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lunedì, 30 giugno 2008

esher1[1]Quando sei convinto che tutte le cose del mondo abbiano una loro ragion d'essere e che nel vivere esistano sempre un verso e una direzione, non è molto facile accettare quegli eventi che da quel senso, da te soltanto supposto, paiono deviare irrimediabilmente.
Credo sia per questo che una prende e si mette a scrivere e scrivere e scrivere. E a leggere, anche.
Per rintracciare i legami che non si trovano più, per appiccicare le cose tra di loro, in maniera sorprendente, meravigliosa e inaspettata, per rendere belle le cose che, lì per lì, ti sono apparse bruttissime, per accettare la vita così com'è, perchè è nella vita quotidiana di ognuno che si cela il senso di tutto e non altrove.
Cambiare prospettiva, diventare - di colpo - leggeri, riuscire a volare sulle cose della vita, sugli avvenimenti e sui desideri e, dall'alto, riconoscere la propria strada che, tortuosa e lambiccata, continua, nonostante le valanghe, gli uragani, le tormente e gli aridi paesaggi che, in certi momenti, appaiono all'orizzonte.

postato da: ksakinah alle ore 09:34 | Link | commenti
categoria:metafisica, intimerie
giovedì, 26 giugno 2008

Molta gente pensa che la parola "esoterismo" sia sinonimo di magia nera, pericoloso mistero e buio della ragione. Ci si immagina strane sette che si nascondono dietro questa tremenda parola e spaventose pratiche sanguinarie di iniziazione.
Tra i musulmani sunniti, invece, la parola "esoterismo" è sinonimo di sufismo e per sufismo non si intende "tutto" il sufismo, ma la pretesa di alcuni antichi "maestri" di realizzare nella propria mente, nel proprio corpo e nel proprio cuore l'incontro completo con L'Uno.
Purtroppo in questo momento non ho a portata di mano un dizionario filosofico per trascrivere l'opportuna definizione di questo termine. Così mi avvalgo della definizione riportata su wikipedia, essenziale ed esauriente.

Il termine deriva dal greco esoterikos, interno. Nel linguaggio filosofico, il termine "esoterico" caratterizza l'insegnamento riservato dagli antichi filosofi greci, specialmente da Pitagora e Aristotele ai soli discepoli, in contrapposizione ad exoterico, con il significato di "esterno", destinato cioè ai profani, ovvero a quanti non erano iniziati alla comprensione del linguaggio degli adepti.

Probabilmente all'epoca qualsiasi scienza faceva parte dell'esoterismo, poichè in pochi possedevano i codici che permettono di comprendere i concetti di geometria, matematica, fisica e metafisica.

Nel 1992 Antoine Faivre, titolare della cattedra di "Storia delle correnti esoteriche nell'Europa moderna e contemporanea" all'EPHE di Parigi, ha proposto la prima definizione storico-religiosa della nozione di esoterismo. Secondo Faivre, è esoterica ogni dottrina e forma di pensiero che si basi sui quattro principi seguenti:

  1. l'esistenza di una corrispondenza analogica tra il microcosmo e il macrocosmo (l'uomo e l'universo sono l'uno il riflesso dell'altro);
  2. l'idea di una natura viva, animata (n.d.r. leggi jinn);
  3. la nozione di esseri angelici, di mediatori tra l'uomo e Dio, ovvero di una serie di livelli cosmici intermedi tra la materia e lo spirito puro;
  4. il principio della trasmutazione interiore.

Non credo possa esistere religiosità senza esoterismo e/o esoterismi di vario genere.
In particolare la forza dell'islam è proprio quella di aver conservato attraverso i secoli la propria carica esoterica, per mezzo del tramandarsi della pratica islamica e dei detti del profeta, saas.
La questione invece è un'altra e sta proprio nel "cristallizzarsi" di questi gesti ripetuti che hanno perso la loro valenza esoterica e quindi non servono più alla "trasmutazione interiore".
Il materialismo dilagante ha distrutto anche la carica spirituale nascosta dietro al tramandarsi di questi gesti quotidiani, svuotandoli della loro valenza iniziatica.
E che sei musulmano a fare, se stai fermo a guardarti attorno proprio come tutti gli altri che musulmani non sono? A cosa dovrebbe mai servire un islam che ha paura del sovrasensibile?
Non si chiama forse "iniziazione" sentire cose che gli altri non sentono e vedere mondi che altri non vedono? Certo , potrebbe anche chiamarsi "pazzia", perchè no?

postato da: ksakinah alle ore 18:10 | Link | commenti (4)
categoria:metafisica
mercoledì, 25 giugno 2008

...Anna pensa di soccombere al Mercato
Non lo sa perché si è laureata
Anni fa credeva nella lotta,
adesso sta paralizzata in strada
Finge di essere morta
Scrive con lo spray sui muri
che la catastrofe è inevitabile

...E’ difficile resistere al Mercato, Anna lo sa
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico
Adesso è un corpo fragile
che sa d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta, compone poesie sulla Catastrofe

...Vede la Fine in me che spendo soldi
e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione
e da anni non la chiamo più.

Continua qui

Ehm... Volevo dire qui:

postato da: ksakinah alle ore 21:06 | Link | commenti
categoria:pippa e la rivoluzione
mercoledì, 25 giugno 2008

023-P019[1]C'era una volta la comunità islamica italiana. O meglio l'idea che, sparpagliato da qualche parte, esistesse un gruppo di persone organizzate o organizzabili in un insieme omogeneo, con comuni intenti e finalità al di sopra delle parti, che realizzasse, qui e ora, le istanze islamiche originarie e aiutasse i neo-musulmani a realizzarle.
La comunità islamica italiana non era propriamente l'U.C.O.I.I., ma tramite l'U.C.O.I.I., si diceva,  avrebbe potuto avere una voce, più o meno forte e distinta.
L'U.C.O.I.I. era, se vogliamo, solo la facciata troppo presentabile e "cedevole". Gl imam, quelli veri, si trovavano altrove, da qualche parte, nei garage e negli scantinati trasformati in coloratissime e armoniose sale di preghiera, nelle periferie e nei mercati.
Si supponeva, dunque, che esistesse qualcuno in grado di vivere in prima persona "l'islam vero" e di spiegarlo agli altri, costituendo un esempio tangibile di buona condotta. Si supponeva che esistesse qualcuno in grado di dirci come dovevamo vivere e che costruire le città tra i ghiacci è sempre possibile, sì. "Ci basta la sunna", si diceva.
Al neofita che si affacciava in questo nuovo paesaggio limpido e cristallino fatto di certezze ineccepibili e matematiche non restava che arrendersi alla saggezza della comunità che, forte delle proprie verità trasmesse da neofita a neofita, appariva come una nuova grande famiglia, che si sostituiva a quella originaria, al contesto di origine e a tutto quello che, per farne parte, dovevi necessariamente lasciare, o meglio ripudiare.
Eppure, una volta fatto il salto, quella cosa che chiamavano "comunità" scompariva tra le pieghe delle regole sociali, mutuate dalle tradizioni arabe tribali e autoimpostesi in loco al di sopra dell'islam che si legge e subito si sente nel cuore e di qualsiasi accordo di mutuo soccorso.
Mutuo controllo, mutua imposizione, mutuo gareggiare nell'apparire islamo-eruditi, ma difficilissimo diventava il mutuo soccorso, sebbene, nel cuore, ognuno - e sopratutto ognuna -  coltivasse la volontà di preoccuparsi anche degli altri.
Ovvio che a me non importi assolutamente nulla della comunità. Io so, ormai, che la comunità non esiste e non è mai esistita, così come so che i talebani non hanno mai applicato la sharia e che è impossibile, adesso, riportare indietro le lancette dell'orologio di 1400 anni, anche se, probabilmente, sarebbe bellissimo. Ma perchè far credere alla gente che basta trasferirsi in un altro posto per vivere in una ummah simile a quella in cui viveva Rasul- saas? Non è meglio evitare di infilare nella testa delle persone insulse utopie e dire, semplicemente, che cercare di vivere islamicamente la propria vita, per quanto possibile, è già una gran cosa?
E poi, se una per caso dovesse ritrovarsi a vivere in un paese arabo, in Inghilterra o in mezzo alla gente musulmana che sta in Brasile, benvenga. Che ne sai, la vita?

postato da: ksakinah alle ore 17:25 | Link | commenti (3)
categoria:pippa e la rivoluzione
martedì, 24 giugno 2008
scarpe_di_Van_Gogh_118[1]Devo sembrarvi una a cui vanno strette le scarpe, ultimamente.
In realtà non mi preoccupo delle mie.
Mi preoccupo di scarpe troppo strette per chiunque voglia indossarle ed usarle per camminarci.
In fondo, a cosa servono delle scarpe che t impediscono di camminare?
postato da: ksakinah alle ore 17:40 | Link | commenti
categoria:intimerie
lunedì, 23 giugno 2008

2414577056_ae176fae4a_o[1]C'era una volta la lotta al nucleare. Quello iraniano, ovviamente. Gli italiani lo acquistavano dai francesi, loro, ritenendo che fosse fondamentale tenersi pulita la coscienza. A tener pulito l'ambiente ci penseranno tra vent'anni, forse, mica si può risolvere tutto subito! E c'erano pure il protocollo di Kyoto, le direttive europee sul risparmio energetico e la Legge 10, che noitaliani, fighi, siamo pure stati precursori. Ovviamente solo sulla carta, che mica in Italia le leggi decenti si possono applicare davvero... Anzi, sai cosa? Aspettiamo un altro po'... E come facciamo a perdere un altro po' di tempo... vediamo... Abroghiamo la 37/08, così i tecnici e i notai, che non c'hanno capito  ancora niente, s'impazziscono un altro po' dietro a 'ste scemate e non hanno il tempo di inoltrare e far inoltrare le pratiche all'Enea, che poi chi li paga sennò tutti 'sti soldi, eh? Qui bisogna stare coi piedi per terra, che diamine! 
C'era una volta, poi, un provvedimento che avrebbe dovuto rappresentare le istanze della lotta del governo contro le immersioni fiscali dei professionisti (una cosa che si chiamava "Bersani"), che però, chissà com'è, piaceva  troppo alle banche - quindi mo' si toglie perchè accà nisciun'è fess e noi meno che mai . Ovviamente per i poveracci non aveva cambiato proprio nulla, ci mancherebbe! (Il 90 % dei giovani professionisti - me compresa - continuano a lavorare in nero come i manovali albanesi, ma guadagnano meno di un terzo, quando quadagnano qualcosa - che devi'mpara'l mestiere, almeno fino al cinquantesimo anno di età - e "sognano" di essere pagati tramite bonifico e di avere la grazia di emettere qualche fattura bella onerosa).
E poi, accorpiamo un po' di moneta, pe' 'ste "centralità urbane", così diamo lavoro a tutti i nostri amici e agli amici degli amici, i soliti costruttori, i soliti tecnici, quelli che maneggiano i soliti milioni di euro che girano in Italia, insomma. Tanto c'abbiamo la scusa del sostenibile e del dare la casa ai poveracci a poco prezzo, che va sempre bene...
Conclusione:
Confindustria contro Finanza: quattro a zero e palla al centro. E gli Europei ci fanno un baffo. Peccato che 'ste partite qua non le diano mai in diretta!

postato da: ksakinah alle ore 10:42 | Link | commenti
categoria:anarchitettura, pippa e la rivoluzione
domenica, 22 giugno 2008

escher[2]Eppure ci sono. (Ci siete).  A spasso per il web, tra i vari percorsi, voci e pensieri che si rincorrono l'un l'altro, parole che sembrano partorite dalla stessa mano, dalla stessa mente... Qualcosa che sembra scritto da me. Qualcosa che mi fa ricordare com'era  La Luce di Ciò che non so più guardare.
Mi manca la meravigliosa scintilla che c'era nella fede, prima che cominciassi a vivere la fede. Mi manca quel vedere. Di colpo, vedere.
No che non è la stessa cosa, dopo. Non è uguale quando ci si perde in mezzo a tutto quello che devi fare "per essere musulmana", dimenticandoti che basterebbe, semplicemente, essere quello che sei, qualunque cosa tu sia. Come successe allora, quando saresti potuta scappare dall'altra parte del mondo, ma non saresti mai riuscita a fuggire al tuo destino che, chissà come e perchè, si chiamava islam e non - perchè no? - monismo.

postato da: ksakinah alle ore 22:35 | Link | commenti
categoria:intimerie
venerdì, 20 giugno 2008

escher[1]Il Corano che lessi nel 2000 era il punto di arrivo di una ricerca spirituale e filosofica che aveva attraversato molti luoghi del pensiero e molti luoghi dell'anima e ascoltava e accoglieva, attraverso la parola scritta, metafore che riecheggiavano nel profondo. Ovviamente c'erano dentro il fare e il non fare, l'istanza di separarsi da una vita che mi stava naufragando sotto il naso, il desiderio di togliersi le vesti in cui avevo abitato fino ad allora per farmi avvolgere da un'aura di protezione che sarebbe stata, per me e per gli altri, non la mia nuova identità, ma solo una forma di consapevolezza più alta. E invece no. Stavo semplicemente per passare ad un nuovo ruolo stereotipato, ad una nuova maschera identitaria, ad un nuovo mostrarmi. Certo - lì per lì - era più un qualcosa di astratto e vago che, però, divenne tangibile appena dopo la shahadah. C'è sempre una distanza tra quello che tu capisci di dover fare e quello che gli altri ti dicono di dover fare. E quanto più accetti quello che ti dicono, tanto più perdi te stessa e il contatto con L'Assoluto.
Si dice che il Corano comanda a tutti le stesse cose, ma io non credo sia possibile che altri abbiano letto lo stesso "ordine" che ho letto io, perchè Quel Libro parlava della "mia" vita e ci ho visto disegnato dentro strade e strettoie, angoli bui e remoti, scale, androni e ponti levatoi, nuvole e cespugli, personaggi del mio mondo.
Quanti personaggi del mio mondo ci avranno visto gli altri?
Era come dialogare con Chi ha disegnato la propria vita.
Non era un dictat: era un consultarsi.
E invece, in tutti questi anni, credo di essermi solo distratta dal centro, da quel centro che toccai allora, limpida e veramente consapevole, ma solo per un attimo. Subito tornarono le nebbie, ma non me ne accorsi. Mi abituai a quella fievole luminosità che trapelava tra l'umidità diafana. E quelle nebbie, sbagliando, le ho chiamate islam.

postato da: ksakinah alle ore 18:26 | Link | commenti
categoria:intimerie
giovedì, 19 giugno 2008

mondrian[1]Si parlava di "confini", stasera, all'aperitivo filosofico dell'associazione studentesca.
Confini tra la vita e la morte, confini tra gli spazi, tra i territori e tra i mondi dell'anima. Pensavo al blog, alla mia vita quotidiana, ai mondi plurali, e mi vedevo come affacciata sui mondi degli altri, tanti mondi diversi, viaggiare sempre ai bordi dei miei confini, per forza ai bordi, perchè, no, io non posso permettermelo di chiudermi dentro un confine e di scandirmi un'identità e sono strafelice di non potermelo permettere.
Pensavo potesse essere un mondo aperto, il mio. Non voglio smettere di ascoltare. E di continuare ad essere sempre un po' extra-terrestre e un po' no.

postato da: ksakinah alle ore 21:14 | Link | commenti
categoria:intimerie
mercoledì, 11 giugno 2008

escher[1]Ci fu un'epoca (meravigliosa epoca!) in cui pareva quasi possibile che una fetta abbastanza grossa di blogosfera si coalizzasse per la difesa di certe scomode cause, tipo il diritto delle donne musulmane a praticare la propria religione, il diritto degli immigrati reclusi o deportati per supposte cause di terrorismo a difendersi ed avere un regolare processo, il diritto di difendere la verità dal giornalismo cialtrone e da certa politica di manipolazione, il diritto di vivere tutti insieme, gialli, rossi e blu, senza pestarsi i piedi vicendevolmente.
Non erano solo le musulmane (e i musulmani) a difendere certi islamici e universali diritti, anzi. Tra i musulmani spesso ci si perdeva in dibattiti senza via di uscita sul diritto di parlare di islam di certe signore o sulla liceità islamica di indossare il niqab pure in Italia, nonostante le leggi autoctone, mentre le vere battaglie (più o meno toste) venivano combattute da questo pezzo di blogosfera filo-islamica ma non musulmana che ci navigava a fianco.
Aveva un senso, all'epoca, questo quotidiano scrivere. Sembrava servisse. E ci si poteva pure credere, nella missione sociale del proprio anarchico, anacronistico e sostanzialmente antipatico blog.

postato da: ksakinah alle ore 11:45 | Link | commenti (43)
categoria:pippa e la rivoluzione
lunedì, 09 giugno 2008

Io ero nato con passioni eccezionali,
non avrei potuto mai amare né odiare a metà,
non avrei saputo abbassare i miei affetti
al livello di quelli degli altri uomini…
Iginio Tarchetti 

Me la ricordo così, a memoria.

Si nasce con una specie di timbro in fronte, noi, quelle che non gli va mai dritto niente: le “Pippe” della situazione, se ti pare.

Sbatti i denti perfino per allacciarti le scarpe e, in più, riesci pure ad esagerare nei sentimentalismi, come se –davvero – potessi pure permetterti di fare la sentimentale. Ma dai!

E così ogni vicenda diventa un’impresa: l’università, il lavoro, l’amore, la genitorialità, la “figlitudine”. Ogni cosa più grande di come dovrebbe essere in effetti. Più difficile. Più tragica.

… Un cataclisma.

E la rivoluzione, poi. Nasci che ce l’hai già nel biberon quel sapore acre di urlo e rivendicazione. Poi vai avanti e ti sembra di vederla dappertutto. Diventa un’ossessione con la quale convivi a stento. Gli anarchici, i punk, la Pantera, la Comune, gli Elfi, i Punk’a Bestia.

I musulmani.

Eh, i musulmani.

Mi direte: no, non è la stessa cosa, i musulmani.

Credevo fosse solo un incidente esser capitata lassù, a fianco a quel folle acchiappa-fantasmi. Mi dicevo: è un caso, l’islam è un’altra cosa. I musulmani veri, eh, i musulmani, un’altra storia.

Ne ho visti abbastanza, poi, di musulmani da allora.

Quali sono quelli veri non so.

E non so nemmeno se sono vera io, giacchè non mi pare esista la possibilità di farsi rilasciare un’attestato di certificazione che garantisca la derivazione d’origine controllata o la costituzione cerebrale a regola d’arte.

Io so solo che tutti – veri o no - vivono in questo mondo qui e quel mondo che la pensa come la penso io e che sente come sento io non c’è da nessuna parte, non c’è, e forse è pure un bene che non ci sia, essennò che rivoluzione sarebbe, la mia?

“Abbiamo ‘fatto l’islam vero noi’, ieri, e invece tu… Guarda queste sorelle, sono italiane come te, ma sono musulmane vere. Indossano i ‘nostri’ abiti, loro”. Il fratello senegalese ha proprio sbagliato dawa oggi. Meglio se se ne stava zitto, davvero molto meglio, eh.

postato da: ksakinah alle ore 21:37 | Link | commenti (2)
categoria:pippa e la rivoluzione
giovedì, 05 giugno 2008
Deve passare un anno, ne devono passare due, ne devono passare forse altri tre… Ancora tre? Eh, si! Forse sì. Ha ricominciato a piovere sugli alberi e sui sanpietrini. Piove pure sulle strisce pedonali e sui tetti. Ma il cuore no, quello non si bagna e le emozioni non se ne vanno via insieme al temporale. Si ripuliscono il belvedere, il giardino e la piazza, ma il cuore no, quello non si lava.
In realtà non lo vedo sporco neanche un po’, in fondo, ‘sto cuore. E’ che dovrebbe svuotarsi di tutti i sentimenti inutili che di colpo mi si è messo a provare, senza il mio permesso.
Tra l’altro non è una novità. E’ sempre stato un po’ anarchico, l’indiscusso leader carismatico di tutto il mio essere. Il “capo” della situazione, se mi si consente il paradosso, un cuore palpitante, appunto, e non un ingranaggio misterioso che fa solo ticchetacc, come la sveglia della nonna, un muscolo vivo che, se funziona bene, rischia ogni giorno di esplodere perché non ci sta tutto quello che una può provare in un posto così piccolo e nascosto.
Io dico che deve rimanere vuoto, quel posto lì. Ma come si fa?
Gliel’ho chiesto di togliermi dal cuore tutto quello che non serve. Perché una dovrebbe sprecare le emozioni per nulla, scusa? E’ un assurdo! E invece, se ci pensi, succede talmente tanto spesso  che, se facessimo una statistica, avremmo un buon 97% mondiale di casi in cui la gente che ama ama a vuoto.
Ma non dico a vuoto nel senso di non essere corrisposti, che è già di per sé uno spreco. Amare a vuoto nel senso di amare gente che poi non se ne fa nulla del tuo amore, perché non ha gli strumenti per apprezzarlo, l’amore, e forse nemmeno quelli per riconoscerlo. E così lo trasforma, magari anche in qualcosa di brutto, che ne sai? Può diventare qualsiasi cosa, il tuo amore speso male. Qualsiasi cosa proprio. Quanta morte giace a terra ai piedi di un amore!
Oppure gente che ne ha proprio bisogno, ma non se ne accorge e crede che sia più una scocciatura da evitare, una cosa che ti fa solo perdere tempo, una debolezza, una negligenza, un passatempo stupido. Eh!
E quindi che cosa dovrei farci, adesso, con tutto quello che, mio malgrado, mi porto dentro? Buttarlo via, svenderlo, stropicciarlo, impacchettarlo, sgretolarlo, distruggerlo? Sì, certo, sono d’accordo, ma in che modo?
Per mille e cento motivi sarebbe comunque auspicabile. Prima di tutto, come direbbero in molte, perché tanto non è manco musulmano e che diavolo dovrei farmene, io, di uno che non è manco musulmano. Seconda cosa perché, tempo fa, decidemmo di fuggire a gambe levate nel caso in cui sulla soglia della vita si fosse presentato qualche soggetto dal carattere particolarmente difficile e incline alle elucubrazioni celebrali e mi sa che il caso ricade in categoria a tutti gli effetti, anche se, lì per lì, chi l’avrebbe mai detto?
Adesso una si chiede: come si fa a riconoscere quando il cuore ti porta allo sbaraglio e quando no? Non facciamo che dire alle amiche di seguire il cuore, il cuore e una speranza, ma poi, quando il cuore parla, arretriamo inorridite e in fondo, statistiche alla mano, abbiamo pure ragione, perché a ben guardare l’esistenza è una cosa scientifica, mica no.
E sì che Gliel’avevo chiesto. Ripetutamente, con insistenza, con ardore. Gli avevo proprio chiesto, per favore, di non capitarci mai più dentro a questi tunnel che poi ti senti prigioniera del niente e che ci fai poi col niente?  E invece, pfuf. Certo che lo so che non va bene, lo so. Ma non posso strapparmi il cuore dal torace e metterci a battere un pezzo di cervello laggiù. Forse lo inventeranno un giorno, un cuore cervello-comandato, che non soffre mai e che s’innamora solo di quelli che c’hanno tutti i requisiti. Nel frattempo, cosa dobbiamo farcene di questi cuori anarchici che fanno sempre un po’ come gli pare e non ci stanno a conformarsi ai nostri ordini?
Oppure sono loro, i cuori, a conoscere l’ordine cosmico e il passato e il futuro e a sapere cosa è meglio per noi e a tirarci dentro in quello che non sceglieremmo per nessuna ragione al mondo mai?
Il mio islam si basava un po’ su questa seconda ipotesi, fino a quando il muscolo vitale non ha cominciato a farmi un po’ di insulsi capricci e a decidere per suo conto cosa provare e cosa no. Io gliel’ho detto che non andava bene, che non si fa, che ci si innamora solo di chi non fa soffrire, che il mio lui doveva essere così e colì, che non gli avrei più permesso di andarsene a zonzo per la terra a cercarsi proprio quello che mi avrebbe fatto stare peggio. E invece ha preso e ha fatto di nuovo di testa sua e, secondo le mie teorie islamiche, adesso dovrei lasciarlo fare, perché una ragione deve pur esserci se questo si è impuntato e non mi permette di schiodarmi più.
postato da: ksakinah alle ore 10:02 | Link | commenti (4)
categoria:intimerie
mercoledì, 04 giugno 2008
Ecco, questo volevo dirlo prima di tutto.
postato da: ksakinah alle ore 21:36 | Link | commenti
categoria:intimerie
mercoledì, 04 giugno 2008

esher_hands[1]Sono passati quasi tre anni da quando - quasi sbalordita - mi ritrovai a lavorare in uno studio di progettazione, con la paura che prima o poi tutto questo mi avrebbe deviato in qualche modo dalla "Via".
Se oggi penso a quella che ero allora, non posso fare a meno di ricordarmi di quant'era pesante quell'ossesione e quant'erano forti la paura di fare qualsiasi cosa e quel rifiuto del mondo, quella reticenza ad andare avanti, quel volersi fermare e basta, quasi la vita stessa fosse una specie di colpa. 
E invece poi la vita ti travolge e basta. Le cose ti succedono, il mondo ti cambia sotto il naso e pure il cuore ti cambia e non è detto che deviare da quelle che credevi le "regole" significhi deviare dalla "Via".
Non mi va, davvero non mi va più, di vivere col senso di colpa addosso. Colpa di che, scusa? Non sarà la pesantezza a tutti i costi a condurmi in paradiso...

postato da: ksakinah alle ore 21:28 | Link | commenti
categoria:intimerie