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venerdì, 12 dicembre 2008
TheGrinch[1]

Agli inizi di dicembre, come ogni anno, iniziano ad arrivare. Pacchi, pacchetti, pacconi, cesti pieni di qualsiasi cosa, confezioni di caramelle, cioccolatini e cremini, giochi, saponi e profumi, dolci e dolcetti. Insomma, ecco, ci risiamo. I regali.

Lo sanno tutti che io non li voglio. Continuo a dirlo. Da anni, continuo a dirlo. “Non-li-vo-glio!”

“Ma non sono mica per Natale, eh!” Nooooooo… Sono per Pasqua.

Ci sono cose che davvero non capisco. Le persone più care, quelle che dovrebbe conoscermi meglio e rispettare le mie idee – e la mia religione, soprattutto, come io rispetto la loro, eh, a costo di rovinarmi la mia – continuano a ritenere la mia persona quasi come “roba loro”, come se noi si fosse tutti un unico clan che, per forza, deve seguire pedissequamente un cliché stabilito una volta per tutte alla faccia dei diritti umani minimi dell’individuo.

Mah!

Insomma, dai. Per una volta guardiamo in faccia la realtà.

Ora, modestia a parte, io mi ritengo un raro esempio di islam perfettamente integrato e tollerante. Non sono una che prende e si mette a fare la preghiera ovunque capiti, non impongo alle persone che cenano e pranzano con me di togliere dalla tavola vino e salumi vari, a costo di tenermi la nausea e smettere di mangiare quando gli odori sono davvero insopportabili, proclamando con un sorriso che non ho più fame e pazienza, non vado in giro tutta bardata, quindi le persone che mi conoscono e si fermano a parlare con me o a salutarmi – poverini - non si vergognano di me e, se a Natale e a Pasqua imperterriti tutti continuano a farmi gli auguri, rispondo – pazientemente da anni – “Io non festeggio il Natale (o quello che è), invece auguri a te, visto che è una festa tua”. Però tutti continuano a farmi gli auguri. E i regali.

Per anni non me li sono presi, i regali. “Guarda, non ti offendere, io il Natale non lo festeggio, così ti ringrazio tanto della maglia, della sciarpa, dei guanti o del bagnoschiuma, ma il mio puoi darlo a mia sorella, sai. Magari cerca di ricordarti l’anno prossimo, risparmiateli ‘sti soldi, no?”.

Anni sono passati, anni e anni. E oggi ho già la casa tutta piena di regali di Natale. Per me, per la piccola e pure per i jinn del bagno, guarda.

Non è che sia haram prendersi i regali, intendiamoci. Invece la preghiera va fatta in orario anche se ti trovi in un luogo pubblico, il vino e i salumi sul tavolo bisogna chiedere di toglierli, noi si va in giro tutte bardate anche se i parenti poi si vergognano di girare con te e gli auguri di Natale non si danno.

Per i regali no, non c’è nessuna prescrizione a quanto ne so, quindi se te li fanno puoi pure pigliarteli e fartene ciò che vuoi. Però io i regali non li voglio. E mi sembra di parlare con i muri. E mi dà fastidio che di ciò che chiedo a nessuno importa niente.

Perché non dovrei sentirmi esasperata? Per quale motivo dovrei trattenermi dallo sclerare e fare brutto a tutti? Perché non dovrei chiudermi in casa con mia figlia per un mese e non aprire a nessuno, sfondassero pure la porta? Ma c’è per caso un dottore che prescrive la cura “regali di Natale” a chi ha il raffreddore, come unico e insindacabile metodo per guarire da ogni male influenzale?

Lasciatemi perdere, no?

Fatevi le vostre feste in pace e ci si rivede il 7 gennaio, quando è finito tutto ed è passata pure la sordità, magari.

Ecco, adesso per favore, spiegatemi cosa c’è di tanto bello nell’essere musulmani perfettamente integrati. No, spiegatemelo, perché io davvero non capisco.

Il problema è che – integrati o no – sostanzialmente siamo alienati comunque, chi più chi meno.

E’ inutile stare a raccontarci frottole giganti.

E’ che una, al posto di cercare di integrarsi, potrebbe semplicemente fare ciò che islamicamente deve e basta. Probabilmente le mie cose andrebbero molto meglio se, al posto di fissarmi sui regali, decidessi di pregare dove sono ovunque sono, chiedessi  di togliermi le cose che mi puzzano da sotto il naso, girassi comunque bardata e chi se ne importa e m’imponessi di non dare gli auguri e rispondere picche a chi me li fa. A questo punto i regali potrei spudoratamente prendermeli e vendermeli su ebay, che m’importa?

Però no, se mi comportassi così non sarei più una musulmana “integrata”.

Certo, sarei un po’ più musulmana, magari. Ma integrata non credo proprio.

Perché una musulmana integrata è una musulmana che si integra in mezzo agli usi e costumi di quelli che la circondano e sennò con cosa dovrebbe integrarsi?

Probabilmente sarei una musulmana più tranquilla, più dolce e più paziente e riuscirei anche a comportarmi molto meglio con i non musulmani, perché al posto di sentirmi integrata mi sentirei rispettata ed il rispetto è molto meglio dell’integrazione, perché l’integrazione è sempre una forzatura. Una specie di violenza che si fa sulle persone che, per un motivo o per l’altro, non si adeguano al cliché.

Comunque il problema non è mio, ma di chi interagisce con me.

A me la gente va bene così com’è. E mi sta bene che festeggino tutto quello che gli pare: Natale, San Gabriele e il dio Fauno. Facciano un po’ come gli pare.

E mi trovo perfettamente a mio agio con i non-musulmani. Ho amiche davvero care, ho cugine per cui stravedo, ho zie a cui racconto tutto e zii su cui posso contare. Non sono di quelli che hanno paura di sporcarsi di kufr a parlarci e a riderci insieme, non sono una che teme di perdere le proprie convinzioni islamiche se si mette a leggere un classico della letteratura inglese o tedesca, una che poi se li è scordati o fa finta di esserseli scordati i testi delle canzoni di De André o le poesie di Prèvert, non m’interessa starmene nel mio bozzolo protetto a contemplarmi la vita che vorrei, rinunciando a vivere quella che mi è stata data. Però attorno a me sono in molti a sentirsi minacciati dal mio “grado” di islam. In molti hanno come paura che da un momento all’altro il “grado” si alzi e che la pace – la loro pace – finisca. Sì, a volte ho proprio l’impressione che sia tutta una finzione, che fanno solo finta di sopportarmi, e che l’islam integrato che si auspica sia semplicemente quello che non deve esistere, quello che viene soffocato.

Manderei tutto all’aria, si sa, ma io non posso decidere di non “integrarmi”.

Non puoi svegliarti una mattina e dire: “eccomi, da oggi faccio così”, con una figlia da mantenere e il rischio che ti chiudano in una stanza e non ti facciano più uscire, perché sei pazza.

C’è che gli amici si rassegnano di più e quelli che ti rimangono sono quelli a cui interessi perché gli interessi e basta come persona, a prescindere da dove si va quando si esce o quando non si esce e dalla scuffola che porti in testa. Magari lì per lì ti guardano strano, ma poi si abituano, oppure cambiano strada quando ti vedono e va bene uguale, dai.

Con i parenti, nonostante l’affetto, è tutto più difficile.

Non riescono a farsene una ragione, se tu proprio non ci vuoi andare al loro pranzo di Natale!

Ma saranno fatti miei, o no?

Miei e di mia figlia.

E invece no. Mica la vuoi privare del mito di Babbo Natale e del panettone? Chi sei tu per toglierle il diritto di fantasticare come e quanto le pare? Chi sei tu per toglierle “lo spirito natalizio”?

Tutto il resto poi è un colpo al cuore. Rischiano l’infarto solo a vederti pregare velata. “Ma come? Dopo tutto quello che è successo???” “E sì, ti ricordi?, Sono rimasta musulmana, dopo quello che è successo, mica ho cambiato religione” “Beh sì, musulmana, ma… integrata, mica hai intenzione di rimetterti quel coso, non venirci più a trovare e farti di nuovo rinchiudere in casa da un islamico barbuto con la sciabola? E questa bimba, mica hai intenzione di mettere il burqa anche a lei?? E’ così piccola e delicata!! Devi lasciarle fare la sua vita, devi.”

Così, mentre io a quasi quarant’anni devo per forza fare la vita che qualcun altro decide per me, pena la clausura, la catastrofe, l’infarto di qualcuno o la clinica psichiatrica collettiva, mia figlia di sette anni scarsi deve avere il diritto di decidere che fare della propria vita, pensa te. Sono cose che mi lasciano davvero inebetita, queste.

C’era una volta una mamma single musulmana islamicamente divorziata che viveva dentro una famiglia cattolica in cui si era stabilito che la mamma single avrebbe dato alla propria figlia un’educazione islamica, in cui – si sapeva – non ci sarebbero state Pasque, Natali e Ferragosti e che, nonostante tutto, nessuno sarebbe morto di crepacuore, tantomeno la piccolina.

Un bel giorno il Natale arrivò e tutto quello che era stato stabilito – insieme alle promesse di rispetto reciproco e confronto e dialogo e a un sacco di altre bellissime paroline dolci - andò a farsi benedire alla faccia della mamma single, della piccolina, della carta dei diritti e del Vangelo.

Il problema non è l’integrazione ma, da entrambe le parti, il rispetto delle regole comuni, degli accordi che si sono stipulati, spesso alla luce di un certo senso etico che è anche un senso religioso. E da entrambe le parti ci sono quelli che le rispettano, le regole, e quelli che se le scordano. A Natale, se le scordano tutti, chissà perché. E pensare che sono tutti più buoni, dicono. Sarà. 

 

postato da: ksakinah alle ore 22:22 | Link | commenti (54)
categoria:intimerie