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domenica, 31 agosto 2008

65_RockBand[1]Sarebbe un cantante di fama internazionale. Sì, il padre di mia figlia sarebbe "attualmente l'unica alternativa a - metti - Ligabue".
Sul suo sito (che non linkerò mai e poi mai, dovessi fargli pubblicità!) - vabbe' sito, dai, quella paginina squalliduccia e caotica - così raccontano tutta la vicenda matrimoniale e islamica di questo divo della musica pop: "diventa musulmano sciita, e si affretta a contrarre matrimonii temporanei con tante ragazze, è circonciso e nel frattempo ha una figlia, (...),che ora ha 6 anni".
Stop.
In compenso, badate bene, e lo riporto senza correzioni ché certe delicatezze mi paiono proprio inopportune:
"l'estate dell'anno scorso andato 12 giorni in siria, ora sta per partire per 2 settimane in iran,paese che lui definisce la sua seconda patria...è abilissimo a far perdere le sue tracce, e non è per nulla attaccato a una città particolare, un paese, una persona di qualsiasi sesso, eccetto per Colui che lo ha creato..."

Sconvolta. Sono proprio sconvolta e allibita. E, se non fossi già senza un filo di voce e con il mal di gola a tremila e quindi già senza parole, sarei rimasta pure muta per un mese o giù di lì. 

Pare un uomo meraviglioso, 'sto Mohammed Nicolino Alì versione rock che descrivono lì.
Una pagina che ad aprirla ci metti tipo un quarto d'ora, se c'hai almeno 1 giga di ram,  grafica patetica, contenuto nullo, notizie false o, tutt'al più, contraffatte. La conferma che ormai basta un'operazione mediatica, e pure di bassissima portata, affinchè uno psicopatico diventi un personaggio mitologico della cultura pop internazionale! Preoccupante e disarmante.
E quasi mi stavo per innamorare di nuovo a leggere e ascoltare i nuovi versi di 'sto vip fantastico, così solo, ma così libero e artista, così impegnato politicamente e civilmente e poi, dai, così famoso!!

Ma pensa 'sto fiorellino mio! E chi ce lo doveva dire che c'ha un papà famoso che fa i tour, i contratti con le case discografiche più chic e che se ne va in giro per il mondo, acclamato e osannato da tutti?
E com'è che finora non mi sono accorta di nulla. Ma son proprio una pirla, dai, ma dove vivo?
Comunque prendo appunti, non si sa mai: una delle sue canzoni devolve parte del ricavato delle vendite ad una certa fondazione che si occupa -  indovinate di cosa? - di bambini!! Sì, di bambini orfani e di bambini soldato.
Mentre sua figlia campa, si veste, gioca e va a scuola con il lavoro nero di una delle "tante ragazze", con cui avrebbe contratto uno dei tanti suoi "matrimoni temporanei" sciiti, lui - l'ex-barbuto sunnita filo-talebano - devolve il ricavato delle vendite dei suoi cd ad una fondazione tal dei tali che si occupa di bambini orfani e di bambini soldato. Ma bravo! Ed io che pensavo si fosse finalmente deciso a curarsi  con mega-fleboni di potente anti-psicotico neuro-calmante! Ingenua che sono! E illusa.

foto: postrockinitalia.blogspot.com

postato da: ksakinah alle ore 18:30 | Link | commenti (38)
categoria:intimerie
sabato, 30 agosto 2008

klee[1]E se fosse stato un marito bravo e se avessi potuto fidarmi e se le cose non fossero andate come sono andate?
Ogni giorno ci ho pensato. Per cinque anni ci ho pensato ogni giorno. 
E se  fosse stato non dico "bravo", - e mi pare davvero pretendere un po' troppo, visto che io brava non lo sono proprio per niente - ma che ne so, dai, almeno accettabile? Accettabile sarebbe stato fantastico, guarda!
E se, dopo tutto il finimondo, avessi avuto la forza di restarmene da quella sorella che mi aveva ospitata e coccolata prima del matrimonio e regalato i suoi vestiti, i suoi veli e il suo niqab più bello?
E se me ne fossi scappata, di nuovo scappata, quando davvero mi sembrava d'impazzire a vivere così, con i sabo', perchè non si dovevano vedere i piedi, i camicioni e guai se si scopriva un po' di polso, però comunque senza hijab? E senza equilibrio, soprattutto.
E se ci fosse stata una soluzione, una qualsiasi?
E se mi fosse arrivata un'altra possibilità, come ti arrivano, proprio quando è davvero ora che ci sia un'alternativa?
Il punto critico del disegno infinito.
E invece no. Non arrivava.
Passavano gli anni e no. Non arrivava.
Non facevo che pensarci. Per cinque anni non ho fatto che immaginarmi altro: un'altra possibilità, un'altra vita, una condizione che mi avrebbe permesso di vivere in "quel" modo, l'unico vero, l'unico giusto, l'unico possibile, almeno per me, almeno allora.
E chi sarei oggi, se le cose fossero andate come i miei presuntuosi desideri pretendevano che andassero? Una donna col niqab, certo, ma una donna cervellotica ed emozionale, dirompente e sorridente, tal'e quale a come sono oggi.
Dici di no?
E chi può dirlo?
Il fatto è che invece sotto quel meraviglioso niqab fui una persona notevolmente peggiore di quel che sono oggi.
Perchè assecondai le follie e le eresie che mi circondavano, nell'inceretezza che quello potesse pure essere islam, non si sa mai. Tutti dicevano che lo era. Chi ero io per contestare? Ci provavo, certo. Ma non lo facevo con la forza necessaria. Non lo facevo con determinazione, perchè mi ero proprio scordata come avevo fatto a decidere che l'islam sì e tutto il resto no.
Perchè calpestai tutti i miei affetti e ferii un sacco di gente, solo perchè dovevo fare tutto e bene e al diavolo tutti, tanto sono kuffar, che m'importa.
Perchè in un solo momento bruciai su un rogo tutto ciò che nella mia vita c'era di brutto, ma anche tutto ciò che c'era di bello, scordandomi completamente che islam è "discrimine", non "distruzione". O peggio, censura.

Il mio niqab lo ricordo come un intenso ramadan, durato tre mesi.
Un ramadan difficile e disperato, in mezzo a orde di shaytanin che se ne andavano in giro tra il bagno e le lenzuola e, chissà perchè, non ci lasciavano mai in pace. Pensa te.
E così mi rimane difficile pensare che l'islam degli altri sia tutto rose e fiori e fragoline. Sarà pure vero, che ne so?
Per me, allora come oggi e come sarebbe stato se fosse andata diversamente, il vivere islamicamente è una lotta continua, un dimenarsi tra la voglia di abbracciare il mondo tutto intero e amarlo infinitamente e il bisogno di lasciare tutto e pensare solo a me e a quello che fa bene alla mia anima, a quella sensazione di sakinah, a quando finisci di pregare e dici "Majiid" e piangi e sei contento.
Ma c'è da chiedersi se vale davvero la pena di distruggere, boicottare, censurare e bandire ogni cosa che non sia consona e di scavalcare cinicamente ogni ostacolo che troviamo sulla via, pur di assaporare, più e più volte, il gusto di quel momento: dire "majiid" e piangere contenti e soddisfatti, ma con delle colpe addosso che nemmeno siamo in grado di vedere. Perchè tanto il kufr...

postato da: ksakinah alle ore 02:58 | Link | commenti
categoria:intimerie
venerdì, 29 agosto 2008

 warhol[1]"A volte è utile, una scatola - mi dicevo in questi giorni - Devo assolutamente  trovarne una entro lunedì, infilarmici dentro e riuscire a ignorare tutto quello che succede attorno".
Eh sì, mica si scordano facilmente certe cose. Ci sono validissimi motivi, a volte, per aver voglia di vivere dentro una scatola, una scatola in cui nessuno ti tedia, perchè fai cose strane e non sei tu, dicono loro.  E invece, col ramadan alle porte, ti sembra scatola tutto il resto: la colazione, il lavoro, il pranzo, la tracheite, chi ti dice che sei pazza, ma stai male, ma non mangi?, ma dai, solo un'insalata, e che ti fa un'insalata?, ma davvero nemmeno l'acqua? Ma che vuoi morire?
No, voglio una scatola.
Improvvisamente mi ricordo perchè era così comodo "stare dentro", a che mi serviva tutta quella distanza tra me e il mondo, perchè tutti quei paletti: bandire la musica, le immagini animate, i toppini, il bikini, il piercing e i bar. Quel bisogno di niqab.
Ma sei pazza? Vuoi annullarti? Come farai a vivere?
Mentre io continuavo a chiedermi come avrei fatto a vivere altrimenti, visto che sembrava tutto così difficile e c'erano ostacoli ovunque. Perfino pregare sembrava un'utopia. E allora lasciatemi perdere - mi ripetevo.
Il ramadan sta proprio lì, in mezzo a tutte quelle strane cose dell'islam che sono dettate da una ragione occulta - che apparentemente sembrerebbe follia pura e pure masochismo, se volete - e che però non ci vuole un vate per vedere che invece no: è una cosa bella e sana e fa bene all'anima e che, sì, varrebbe la pena di chiudersi in una scatola per sempre, pur di avere la possibilità di viverselo in santa pace e di gustarselo tranquillamente.
Oppure, ancor meglio, si dovrebbe avere il coraggio di sfondarla proprio la scatola e non essere più quella dell'islam e del ramadan e della salat e poi anche quella del lavoro, del mondo, dei parenti e della vita, ma un tutt'uno. E invece tutti, indistintamente, non fanno altro che chiedermi, implicitamente, di scegliere in quale scatola abitare.

postato da: ksakinah alle ore 23:49 | Link | commenti (9)
categoria:intimerie
martedì, 26 agosto 2008

456f4225658366f1ec94e4a2fb51d510[1]Ci sono pure quelli che la chiamano incoscienza, questa cosa. Io la chiamo fiducia nel futuro. Fede. Tutt'al più tranquillità.
Non mi agitano le minacce, non ho paura della carestia, non penso mai al peggio. A tutto c'è una soluzione, mi dico, e nessuna sventura arriva per essere davvero tale. Magari è solo uno stimolo a guardarsi attorno, il segnale che qualcosa sta cambiando, che qualcosa deve cambiare, che non puoi sederti sugli allori e contare su ciò che credi ti spetti di diritto, perchè di diritto non ti spetta niente, sappilo.
E un po' tutto questo mi fa ridere e mi rende leggera.
La verità è che sono ancora e sempre troppo curiosa di vedere come va il mondo, di sapere cosa c'è dietro l'angolo, di osservare fino a che punto ci si possa stordire la coscienza tanto da ritenere che il tuo lavoro qualificato valga 1000 e il lavoro qualificato di un altro 0,00001, solo perchè quell'altro non sei tu.
Pazientemente aspetto, attonita, di vedere dove andiamo a finire. Fino a che punto.
E me la rido perchè, nel frattempo, rinunciando a questo e a quello, nonostante il lavoro nero sottopagato, mi sono coperta le spalle e le paure. Non ho molto, ma posso fare a meno di molto di più. Vivere serenamente in una specie di eterno ramadan ha davvero i suoi vantaggi e il vantaggio più grande è quello di abitare interiormente un mondo capovolto in cui non sono mai il più ricco, il più potente e il più cinico a vincere davvero.

postato da: ksakinah alle ore 12:10 | Link | commenti (14)
categoria:intimerie
lunedì, 25 agosto 2008

esher_hands[1]Ho appena scoperto di essere diventata un libero professionista vero. L'ho scoperto per caso, chiedendomi come mai fosse passato circa un mese e mezzo dal mio ultimo stipendio e chiedendone motivo al mio capo. "Ormai sei un libero professionista, è ora che cammini con le tue gambe. Devono essere i clienti a pagarti, d'ora in poi, mica io".
"Ah!"
Certo, l'ho chiesto io. "Basta lavorare in nero!", ho detto. "Iniziamo a fare sul serio".
Convinta che fino a quando avrei lavorato per lo studio, sarebbe stato lo studio a pagarmi e che, solo dopo aver iniziato ad espletare i lavori degli incarichi, sarebbero stati i clienti. E invece no. Tu lavori per lo studio tre mesi e nessuno ti paga, poi lavori per i clienti e pure per lo studio un altro po' di mesi e nessuno ti paga, poi - sicuro - fai brutto a tutti e, a questo punto, forse, qualcuno ti paga.
Forse.
Peccato averlo saputo dopo aver buttato, a lavorare in proprio, i miei quattro giorni di ferie, ovviamente non retribuite. Tanto ormai posso lavorare in proprio quando voglio!
Beh, ci rifaremo.
Senza dubbio.
D'altra parte la cosa bella del professionista è questo essere anche libero. Deve pur voler dire qualcosa, quel libero, no?
E pensare che volevo fare la casalinga. Beh, anche il muratore non mi pareva male, a vent'anni.

postato da: ksakinah alle ore 01:44 | Link | commenti (9)
categoria:intimerie, anarchitettura
lunedì, 18 agosto 2008

4275_s0001085L’essere religiosi, per i più, consisterebbe nel credere in ciò che sta scritto su un libro o su una serie di libri o credere in ciò che si tramanda. Niente di più dogmatico, assurdo e irrazionale, se ci pensiamo. E niente di più caotico, anche. Perché credere nella Bibbia e non nei Veda, perché scegliere Epicuro e non Plotino?

Di libri escatologici ne esistono a bizzeffe, anche quelli che apparentemente non parlano di metafisica celano un preciso sistema filosofico al loro interno. Tutta la letteratura antica e moderna è piena di religiosità o di anti-religiosità che è comunque un modo di esprimere un sistema.

 In realtà, l’essere religiosi è cercare, cercare e cercare. E non solo sui libri.

Tempo fa Thekra mi chiese di scrivere qualcosa su come e perché mi sono avvicinata all’islam, su che cosa mi ha convinta e su come è stato il mio approccio iniziale.

Probabilmente dovrei iniziare da Eraclito, incastrarmi con Richard Bach e fermarmi a Nietzsche. Dentro ci sarebbero l’adolescenza, le comitive, i primi amorini e il guardarsi attorno e il guardarsi dentro e già vedere che c’è qualcosa che non funziona, che le scale di valori proposte non convincono, che bisogna camminare da soli e parecchio pure.

Nel giro di un anno misi in discussione tutto il sistema filosofico cattolico e l’apparato sociale da esso prodotto. Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali. E qui mi fermai.

Dopo aver fatto tabula rasa, potevo iniziare la mia personale ricerca senza intralci.

L’esperimento inizia così, quasi come una sfida, una scommessa, un teorema da dimostrare.

Ipotesi n. 1: nel caso in cui esista un dio la vita deve avere un senso, un suo ordine nascosto, una sua legge.

Ipotesi n. 2: Nel caso in cui esista una legge, essa deve essere rintracciabile nelle conseguenze dell’agire umano, nella relazione che esiste tra l’agire e gli effetti che esso produce all’esterno e nelle ripercussioni che dall’esterno ritornano alla fonte.

A 16 anni ero atea, perché non potevo credere in un dio fino a quando non lo avessi visto in azione compormi sotto il naso, pezzo dopo pezzo, un mondo sensato, convincente e funzionante.

Intanto io guardavo, mi buttavo a capofitto, prendevo appunti e il disegno lentamente prendeva forma, ma con dei buchi che parevano voragini e avevo quasi le vertigini. Però continuavo a buttarmi a capofitto.

Sbattendo i denti sulle cose della vita e guardando anche altri sbatterli un po’ in giro avevo iniziato a vedere come, oltre ad un rapporto di azione e reazione (contrappasso), gli eventi della vita sono anche retti da un rapporto di effetto-causa, come se tutto ciò che ci capita in realtà non ci capita proprio per niente, ma sta là ad aspettare esattamente noi e a sfidarci.

Questa constatazione implica un’altra scoperta e cioè che alcune manifestazioni empiriche seguono leggi che non hanno nessuna relazione con le leggi fisiche e che quindi esiste un livello superiore a quello fisico che, a volte, ne determina l’andamento.

Nello stesso tempo l’esperienza insegna che, anche quando crediamo di essere spiritualmente liberi e autonomi, non lo siamo veramente, perché siamo prigionieri del nostro “volere”. A volte l’esigenza di soddisfare i desideri ci porta a compiere azioni insensate e quanto più forte è il desiderio, tanto più per soddisfarlo siamo disposti a cedere a compromessi e a fare cose che non avremmo mai pensato di poter fare.

Ovviamente, attraverso il nostro volere, anche noi stessi soggiacciamo a una qualche legge superiore che ci guida. Non siamo per niente liberi e consapevoli, come atei, agnostici e materialisti suppongono. Siamo solo burattini in balìa di forze sconosciute. Crediamo di essere artefici della nostra esistenza e in realtà ci siamo impigliati dentro.

Credo che Michelangelo abbia espresso meglio di chiunque altro la condizione di schiavitù nella quale ci troviamo prostrati e il bisogno fortissimo di elevarsi da questo stato di assoluta cecità.

Per risolvere questo problema, per vivere consapevolmente  e liberarci, occorre educare la propria mente e il proprio corpo.

Le religioni non avrebbero alcuna ragione di esistere se non suggerissero una via da percorrere, un modo per autoeducarsi al bene, una maniera di migliorare se stessi per fare in modo che, attraverso l'acquisizione di un punto di vista più ampio, una parte dell’invisibile ci diventi visibile e ci dia una direzione, facendoci scoprire che , in verità, il mondo è sorretto da leggi che funzionano.

Perfino il buddismo che non contempla la necessità di una prospettiva escatologica, suggerisce una via – una pratica – per ritrovare il proprio centro e non farsi ammaliare da desideri vani che servono solo a distrarci e a rimbambirci.

 

Quando è arrivato il Corano, il mio puzzle aveva già iniziato a formare un disegno con il quale il testo coranico si accordava alla perfezione.

E non solo.

Avendo avuto modo di studiare varie religioni e pratiche iniziatiche, ho avvertito subito l’attenzione che la via islamica pone al “restare con i piedi per terra”, raccomandando seri accorgimenti per non volarsene via, per non vaneggiare come i mistici, per non oltrepassare la soglia oltre la quale c’è solo il delirio.

Non ho scelto l’islam tra mille religioni possibili, ma l’ho semplicemente “riconosciuto”. Ciò che avevo cercato tra le pieghe della vita, il senso dell’esistenza, era qui, era l’islam. Non si trattava semplicemente di credere in un libro, ma di credere nella vita stessa, nell’archetipo celeste che si disvela attraverso ciò che succede, a ben guardare mai per caso.

Ciò che è arrivato a convincermi in profondità è soprattutto questa peculiarità di anteporre la consapevolezza alla fede. Non mi sarei mai definita musulmana, se non avessi capito che l’islam è una via di consapevolezza, prima che di fede.

 

Accertata la corrispondenza tra le leggi craniche e le leggi naturali e spirituali che governano il mondo, si trattava di mettere in pratica la via suggerita, per verificarne la validità.

Il nuovo esperimento ebbe inizio fin da subito e funzionava più o meno così:

Dati:

  1. Dio esiste e il cosmo è una manifestazione delle sue leggi;
  2. Il Corano è un libro rivelato che suggerisce una via da seguire per staccarsi con dolcezza dalle cose materiali e acquisire una volontà libera e consapevole.

Modalità di verifica sul campo:

  1. Fare esattamente tutto ciò che viene consigliato dal Corano e dalla Sunna;
  2. Momentanea sospensione del giudizio (mettere il cervello sott’aceto, come s’è detto).

E questo fu, propriamente, “convertirsi”: un’autoriprogrammazione, ovviamente necessaria per le finalità che mi prefiggevo.

Per quale assurdo motivo un musulmano dovrebbe praticare così tanto? Perché cinque preghiere e non una al giorno o una alla settimana, perché l’hijab, perché la sunna, entrare in bagno con il piede destro, perché?

Ma non è una follia? Tutto questo non cela una segreta volontà di scimunirsi? Non è forse un ottimo modo di alienarsi e non vivere più?

Certo lo è, se tutte queste cose vengono fatte perdendone il senso profondo, che è quello di modificare il proprio pensiero infondendoci dentro l’idea dell’Unico, un’idea di Purezza, Misericordia e Totalità.

Lo è se dentro il nostro pensiero cerchiamo di infilarci l’odio per i kuffar e la rabbia per non poter praticare al meglio, a causa dell’ignoranza e dell’intolleranza di chi ci circonda. Lo è se, pregando, ci permettiamo di maledire chi non fa questo e quello. “Siano maledette quelle che si tolgono le sopracciglia e quelle che se le fanno togliere”. E noi, a pappagallo, senza capire niente del senso profondo dell’hadith, “che siano maledette, certo”.

Non lo è, nel caso in cui si consideri l’islam un cammino iniziatico  e cioè un cammino spirituale preparatorio non solo all’aldilà, ma anche e soprattutto all’aldiqua, un allenamento che ci permette di gestire il tempo che ci resta lavorando sulla nostra anima in modo che ci si allontani nel modo più dolce e delicato possibile dalle cose materiali, imparando pian piano ad assumere un rigore spirituale che ci serve per affrontare con criterio i fantasmi contro i quali, senza accorgercene, combattiamo ogni giorno.

 

Le considerazioni conclusive dell’esperimento si riassumono più o meno così:

-         La pratica che si chiude alla vita e alla molteplicità dell’esperienza sensibile, proprio come il misticismo, porta all’alienzazione, a volte anche al delirio, e allontana dall’islam.

-         Affrontare e sciogliere i nodi fondamentali della propria vita, assumersi le proprie responsabilità e accettare il ruolo che ci è stato dato nel contesto in cui ci troviamo è propedeutico alla pratica.

-         Rifiutarsi di assolvere ai propri doveri sociali, familiari e spirituali e fuggire via in un luogo in cui è più facile applicare le regole annulla gli eventuali benefici derivanti dalla possibilità di esercitare una pratica migliore.

La via islamica, dal mio punto di vista, non può essere semplicemente cercare e trovare un’ampolla in cui praticare a occhi chiusi senza più scocciature, ma affrontare la vita quotidiana, ponendo attenzione prima di tutto alla risoluzione delle sfide che, non a caso, ci sbarrano la strada. La pratica va inserita all’interno dell’esistenza che ci è stata assegnata nella misura in cui ci aiuta qui e ora a migliorare il nostro rapporto col mondo, è da scansare nel caso in cui concorre a peggiorarlo e a peggiorarci.
Non lo dico perché non ho abbastanza fede per credere che tutto l’apparato che ci è stato fornito sia ineccepibile. Lo dico perché le istruzioni che ci sono state fornite prevedono anche l’utilizzo delle capacità critico-setlettive insite nel nostro intelletto. Alhamdulillah.

Se l’islam fosse solo avere fede e abbandonarsi, succeda quel che succede, io no, non potrei essere musulmana.

 

Alcune delle mie considerazione possono essere completamente sbagliate o incomplete, altre saranno confuse o tendenziose, ma mi pare islamicamente auspicabile rimettersi in discussione ogni giorno, perché non ci troviamo in un punto di arrivo, ma solo all’inizio di un cammino sensato.

postato da: ksakinah alle ore 21:37 | Link | commenti (75)
categoria:metafisica
lunedì, 18 agosto 2008

Arrestato tre anni fa per "terrorismo internazionale" e poi assolto e scarcerato, Abdelmajid Zergout, l'imam di Varese, ora rischia l'estradizione in Marocco, con le eventuali conseguenze che questo potrebbe comportare.
Se una comunità islamica italiana esiste, come minimo ha diritto che un proprio esponente arrestato subisca un processo regolare e trasparente, qui, sotto i propri occhi, perchè ha diritto di sapere se è colpevole, di cosa è colpevole per l'esattezza, oppure se, come è già stato dimostrato precedentemente da un tribunale italiano, ancora una volta innocente.
Inoltre, estradare quest'uomo potrà essere legale, ma di certo è incostituzionale e tutelare la costituzione dovrebbe essere interesse di tutti gli italiani, sennò che diamine dovremmo farcene di una bandiera, di un inno nazionale e di uno Stato?

postato da: ksakinah alle ore 18:23 | Link | commenti
categoria:pippa e la rivoluzione
venerdì, 15 agosto 2008

arcimboldo[1]Da più parti mi si chiede cosa ci trovo di così interessante negli attacchi apparentemente gratuiti di una kafira nei confronti della comunità islamica e si ipotizza una semplice manifestazione di grande amicizia, come se io fossi solita dimostrare l'amicizia dando ragione alla gente quando dice boiate.
Probabilmente sono anni che mi arrampico sugli specchi per modellare l'islam che mi circonda appiccicandogli addosso un senso critico, una carica speculativa, una voglia di interrogarsi.
Ci ho provato, riprovato e strariprovato, però ad un certo punto ho proprio perso la pazienza, perchè non si può fare comunella sulla sorellanza, come fossimo un gruppo di fans del club dei Tokyo Hotel.
Insomma, pensavo fossimo tenute a "fare l'islam italiano", noi, nel nostro piccolo. Pensavo fossimo tenute a dare alle sorelle e ai non-musulmani un quadro oggettivo e critico della situazione, un approccio intelligente. Credevo dovessimo fare ricerca e mai proselitismo sul nulla. Ero sicura che, come me, tutte le sorelle avessero un gran bisogno di riflettere sul cos'è essere musulmana oggi e su come si può e si deve interagire con il resto del mondo. Su quante e quali possibilità abbiamo di sopravvivere a prescindere da una intelaiatura di sottofondo e con quali modalità.
Invece, col tempo, mi sono dovuta convincere che questo tipo di ricerca interessa solo me. Mi son detta va be', pazienza. Mi faccio il blog intimista e scrivo post sulle mie zucchine, i miei pomodori e i miei cavoli.
Non è mica la fine del mondo. Ma è evidente che ciò non è possibile. La lingua batte dove il dente duole e pare andassi un po' come "riconvertita". Chissà perchè.
Guardate che pure io ho fatto di tutto per mettermi il cervello sott'aceto, in attesa dell'arrivo di qualche sapiente che mi venisse a disvelare cosa dovevo fare e come lo dovevo fare qua e ora. Ma un sapiente c'ha la vita sua, il suo contorno sociale, il suo status e non ha la più pallida idea di come si può vivere islamicamente la vita mia.
Ci stavo pensando qualche giorno fa a come mi sono "scoperta" musulmana, ad un certo punto, a com'ero musulmana quando non ero ancora "convertita". Poi mi hanno detto: ora basta pensare, scervellarsi, riflettere. Metti il cervello sott'aceto e d'ora in poi c'è un libretto delle istruzioni qua, nella tasca. E, per me, quello fu "convertirmi". Probabilmente non mi sono mai convertita abbastanza, perchè ho sempre dato spiegazioni, scientifiche o esoteriche, a tutto ciò che facevo. E non ho mai smesso di confrontare il libretto delle istruzioni con la vita stessa, dovessi perdere la bussola tra le righe che si accavallano, non si sa mai.
Lo fa in un modo irritante e a volte anche aggressivo, ma dal punto in cui si trova, dentro o fuori non m'interessa, tenta di dire sull'islam delle cose che mi ricordano perchè sono musulmana e perchè ha senso continuare ad esprimerlo.
E riflettere su ciò che dice non costa nulla, almeno a me.

postato da: ksakinah alle ore 06:34 | Link | commenti (2)
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione
martedì, 12 agosto 2008

grande moscheaRonchamps - esternoronchamps- intgoetheanumchiesa sull

Circa un mese fa, con un collega, mi sono ritrovata a visitare una chiesa neocatecumenale in costruzione. Impianto paleocristiano, filologicamente ineccepibile, sala ottagonale, campanile molto simile ad un minareto e cupola ottagonale in rame verniciato in oro, patio coperto in plexiglass, sale, celle e ludoteche tutt'attorno, matroneo nella parte superiore della chiesa non ancora accessibile e che, forse, diventerà definitivamente magazzino. Una struttura davvero molto grande, con dentro la casa del parroco ed eventuali abitazioni per volontari. Grandioso. Superfici lisce e bianche, vetro lucido a specchio, dall'esterno scorci panoramici e suggestivi, anche.
Tornando in macchina il collega mi fa: ti piace?
- Non so, credo di sì, è una cosa così "grande", e poi è una chiesa neocatecumenale...

Ci sono delle regole, pensavo, non è che progetti come ti pare, ti dicono dev'essere così e colì... Bisogna fare ricerche, mettersi a studiare com'erano le chiese dei primi secoli, analizzare, capire, vedere, cercare... Sì, è bella, mi piace credo, ma...

- Secondo me è fredda, sentenzia il collega. Inutile tergiversare, ha ragione lui.
Mi dice che l'architetto che l'ha progettata è uno che si occupa proprio di queste cose, uno che ne progetta a bizzeffe di chiese neocatecumenali, uno che ha studiato assai, uno che ha fatto ricerche, verifiche, approfondimenti, non un pinco pallino che improvvisa e che, sì, questo è esattamente ciò che la comunità richiede.
Questo genere di chiesa, va benissimo.
La comunità neocatecumenale vuole cose così.
Penso a Michelucci, alla chiesa sull'autostrada, a Le Corbusier che era ateo e pure antipatico da morire e a quando ho messo piede a Ronchamps e che a confronto perfino il Goetheanum da cui provenivo mi sembrava poco spirituale, quasi parlasse una lingua troppo cervellotica, rispetto a quella che ci parla dentro l'anima.
A me pare che l'islam di cui sento parlare da quando ho conosciuto l'islam stia diventando troppo come quella chiesa, una struttura con un impianto anacronistico, realizzata con materiali nuovi e che può suggerire, dall'esterno, qualche suggestione generica, ma che, di fatto, comunica ordine, regola, filologia, freddezza e, per niente, spiritualità.
Io non posso viverci dentro una moschea che fa a gara con il cupolone a chi arriva più su e non penso che le moschee di oggi debbano ripetere le forme antiche del Medio Oriente, ripeterne i fasti in certi ghirigori o merletti, imitarne l'impianto, la cupola, il minareto o il patio.
La moschea in cui abito è espressionista, organica e perfino decostruttivista. Potrebbe essere il legno e vetro, ma pure in ondulino o di terra, potrebbe avere decorazioni astratte, neodadaiste o informali.
Sottende un impianto antico, ma non lo manifesta. Ha forme contemporanee, fatte di curve e spigoli che si armonizzano in plurifonia, non in armonia.
Insomma, con niqab o no, vivo qui e ora, non so se mi spiego.

*Foto: da sin a dex - Grande moschea di Roma (Portoghesi), Chiesa di Ronchamps, interno e esterno (Le Corbusier), Goetheanum (Steiner), Chiesa sull'autostrada (Michelucci).

venerdì, 08 agosto 2008

Nadia è una giovane marocchina, alla ricerca di una religiosità più pura e più vera di quel mix di moda e tradizione che fa dell'islam un'etichetta come un'altra, senza importanza. La capisco perfettamente, Nadia, e so di cosa parla. L'islam è un insieme unico, si dice tra di noi, o prendi tutto il pacchetto, oppure non hai assolutamente nulla.
Ragionamento impeccabile.
Può succedere però di dover scegliere tra l'islam che si vede e l'islam che non si vede. Per le neofite è normale dover fare questa scelta necessaria. Se sei fortunata ti sposi un arabo e anche se la tua famiglia ti sbatte la porta in faccia appena ti vede col velo in testa poi se ne fa una ragione quando nasce il primo batuffolino e non ce la fanno a resistere e ti si filano pure col velo e pazienza. Indossare il velo e vivere in casa con un marito musulmano significa anche essere liberi di praticare davvero: pregare in orario, studiare i tomi, mandarci tuo marito al bar a comprare il gelato, non dare la mano agli uomini ( enemmeno al notaio quando concludi un atto) perchè porti il velo e la gente ti capisce quando dici, "uè sono musulmana e la mano non te la do, arrangiati". Ti chiudi nel tuo bel mondicello e, sì, lo so che si sta bene, laggiù. Me lo immagino.
Ad altre però va un po' peggio. Come sapete, ci ho provato anch'io, ma poi, dopo anni che tutto era andato male, tra l'islam che si vede e quello che non si vede ho scelto quello che non si vede, perchè per me era più importante. Non li potevo avere entrambi, io.
Scappare - di nuovo - di casa, portandomi dietro mia figlia, dentro un mondo di cui non mi fidavo più e (forse) riuscire a praticare come si deve e a fare tutto ciò che ritenevo necessario?
Continuare a sperare di andarmene prima o poi e intanto vivere come una zombie, odiando tutto e tutti, perchè non potevo avere l'islam che dicevo io?
Oppure accettare la strada che Allah - SWT - aveva scelto per me e andare avanti ringraziandoLo in ogni momento per tutto quello che di bello e di brutto ho avuto e avrò dalla vita.
Alla fine, dopo averci pensato e sofferto per anni, ho scelto l'ultima opzione.
Ed ora sono in pace. Con me, con Dio e col mondo.
Certo, potevo scegliere questa via sin da subito. Ma preferisco le escursioni alle scorciatoie.
Condannatemi pure, qua e ora. Io non potevo giocarmi l'anima per la forma. E Allah ne sa di più.

L'obiezione che probabilmente viene da fare è: ma il tuo è un caso particolare, non puoi diffondere questo islam-fai-da-te sul tuo blog.
Un musulmano "vero" non va dicendo in giro che l'islam che non si vede è meglio! Non si può. E' haram.
Già!
Ma non è haram se sai che, in realtà, l'islam-fai-da-te è quello che si perde nella forma e dimentica la sostanza, quello che a botte di hadith è capace di fare e farti fare cose aberranti, quello che è un tunnel in cui il tuo pensiero non può più pensare, quello che è tutto haram e devi stare attento pure a come ridi, a come parli, a come cammini e a come appoggi la mano per terra. Lo sapete, no, che ci sono hadith che ti dicono pure come devi mettere la mano a terra quando ti siedi?
Credo di essere stata molto vicina all'alienazione e alla paranoia, in questi anni. Ho preferito essere una disadattata pur di non fare cose che ritenevo haram, anzi che SONO haram a tutti gli effetti, perchè così è scritto.
Ma che islam è un islam che ti costringe a diventare paranoico e disadattato, che valore ha, a che cosa porta veramente?

Io credo che dobbiamo essere "sani", prima di tutto. Il tuo islam non vale più niente, se nel frattempo sei impazzito e te ne sei andato sulla luna. Si condanna tanto il sufismo per questo, ma la pratica ossessiva fa lo stesso effetto della preghiera estatica, solo più devastante, perchè rovina anche gli altri, oltre che te stesso.
Il mondo soprasensibile non è un mondo popolato da esserini che sghignazzano e t'inseguono, mentre tu scappi, ma è un mondo fatto di forze che ci stanno dentro e ci stanno a fianco: la paura, la cieca passione religiosa, il vortice dei pensieri circolari sono demoni che possono portare le persone al delirio, facendo credere loro che, sì, l'islam è questo.
Ma no, non lo è.

postato da: ksakinah alle ore 02:33 | Link | commenti (8)
categoria:metafisica, intimerie, pippa e la rivoluzione
mercoledì, 06 agosto 2008
"Io dico che immaginare i jinn nei tubi della cucina NON è islam. Che non fare sedere a tavola la moglie quando ci sono ospiti NON è islam. Che passare la vita a stressarsi sulle microregole fino a rimbambirsi NON è islam. Che giudicare miscredenti la stragrande maggioranza delle donne di qua per una cavolata come lo smalto - ma tu pensa la faccia che farebbero loro, a sentirsi giudicate da ’ste italiane nate ieri quando loro sono musulmane da secoli - NON è islam.
Che mettersi in una bolla NON è islam. Che fare setta con lo slang di 4 parole arabe ripetute come degli abracadabra NON è islam". *
Oppure sì?
Non credo serva girarci attorno. Ovviamente anch'io penso che sia tutto molto carino e molto folkloristico, ma se nell'islam avessi cercato il folklore c'ho una tradizione atavica nella mia terra di 'ssaltarelli e 'ddu botte**. Non mi serviva sfasciarmi la vita così, per il folk.

** sorta di fisarmonica dai suoni acuti.
postato da: ksakinah alle ore 16:55 | Link | commenti (59)
categoria:pippa e la rivoluzione
mercoledì, 06 agosto 2008

Non so se esistono altri modi di arrivarci, ma io all'islam ci sono arrivata per via induttiva. Mi guardavo attorno e vedevo che la vita funzionava in un certo modo, che seguiva certe leggi. Quando ho scoperto che il Corano raccontava proprio questo e che forniva delle formule da seguire per vivere tranquilli, ho scoperto di non avere altra scelta, se non quella di vivere islamicamente.
Ovviamente non avevo la più pallida idea di che cosa questo significasse e lì per lì avevo capito bastasse seguire certe prescrizioni alimentari - che per me significava anche cambiare vita - e pregare. E fino ad allora vivevo felice, toccavo il cielo con un dito. Letteralmente.
L'uragano arrivò la sera stessa della shahadah: ora sei musulmana, copri il capo!
- Ehm... scusa, puoi ripetere?
Fu a questo punto che scoprii che, oltre a credere nelle evidenti leggi della vita e nell'evidente chiarezza coranica, l'islam consisteva anche e soprattutto nel credere che il tutto andava interpretato secondo una certa tradizione, sancita dagli avi. E' una prescrizione coranica l'hijab, proprio come la preghiera e il divieto di certi alimenti, ma io sapevo che mentre le prime due prescrizioni mi avrebbero salvato la vita, l'ultima me l'avrebbe distrutta. E così fu.
Mi convinsi talmente tanto dell'islamico dovere dell'indossarlo cascasse il mondo che scappai addirittura di casa per mettermelo in testa.
Sapevo di sbagliare. Mi rendevo conto che non era la scelta giusta. Che si trattava di una scelta di rottura totale, di "pazzia", ma credevo di "dover fare" questa scelta perchè così è scritto.
Non ero più una persona che sperimentando la vita ne trae dei principi e li applica, perchè li riconosce. Ero una che, accettando la religione come postulato, ne accetta ogni virgola.
Mi fu detto che oltre al Corano dovevo accettare anche la Sunna, la tradizione, i detti del Profeta tramandati fino ad oggi, opportunamente selezionati e interpretati da validi sapienti.
Nella sunna, all'epoca pareva esserci un po' di tutto, dalla politica al "genius loci". Occorreva, per esempio, credere che i talebani applicavano la sharia e che nel bagno ci fosse uno shaytan pronto a farti venire in mente brutti pensieri. Provenendo da una formazione "occulta", ero più scettica sulla prima che sulla seconda, sebbene non fossi per niente terrorizzata dallo shaytan del bagno pronto a sbranarmi i pensieri.
L'elenco delle anomalìe rinvenute era più o meno tipo questo:

Le minorenni date in spose ai cugini col doppio dei loro anni contro il parere del giudice tutelare. Il disprezzo per i cristiani, negato in pubblico e praticato in privato. Le donne che non si siedono a tavola quando ci sono ospiti, come nelle campagne egiziane, tra gli analfabeti. Le circoncisioni da incubo di italianissimi figli maschi portati, bambini, nelle macellerie marocchine anziché dal medico dell'ASL, come se l'esotismo da paccotiglia fosse "islam autentico". Le minorenni comprate nelle campagne arabe o nei campi profughi giordani e portate in Italia con la data di nascita falsificata a fare da prima o seconda moglie o chissà cosa. Il ricatto alle mogli sul velo e le pressioni - se non torture morali autentiche - perché lo rimetta se lo ha tolto. Il bacio dei piedi, le regole inventate a proprio uso e consumo, i trip perversi di decine e decine di italiani che, davvero, confondono l'islam con pulsioni sadomaso che basta Freud a spiegare.

E un sacco di altre strane cose, che io attribuivo acriticamente alla Sunna. E la Sunna non si discute.
Mi dicevano che era così, lo dicevano anche tra di loro, italiani e arabi insieme e a volte mi portavano pure gli hadith come prova. Credo tutti sappiate che ce ne sono a bizzeffe anche sulla liceità di picchiare la propria sposa e che ce ne sono a bizzeffe anche sulla non liceità, ma ognuno usa ciò che serve a lui, ovvio.

Per anni e anni credo di aver rimosso, perchè non volevo ammettere di aver sbagliato, perchè avrei voluto che quella vita tranquilla che andavo cercando, seguendo i dettagli e i rivoli di un islam che in realtà non era nulla, esistesse da qualche parte, magari in un paese arabo, in un luogo più islamico, tra i musulmani davvero d.o.c..
Ma poi il tempo passa e le cose ti succedono sotto il naso e al posto dell'analista che non ti puoi permettere c'hai il web e al posto dei ricordi che non ci sono più hai certe frasi, certe traduzioni, certe lettere di certe sorelle che - chissà come - anche se parlano di islam ti induriscono il cuore al posto di aprirtelo. Perchè?
Davvero, scusate, io non posso fare finta che non sia successo nulla, che tutto questo non sia mai esistito. Ci ho provato, fino a quando ho potuto, ripetendomi che era stato solo un caso, il mio, che no, non sono così, non siamo così. O che vabbé, ci saranno dei casi, mica no, ma non sono la maggioranza.
Il problema non è quanti casi ci sono, ma per quale motivo continuiamo a diffondere l'islam di maniera e non l'islam o a permettere che lo diffondano altri, 'sto islam maccheronico che non si sa da dove viene e che è.
Non credo si vada da nessuna parte, però, mettendosi a ridicolizzare il Sistersinblog. La ritengo una caduta di stile, una mancanza di rispetto fine a se stessa.
Io voglio ridermela, certo, ma su certe tragedie personali che, a ripensarci, è meglio raccontarle davvero come barzellette piuttosto che come quello che di fatto sono state: tragedie personali, appunto.
Andare ad attaccare un blog per le sue roselline e per i nomi "esotici" delle partecipanti, mi sembra serva solo a sminuire il contenuto del messaggio dell'Haramlik, mettendosi dietro un muro.
Certo, anch'io ho spesso la voglia di fuggire a gambe levate da questo mondo, dal mondo islamico italiano tutto quanto, perchè troppe cose sono lì a ricordarmi che non è cambiato nulla, che è un mondo fatto così, di finzione, di postulati cascati dal nulla sopra alla testa delle persone, di fantasmi, paranoie e superstizione. Ma poi, se scappo, chi ci dovrebbe venire al posto mio a rompere le scatole e a fare la guastafeste del bel mondicello islamico dove tutto sarebbe perfetto, se non ci fossero i kuffar, 'sti birbantoni?

postato da: ksakinah alle ore 04:53 | Link | commenti (11)
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione
lunedì, 04 agosto 2008

Sull'Haramlik:

- Ombelichi collettivi
- “Islam chill out”
- Varie ed eventuali.

Citazione: Perché poi, scusa, ma come ti aspetti che un convertito sia equilibrato? E perché sono pazzi, mi chiedi? Ma perché fanno scelte nevrotiche, perché non è necessario convertirsi. Non serve, non ce n’è bisogno. E’ una rottura di equilibri, convertirsi. Se uno si converte e poi, prevedibilmente, dà i numeri, è perché ha problemi suoi, l’islam è innocente.

Ehm...

postato da: ksakinah alle ore 12:20 | Link | commenti (4)
categoria:pippa e la rivoluzione
domenica, 03 agosto 2008

...credere fosse per l'eternità.

Lei dice che ogni volta è così. Un amore finisce e se ne vanno via con esso pezzi di cuore, ma non solo cuore, milza, colon, stomaco, braccia, gambe e soprattutto pian piano se ne va pure il colore del sorriso.
- Ti ricordi che colore aveva il mio sorriso una volta, ti ricordi?
Il colore del Sole.
Le rispondo: aveva il colore del Sole.
- Lascio l'arena sempre un attimo prima della catastrofe.
La barca prima che affondi.
Menomale per te, le dico, ricordandomi di come m'è dolce il naufragare, quando s'affoga.

Ma poi passa.
Lo sappiamo entrambe che passa.
Entrambe lo sappiamo, come sappiamo che il sole sorge ogni mattina.
E passa proprio quando non ci credevi più che potesse passare e una sera improvvisamente ti accorgi di non pensarci già più e quasi ti dispiace.

Lei ogni volta trasloca.
Pacchi, borsoni e valigie e se ne va altrove. E ricomincia.
Credo sia meraviglioso, ogni volta, traslocare altrove la propria vita.
Mi piacerebbe averne il coraggio, oppure l'opportunità o la forza.
Invece io resto. Brucio le poesie e resto.
(Brucio le poesie perchè qualcosa deve bruciare al posto mio).

Eppure ogni cosa è per l'eternità: anche ciò che passa.
Anche ciò che brucia. 

postato da: ksakinah alle ore 02:37 | Link | commenti (1)
categoria:intimerie