Rileggo un attimo una mail ricevuta qualche settimana fa e mi rendo conto che in realtà mi sono messa a parlare di altro al posto di rispondere... boh! Sto un po' confusa?
Diceva: Diciamo così, Dio è verità e Satana è illusione; quindi l'autenticità e la sincerità, ovunque portino, stanno con Dio e non con Satana. Quadra la mia giustificazione teologica del tuo blog?
E a me pare decisamente troppo “sufismo moderno”, per essere un interpretazione di arabeschi e mi dà da pensare. Davvero si capisce questo? Io la metto così. Qua sembriamo semplicemente tanti automi che aderiscono ad un codice prestabilito senza mai interrogarsi su nulla e invece non siamo per niente così, visti da vicino. Si ha un'enorme paura di dare dell'islam un'idea sbagliata all'esterno e quindi per questo ci si astiene dal manifestare se stessi e la propria peculiarità, come se un vero musulmano non dovesse più avere un'individualità. Eppure l'islam non è semplicemente ciò a cui aderiamo, un codice, una regola, un clichè, ma la nostra vita tutta intera, un cadere e rialzarsi senza fine, uno stare costantemente in bilico, chi più chi meno. Se si nega questo, si nega il senso profondo dell'islam che è la religione che concepisce l'idea che un ribelle pentito come Adamo possa essere un profeta e uno dei più importanti. Quindi non può caratterizzarci l'essere perfetti - o peggio robotici - che è solo utopia, e pure un’utopia malconcia, ma avere una direzione e tenersela a mente. Camminare e non sostare.
L’autenticità e la sincerità sono certo ottime cose, ma a me sembra che la cosa più importante sia il dilemma quotidiano che abbiamo dentro, non il regolarsi né l’esprimersi, ma la lotta tra il regolarsi e l’esprimersi. Insomma, per farla breve, essere ossessivamente ponderati, fermi e controllati, mi pare una cosa da frustrati che mal si addice al musulmano, ma essere autentici e sinceri e anche fieri della propria incapacità di autoregolarsi mi pare una roba più da hippies. Che islam è?


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Sta lì e aspetta. Per anni aspetta in silenzio. Poi il momento critico arriva e non c'è verso. Succede d'improvviso, che una lo voglia o no.