Via Kelebek due portentosi post di Io non so con Oriana, indispensabili per tenere in vita le velleità critico-analitiche di un blog anti-politicamente assopito:
Un cappello pieno di ciliege
Jacopo Bianchi, gli "occidentalisti" fiorentini ed il "burqa"
Tra l'altro ce la intendiamo pure a gusti musicali, co 'sto sito qua, eh! (cfr. qui e qui).
E' di oggi pomeriggio il mio primo incarico vero: sicurezza.
Visti i tempi che corrono e tenendo conto delle varie ed eventuali credo mi occorra urgentemente un'assicurazione.
E un casco. Almeno do il buono esempio, io. E magari fosse solo un problema di caschi!
E una frusta. Davvero, eh, ci vuole la frusta!
E, se sei un coordinatore femmina, ce ne vogliono almeno tre.
Procuratemi tre fruste entro settembre, per favore.
Sul suo nuovo blog del Tg1 Pino Scaccia ha recentemente ripubblicato una delle lettere critiche e provocatorie attraverso le quali anni fa cercavo, forse inutilmente, di ristabilire un filo tra l'islam delle regole e tutto il resto del mondo. Uno spunto per un'ulteriore riflessione pubblica sui temi sollevati: tutte invitate, se vi va.
Mattia Pascal oggi è donna e non ha più un nome.
Non ha scelto di scappare via da una vita che non voleva.
Qualcuno l'ha intrappolata.
E' una donna francese, bloccata in Italia e non può più andarsene.
Qualcosa l'ha privata di tutti i suoi beni, costringendola ad una vita di illegalità e di schiavitù.
Qualcuno l'ha privata della sua stessa identità.
Mattia Pascal oggi è una donna che non può dimostrare nemmeno di esistere.
Una donna che non ha nemmeno più i mezzi per sopravvivere.
Violet Rouet è il nome che si è data per diffondere una storia che appare vaga, perchè troppo assurda e surreale.
E Violet ci chiede di sostenerla e di dimostrarle la nostra solidarietà schierandoci dalla sua parte. Per farlo basta una firma. La mia è di stamattina.
Il mio Chuck è un tecnoartista e si chiama Teodolite.
Lei: Teodolite, tesoro, perchè non apri il tuo tenero cuoricino e comunichi con me?
Lui: glock
Lei, disperata, gli manda sms romantici, luccicanti, duri, patetici, travolgenti, amichevoli, odiosi, arrabbiati, mielosi, isterici, volteggianti, teneri, pregevolmente fuorvianti... e lui?
Lui: glock, glock
Adesso, per favore, chi ne ha idea mi spieghi, cortesemente, che cosa dovrebbe farsene una donna di un uomo... ehm, di un Teodolite, per la precisione.
Vi ascolto, eh: glock, glock, glock.
Ci sarebbe poi da spiegare per quale assurdo e mistico motivo una neofita islamica seria e anti-politicamente impegnata decida un bel giorno di cambiare rotta e mettersi a scrivere esclusivamente dei fatti propri. Pare, tra l'altro, sia normale in periodi di recessione e di decadenza che la gente si ritiri a vita privata e non abbia più grandi cose da dire.
Effettivamente tutto il mondo è in crisi, l’Italia sta andando a rotoli, l’Abruzzo di più ed io sono a pezzi.
E, siccome sono a pezzi, non me la sento più di parlare dei grandi temi e di dove sta andando il mondo e a poter ritrovare il filo dei fatti miei mi parrebbe già una conquista strepitosa.
E' andata più o meno così: un bel giorno, guardandomi alla specchio, mi sono accorta che no, non era cambiato proprio niente in tutti questi anni. Non è vero. Non sono “un’altra”, non sono mai diventata quella persona che ci si aspettava che io diventassi.
· Non ho imparato a controllare le emozioni;
· non ho appreso a ragionare con lucidità;
· non sono riuscita a capire fino a che punto sia utile costringersi a far a meno di qualsiasi cosa e di qualsiasi vezzo;
· non sono stata in grado di attuare le strategie lavorative, sociologiche e affettive, islamiche e meta-islamiche, sulla cui teorizzazione ho lavorato per anni;
· non sono stata capace di costruirmi una storia d’amore islamicamente lecita e tollerabile;
· non sono stata capace di scegliermi una storia d’amore che avesse qualcosa a che fare con l'amore;
· in sintesi, l’islam non mi ha cambiata veramente dentro, mi ha solo “paralizzata” per anni e, appena la vita mi è riesplosa sotto il naso, ecco che... e che islam sarebbe un islam che serve solo a paralizzare le persone? Se ti paralizzi - se ti reprimi e basta - il vento della vita che hai chiuso nell'otre ti travolgerà di sicuro, quando la sua stessa pressione interna lo libererà.
L’ho vissuto intensamente, il voler essere musulmana a tutti i costi: capricciosa e testarda, sbattendo i piedi e i pugni chiusi dappertutto, pur di “fare l’islam vero”. E così mi è sfuggito un dettaglio, apparentemente innocuo e cioè che – dai! - “la vita andrà bene, fa niente cosa succede”. L’essenza della fede, tutto sommato.
Ecco, io ricomincerei da qui. La vita andrà bene, sì.
Da ragazzina scrivevo poesie. In certi periodi ne scrivevo a valanghe, a volte anche piangendo, perchè scrivere poesie è una cosa che a volte fa piangere.
Un giorno le ho prese e le ho bruciate tutte insieme, perchè erano pagane, sensuali, pretenziose e perchè - ero convinta - fossero haram.
Eppure scrivere poesie era l'unico modo che avevo per salvarmi la vita. E davvero, è stato utile.
Il fenomeno si chiama I-Doser ed è nato negli Stati Uniti e sta sbancando in Europa, dove ha attecchito soprattutto in Spagna, per poi diffondersi in modo rapido anche negli altri paesi. Italia compresa (1).
Eppure in giro per il web non se ne sapeva niente, mi pare. Vabbé, noi non si frequenta blog e siti ravettari, ma, se fosse possibile farla, una musica così, ce l'avrebbe annunciato il Consiglio Internazionale della Scienza e della Tecnologia, o come si chiama, non certo il tgcom!
Esiste la musicoterapia e che c'è lo sappiamo tutti. Non si tratta di crederci o no. Qualcuno si ascolta Mozart, qualcun altro si sente Allevi, altri ancora preferiscono il Corano, i mantra o il Totapulcra, comunque esistono dei suoni che ci fanno stare bene - o credere di stare bene - ed altri che ci fanno stare male - o credere di stare male. Ma questa è un altra cosa. Una droga è una droga. Non è star bene o star male: è una droga.
Nello specifico, l'effetto-droga si otterrebbe grazie all'utilizzo dei famosissimi "ultrasuoni", frequenze audio molto basse, da 7 a 13 Hz, con le quali le onde cerebrali, secondo alcune teorie, potrebbero entrare "in connessione".
Ehm... E' empiricamente provato, però, che l'orecchio umano non è in grado di percepire nessuna frequenza al di sotto di 20 Hz.
Certo, lo sballo potrebbe consistere in uno sbalzo di frequenza tra l'orecchio destro e il sinistro, ma non credo che una musica così possa avere un effetto più stravolgente di quello che provoca la musica di Schoemberg. Probabilmente, a tutt'oggi, se facessimo ascoltare a un ravettaro un pezzo di dodecafonia, rifilandogli che dentro ci sono ultrasuoni che sballano, dopo cinque minuti di ascolto si sentirebbe già in un'altra dimensione.
Sinceramente mi sfugge la sottigliezza arguta di questo tipo di giornalismo. Sono due giorni che mi spremo le meningi, cercando di capire il mediatico fine occulto che sta dietro alla diffusione di una simile bufala.
E sono arrivata a selezionare tre diverse possibilità, anzi facciamo quattro:
1- Si cerca di pubblicizzare i siti responsabili della truffa telematica.
2- Si cerca di pubblicizzare l'utilizzo di sostanze stupefacenti.
3- Si sta tentando di coprire una segreta manovra dello Stato per sabotare internet e tutti gli internauti.
4- Gli agenti del GAT, il Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, e i giornalisti che si sono occupati di diffondere la notizia, sono decisamente a bocca asciutta dei più elementari rudimenti di acustica e anche alquanto sprovveduti, visto che, come fanno tutti i blogger prima di scrivere baggianate su un post, bisognerebbe almeno consultare wikipedia, prima di scrivere un articolo o montare un servizio con un sacco di belle e ammiccanti immaginette psichedeliche e contenuti che rasentano la fantascienza d'arrembaggio.
Pur continuando a scervellarmi, mio malgrado, inizio a propendere per la quarta ipotesi.
Specie dopo le smentite dei vari giornalai ..ehm, giornalisti che aumentano di ora in ora ( e ormai siamo alla frutta).
(Senza categoria - Forse "metafisica", ma non ho il coraggio).
A me pare sia stato quello, l'inizio. Andarsene.
La shahadah che vale, quella delle azioni coraggiose, fu riprendermi in mano la vita e non preoccuparmi di quello che avrebbero detto i musulmani e non preoccuparmi di quello che avrebbero detto i cristiani, gli atei e i buddisti.
Scappare.
Più lontano possibile, scappare.
Noi due, da sole, scappare.
Avvolte nei nostri rispettivi mantelli rossi, mettemmo in valigia hadith, profumi, veli e teorie, per tornare, forse ancora troppo inconsapevolmente, ad affrontare la vita, quella vera.
M'inseguiva, tuttavia, quella voce. Quella che diceva che non ce l'avrei mai fatta ad essere una "buona musulmana" senza tutto il contorno che avevo lasciato lassù, perchè non avrei mai potuto fare questo e quello, si sa.
Lui, il Nicolino, non faceva che ripetermelo: "Se te ne vai di qua sarà finita per te. Altrove non ci sarà che fuoco, vedrai!"
Altrove, infatti, c'era un lavoro da cameriera in una pizzeria, che ovviamente non era halal, ma era l'unico modo di guadagnare qualcosa, dopo che il bravo marito perfetto musulmano aveva dilapidato tutti i miei averi, compreso il fittizio mahr che era stato costretto a darmi.
Incinta, sottopeso, confusa. Mi sentivo talmente debole, svenivo.
Non avevo le forze, non avevo direzione, non avevo motivazioni.
Però avevo un fiore, di cui prendermi cura.
E la vita può ricominciare benissimo dal prendersi cura di un fiore.
Mia cugina si sposa. Un matrimonio alternativo, uno di quelli che non funzionano come tutti gli altri. Lei a fare il viaggio di nozze ci va prima di sposarsi e la festa col buffet la fa tipo due giorni dopo, in mezzo alla campagna, tutti jeans e scarpe comode e magari pure chiuse, che è meglio.
Però indosserà comunque un vestito da sposa bianco e, in jeans e maglietta poi, inviterà sulle 150 persone.
Kebab (forse pure halal) e porchetta per par-condicio tra i cugini tutti.
Insomma, dai, nessun eccesso, se vogliamo.
Ma io non posso fare a meno di ripensare agli inviti scritti sulla carta a quadrettoni di un block notes, strappata a mano:
Sofonisba Khadijah e Nicolino Mohammed sono lieti di annunciare il loro matrimonio e di ricevere amici e parenti presso un certo locale ( a circa 800/1000 km di distanza da dove abitate), per offrire tè e biscotti.
Amici e parenti, felicissimi, iniziano a tempestarci di telefonate.
Fortunatamente ancora non sanno che il mio abito da sposa sarebbe stato tutto nero con velo e guanti blu e niqab, anche. Nero, ovviamente. Il 16 luglio.
Sarebbe stato il 16 luglio, sì, e tra qualche giorno festeggerei il mio settimo anniversario di follìa, alienazione e totale appiattimento emotivo. Non certo a causa del niqab, che sia chiaro.
Poi qualcosa - Qualcuno - mi ha salvata. Non so come.
E sette anni passano così. Ogni anno apparentemente uguale all'altro, ogni giorno intenta a scordare e a ricordare ancora un po'. Ogni giorno lottando per ritornare "normale" e togliermi dalla testa tutte le assurde fisse del mio Mohammed-Nicolino che ancora riecheggiano nella testa e rimbalzano qua e là, amplificate da un analogamente alienante comunitario vociare di sottofondo, tanto che ancora non riesco a distinguere bene la cosa che posso chiamare islam da quella che potrei più precisamente intitolare nicolismo et similia, o giù di lì.
E sette anni passano così, praticamente fermi, nella convinzione di aver sconfitto per sempre i demoni dell'altra vita, quella di prima: la passionalità, l'istinto, la testardaggine, la ribellione, la tracotanza, l'impazienza, l'impazienza, l'impazienza...
E poi invece arriva un giorno che non è uguale a tutti gli altri, in cui la vita ricomincia il suo corso e fluisce, come se non si fosse fermata mai e, nonostante le favole che ci siamo raccontati, risulta evidente che quei mostri continuano a starci, perchè il nemico che teniamo fuori dalla fortezza non è per niente un nemico sconfitto.
- E dimmi, come va con Giovanni? Vi ho visti insieme l'altra sera...
- Ma niente... Veramente non avrei nemmeno voglia di uscirci, ma devo dimenticarmi di Andrea e non so come fare. E poi, sai che ti dico, bisogna farli soffrire gli uomini, come fanno loro con noi. Sto diventando cinica, però vedo che funziona: meno li consideri e più ti stanno dietro.
...
- Ti ho beccata sul messanger ieri, ma poi, mi sono distratta un attimo e già non c'eri più...
- Ma no, è per Andrea. Se mi vede che sono sempre lì disponibile, se lo chiamo, ci becchiamo in chat, se ci parlo non va bene, non va per niente bene. Lui deve sapere di avermi persa. Gli uomini si rendono conto di amarti o di averti amata solo quando si accorgono di averti persa. Per questo mi faccio vedere sempre in giro con altri, faccio la sostenuta e, quando ci incontriamo, non gli do mai troppa confidenza.
- E dici che funziona?
-Sì, sono sicura di sì. Sta già inziando a rosicare! Sai l'altro giorno...
...
Più o meno così, tutti i venerdì sera e i sabato mattina per circa o un mese o giù di lì. E insieme al corso di certificazione energetica mi sono sorbita pure quello sulle teorie d'amore. La ragazza del treno parlava ad alta voce e gesticolava con le sue tre amiche e mi ricordava quand'eravamo tipo in dieci a fare più o meno gli stessi discorsi, a teorizzare sugli uomini - vabbé, sui ragazzini, dai -, a tentare folli esperimenti per trovare un ineccepibile metodo di conquista e non eravamo mai contente. E pure noi, in dieci o giù di lì, arrivammo più o meno alle stesse conclusioni della tipa del treno, senza renderci conto, in fondo, di essere state piantate in asso dal nostro stesso rigore logico-matematico, perchè, se è vero che gli uomini imparano ad amarti solo quando ti hanno persa, o quando sanno che non ti darai mai completamente, o quando tu non sei o non sei più innamorata, allora semplicemente non potrà esistere nessun amore mai. Nessun amore corrisposto, almeno.
E poi un giorno ti svegli e scopri di avere una teoria d'amore tutta tua e nuova, che però funziona solo a lungo termine, se ce l'hai la pazienza e la voglia di aspettare, e che ha più o meno l'aspetto di un'equazione a più variabili, che va dal quarto grado in su.
A volte quasi dimentico che, prima di nascere, il mio fiorellino aveva anche un padre.
Un padre che aveva già deciso quale doveva essere il suo nome, quali giochi comprarle, con quali colori vestirla e quali sogni avrebbe dovuto proibirle. Un padre che l'avrebbe amata se e solo se entrambe fossimo state alle sue regole, rispettando tutti i suoi superstiziosi capricci.
Non ho idea di che razza di amore sia, un amore messo così male. Arriverà il giorno in cui il mio bocciolo si chiederà se lui l'ha mai amata, oppure no. E allora, certo, non potrò essere io a rispondere per lui.
Non so cosa succederà dopo. Se andrà male, però, saprò più o meno che cosa dirle.
Che "nessuno è obbligato a tenersi un padre che non ci ama".
Che, per ognuno, esistono - devono esistere! - amori più grandi di quelli di sangue.
Non ho voglia di parlare di cose noiose e pesanti. Scapperei lontano anni luce da questo blog, stasera, ma tanto prima o poi mi toccherebbe tornarci e non ritroverei più il filo del discorso, se non mi do subito da fare a riordinare un po’ di concetti sparsi qua e là e, negli anni, probabilmente mai chiariti.
Sarò noiosa, ma solo per un po’. Poi torno normale, forse.
Quindi, dicevamo…
Sia da parte islamica che da parte cattolica un altro concetto filosofico fortemente avversato è quello di “relativismo”. Per papa Ratzinger “Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare "qua e là da qualsiasi vento di dottrina", appare come l'unico atteggiamento all'altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie". Secondo Magdi Cristiano Allam, l’italiano medio, endemicamente relativista, applicherebbe nei confronti degli stranieri un esercizio di tolleranza buonista che non ha nessuna possibilità di essere ricambiato, perché, dall’altra parte, esisterebbe invece un muro invalicabile.
E, per una volta, non possiamo contraddire il nostro buon Cristiano, giacché quest’analisi spietata corrisponde esattamente alla realtà.
Il “vero” islam, infatti, presuppone, come più sotto ricordava Ummzakaria, che esista una ed una sola verità, quella rivelata dal Corano, accessibile esclusivamente ai musulmani e cioè a coloro che “praticano” i precetti religiosi raccomandati dal Testo e dalla Tradizione.
Quindi esattamente il contrario, se vogliamo, del relativismo filosofico che nega l’esistenza di verità assolute e intelligibili e che costituisce il cavallo di battaglia di un certo tipo di laicismo, che si definisce di sinistra.
Su queste basi, come si vede, non abbiamo più la “cultura giudaico-cristiana” (…ehm?) contro quella “islamo-antimperialista”, ma alla tolleranza buonista si contrappone il fondamentalismo in tutte le sue forme e dimensioni.
Altre fazioni, altri contrasti, ancora muri invalicabili.
Come la si giri, tuttavia, non si può lasciar passare che, in tutto questo contrastarsi e distruggersi vicendevolmente, in questa assurda minimizzazione delle problematiche, in questa riduzione del reale a categorie standard, si perde il fulcro, la sostanza di qualsiasi messaggio, si cancella ogni meditare teologico o filosofico, si riducono a nulla la storia del pensiero e del sentire, l’intuizione, l’elevarsi, la ricerca e la poesia. Soprattutto, la poesia.
Come
Un poema che a tratti ti schiaccia l’anima e a tratti te la eleva e attraverso il quale tu leggi di te stesso, del tuo passato e dei tuoi futuri possibili senza mai perderti e senza mai perdere il filo del tuo essere e anzi ritrovandolo in ogni verso e ogni volta rinnovandoti, come se nascessi oggi e guardassi il mondo per la prima volta.
Certo, devo ammetterlo, mi sento decisamente “privilegiata”. E come negarlo? E il privilegio non consiste nell’essere semplicemente musulmana, ma nell’essere una che cerca e cerca e cerca e non si stanca mai di cercare e non si accontenta del piatto pronto.
Privilegiata, o pazza, perché vedo cose che non tutti vedono e quindi mi posso permettere di credere in quello che vedo, pur non essendo una “veggente”. Non vedo gli angeli, non parlo con i morti, non vengo inseguita ogni notte da sciami di shaytanin. Non ancora, almeno.
Sono una che crede nel soprasensibile più o meno come crede nella matematica, tutto qui.
Io no, non ce le ho in tasca le faq dell’aldilà e quando le trovo pietrificate in codici irreali quasi mi dimentico quello che credo di sapere, perché non riesco più a riconoscerla,
Non conosci
No, non sono relativista, ma ritengo che ognuno debba camminare con le proprie gambe: troppo facile crede in ciò che ti dicono , senza andare a verificare se è vero. Potrebbero dirti qualsiasi cosa e tu ci crederesti, perché il Corano, perché la ummah, perché la sunna, perché il prete, perché la chiesa, perché lo yogi, perché lo sciamano o il lama.
E invece devi sbattere i denti contro la vita vera, tentare e ritentare fino a quando non capisci perché: il tuo “perché”, che poi è anche l’unico “perché” veramente importante.
E così, un tassello dietro l’altro, la verità inizia a prendere forma ed ora ha la forma di una stella, ora di una rosa, ora ha la forma di una fragola, e ne senti quasi il profumo, e può essere una nuvola, una saetta, un uragano o un terremoto. Può essere qualsiasi cosa tu voglia che essa sia. Eppure prendere le stelle dal cielo e farle pietrificare non è come far nascere i fiori dal fango.