

Intanto credo sia utlile a tutti, musulmani e non, tentare di fare dei distinguo su ciò che è filologicamente islamico e ciò che non lo è.

Ora, tutti sappiamo che ci sono musulmani che si mischiano con i cristiani, con gli atei e con i laici e festeggiano Natale, Capodanno e Ferragosto e un sacco di altre belle cose e, se si volesse sostenere la teoria che è buono e giusto e islamicamente corretto farlo, si potrebbero trovare innumerevoli teorie a sostegno di tale comportamento. Il primo è senz’altro nell’assurdità di dover necessariamente subire in questo periodo una lacerazione emotiva così profonda tra quello che tu devi fare per Dio e quello che devi fare per chi ti circonda. Tutti attorno a te saranno tristissimi, perché sarai l’unica a mancare alle riunioni di famiglia, alle tombolate tra amici e parenti, alle visite d’interscambio, tipo oggi io vengo da te e ti porto il mio dono, domani tu vieni da me e mi porti il tuo. La gente che t’incontra per la strada, che manco si ricorda più se sei induista, musulmana o buddista, si accorge comunque del tuo imbarazzo, quando ti butta lì il suo augurio di sfuggita, insieme ad un ciao quasi urlato, con un entusiasmo che è come se stesse scoppiando il mondo di felicità, tutto insieme, tutto oggi e tu lì, con il tuo sorrisino a mezza guancia che a mala pena gli sbiascichi un ”ehm… buone feste, eh!”, certo pure questo per gli altri, mica per te. E sennò che gli dici, quando te la butta così?

Fai finta di non aver sentito, magari.

Oppure sorridi come un’ebete e non rispondi.

Oppure…

Sei ridicola, insomma.

Ecco, è così. Sei ridicola!

Diciamocela tutta, dai, senza peli sulla lingua.

E il rendersi conto di apparire così “ridicoli” è il miglior motivo per rientrare nei ranghi e archiviare definitivamente la sezione “come comportarsi rispetto alle festività non islamiche”.

Un minimo d’amor proprio, dai!

Eppure no.

Nemmeno l’amor proprio ce la fa. E continui a cercare di tenerti ancora in bilico tra questo e quello, come spezzata dentro. Spezzata per sempre.

nightmare-before-christmas4-2[1]Perché “spezzata” è molto meglio che integra. Perché “spezzata” significa che un pezzettino d’islam c’è ancora lì dentro. Sicuro, è il pezzo che dà fastidio. Ma così è.

Vuoi rinunciarci solo perché ti dà fastidio?

Comunque no. Festeggiare Natale non è islam… Per favore, eh! Il “Natale islamico” no, vi prego!!

Poi – ovvio – ognuno regola i fatti propri come vuole e come può e chi gli dice niente?

Ci troviamo su una zattera traballante e ognuno di noi affoga in problemi diversi, quindi non mi pare il caso di mettersi ad additare chi, per questioni personali, festeggia cosa e insieme a chi altro.

Facciano pure. Però non venissero da me a dirmi che io “posso” accettare regali, festeggiare Natale e Ferragosto e alzare la cornetta del telefono per chiamare uno ad uno tutti i parenti e conoscenti che hanno regalato pacchi e pacchettini a mia figlia e non a me, solo per bypassare il “rispetto” che di tanto in tanto potrebbero anche dimostrarmi, attenendosi alle richieste che più volte ho  espresso a riguardo – e non è stato facile, vi assicuro, prendere i parenti ad uno ad uno e spiegare questo e quest’altro -  e magari ringraziare vivamente – ringraziare pure - per avermi ignorata e snobbata per l’ennesima volta e per avermi, in sostanza, calpestata senza nemmeno accorgersene, senza porsi il problema di come farà mai una donna musulmana dentro una comunità non islamica a dare alla propria figlia l’educazione che vorrebbe, se tutti continuano a prendersi la licenza di considerare questa piccola famiglia autonoma e, per scelta, “diversa” come inglobata all’interno di una famiglia più grande che è quella istituzionale, fatta di usi e costumi fissi e consolidati, ai quali occorre necessariamente adempiere non per affetto, ma solo per una questione di identità e appartenenza.

Probabilmente, se Natale fosse solo una festa cristiana, i non cristiani non sarebbero coinvolti con questa forza e con questa violenza, come se, ma guarda un po’!, fossi tu a non rispettare gli altri con il tuo volertene stare per i fatti tuoi!

Per come la vedo io, la richiesta che viene fatta è esattamente quella di “testimoniare” di appartenere ancora in qualche modo ad un certo mondo, che non solo da parte islamica viene definito “disonesto e ipocrita”, o come viene definito, appunto. Un mondo che, come dice giustamente Enrico nei commenti, non è cristiano, protestante o cattolico, ma è “un'orgia consumistica” che s’innalza sulla gente, sulle religioni, sulle differenze razziali e culturali in nome di un’uniformità d’intenti che deve necessariamente andare al di là delle differenze, che proprio “deve” far diventare tutti uguali e allineati affinché il sistema capitalistico globale che ci ingoia tutti ogni giorno possa continuare a sopravvivere.

Certamente è un problema etico che potrebbe anche essere laico, perché no? Però per me è un problema islamico non perché non voglio festeggiare le sante feste cristiane per amore di scontro di religioni, ma perché sentirmi in dovere di farlo per me significa essere costretta a fare una cosa che non dovrei fare. Insomma, una non beve vino, non mangia maiale, non si fa le sopracciglia, non mette lo smalto e poi fa festa a Natale?

Ehm…

Non mi pare il caso di capovolgere la sunna solo perché vogliamo bene alla mamma e alla nonna e, se preferiamo festeggiare Natale per far loro piacere, non stiamo certo facendo una cosa islamica, anche se stiamo facendo una cosa carina nei confronti delle persone a cui vogliamo bene.

Beh, pazienza! Non è mica grave, dai!

E' più grave non pregare, non portare l'hijab, dare la mano e i bacini di saluto ai  non mahram e un'infinità di altre cose quotidiane per chi vive "normalmente".

Già!

Ora, non so se si è capito, ma il mio personale interrogativo non è se Natale sia una festa cattolica, pagana o scintoista o per quale assurdo motivo “la mia religione mi condiziona così tanto da mettermi persino in conflitto con la mia famiglia”.

Quello che mi chiedo io è, invece, per quale misterioso motivo il mito dello “spirito natalizio” debba annullare completamente il buonsenso delle persone fino a mettere la gente in conflitto con chiunque non abbia voglia di adeguarsi al cliché natalizio.

Se la mia famiglia si vuole mettere in conflitto con me “obbligandomi” a fare cose che non voglio, non sono certo problemi miei e non posso sentirmi in colpa per le fissazioni degli altri!

E sì, certo: O voi che credete, non prendete per alleati i vostri padri e i vostri fratelli se preferiscono la miscredenza alla fede. Chi di voi li prenderà per alleati sarà tra gli ingiusti”.

Ovviamente cerco di comportarmi in base a ciò in cui credo io, a prescindere da ciò che credono mio padre, mia madre, mia nonna e mia zia. Li rispetto con pienezza, o almeno ci provo. Cerco di comportarmi con pazienza, anche se spesso le mie esigenze di musulmana vengono calpestate e ignorate. Insomma, ci provo a comportarmi islamicamente.

Certo non sono una musulmana esemplare e, se lo fossi, sarei migliore con i miei genitori, ma nello stesso tempo sarei più “retta” e più decisa nelle mie scelte, non scenderei continuamente a compromesso con chi mi sta vicino e non mi apparirebbe un atto di rispetto nei confronti degli altri rinunciare ad applicare le mie prescrizioni religiose per farli tutti contenti, ma mi apparirebbe un atto di irrispetto nei confronti della mia persona e di Dio il fatto che si osi pretendere da me una simile rinuncia.

Insomma rimettiamo le cose al loro posto, per favore. La mia vita è già abbastanza confusa così com’è e se ne parlo su un blog è proprio per chiarirmi e raccontarvi di un islam reale, fatto di cose belle, cose brutte e cose apparentemente innocue, magari anche stupide e poco importanti, che poi quando le perdi ti rendi conto che ti stai perdendo tutto e che quell’islam a cui tenevi tanto ti sta scivolando pian piano tra le mani e non sai più che devi fare per impedirgli di scapparsene via, per impedirgli di lasciarti lì da sola, senza più nulla. Vuota.

Perché succede proprio questo. Non è che “si parte da accettare un centrino e si arriva dritti all’inferno”. E’ che tu, per far tutti contenti, oggi rinunci a questo e domani rinunci a quest’altro e arriva un momento in cui ti sembra che il tuo islam può fare a meno di tutto e puoi non pregare, puoi metterti in bikini e puoi pure andare a cena con uno che non è musulmano e pensare di viverci insieme per sempre, immaginandoti proiettata in un futuro che sarebbe come un limbo, in cui il tuo islam sarebbe dell’anima e basta e pensare che sì, dai, forse va bene, forse si può vivere per sempre una vita così, dentro un islam soffocato.
E’ che tu, per far tutti contenti, rinunci all'unica cosa che fa contenta te e non capisci nemmeno perchè lo fai.

postato da: ksakinah alle ore 00:19 | Link | commenti (4)
categoria:intimerie