Deve passare un anno, ne devono passare due, ne devono passare forse altri tre… Ancora tre? Eh, si! Forse sì. Ha ricominciato a piovere sugli alberi e sui sanpietrini. Piove pure sulle strisce pedonali e sui tetti. Ma il cuore no, quello non si bagna e le emozioni non se ne vanno via insieme al temporale. Si ripuliscono il belvedere, il giardino e la piazza, ma il cuore no, quello non si lava.
In realtà non lo vedo sporco neanche un po’, in fondo, ‘sto cuore. E’ che dovrebbe svuotarsi di tutti i sentimenti inutili che di colpo mi si è messo a provare, senza il mio permesso.
Tra l’altro non è una novità. E’ sempre stato un po’ anarchico, l’indiscusso leader carismatico di tutto il mio essere. Il “capo” della situazione, se mi si consente il paradosso, un cuore palpitante, appunto, e non un ingranaggio misterioso che fa solo ticchetacc, come la sveglia della nonna, un muscolo vivo che, se funziona bene, rischia ogni giorno di esplodere perché non ci sta tutto quello che una può provare in un posto così piccolo e nascosto.
Io dico che deve rimanere vuoto, quel posto lì. Ma come si fa?
Gliel’ho chiesto di togliermi dal cuore tutto quello che non serve. Perché una dovrebbe sprecare le emozioni per nulla, scusa? E’ un assurdo! E invece, se ci pensi, succede talmente tanto spesso che, se facessimo una statistica, avremmo un buon 97% mondiale di casi in cui la gente che ama ama a vuoto.
Ma non dico a vuoto nel senso di non essere corrisposti, che è già di per sé uno spreco. Amare a vuoto nel senso di amare gente che poi non se ne fa nulla del tuo amore, perché non ha gli strumenti per apprezzarlo, l’amore, e forse nemmeno quelli per riconoscerlo. E così lo trasforma, magari anche in qualcosa di brutto, che ne sai? Può diventare qualsiasi cosa, il tuo amore speso male. Qualsiasi cosa proprio. Quanta morte giace a terra ai piedi di un amore!
Oppure gente che ne ha proprio bisogno, ma non se ne accorge e crede che sia più una scocciatura da evitare, una cosa che ti fa solo perdere tempo, una debolezza, una negligenza, un passatempo stupido. Eh!
E quindi che cosa dovrei farci, adesso, con tutto quello che, mio malgrado, mi porto dentro? Buttarlo via, svenderlo, stropicciarlo, impacchettarlo, sgretolarlo, distruggerlo? Sì, certo, sono d’accordo, ma in che modo?
Per mille e cento motivi sarebbe comunque auspicabile. Prima di tutto, come direbbero in molte, perché tanto non è manco musulmano e che diavolo dovrei farmene, io, di uno che non è manco musulmano. Seconda cosa perché, tempo fa, decidemmo di fuggire a gambe levate nel caso in cui sulla soglia della vita si fosse presentato qualche soggetto dal carattere particolarmente difficile e incline alle elucubrazioni celebrali e mi sa che il caso ricade in categoria a tutti gli effetti, anche se, lì per lì, chi l’avrebbe mai detto?
Adesso una si chiede:
come si fa a riconoscere quando il cuore ti porta allo sbaraglio e quando no? Non facciamo che dire alle amiche di seguire il cuore, il cuore e una speranza, ma poi, quando il cuore parla, arretriamo inorridite e in fondo, statistiche alla mano, abbiamo pure ragione, perché
a ben guardare l’esistenza è una cosa scientifica, mica no.
E sì che Gliel’avevo chiesto. Ripetutamente, con insistenza, con ardore. Gli avevo proprio chiesto, per favore, di non capitarci mai più dentro a questi tunnel che poi ti senti prigioniera del niente e che ci fai poi col niente? E invece, pfuf. Certo che lo so che non va bene, lo so. Ma non posso strapparmi il cuore dal torace e metterci a battere un pezzo di cervello laggiù. Forse lo inventeranno un giorno, un cuore cervello-comandato, che non soffre mai e che s’innamora solo di quelli che c’hanno tutti i requisiti. Nel frattempo, cosa dobbiamo farcene di questi cuori anarchici che fanno sempre un po’ come gli pare e non ci stanno a conformarsi ai nostri ordini?
Oppure sono loro, i cuori, a conoscere l’ordine cosmico e il passato e il futuro e a sapere cosa è meglio per noi e a tirarci dentro in quello che non sceglieremmo per nessuna ragione al mondo mai?
Il mio islam si basava un po’ su questa seconda ipotesi, fino a quando il muscolo vitale non ha cominciato a farmi un po’ di insulsi capricci e a decidere per suo conto cosa provare e cosa no. Io gliel’ho detto che non andava bene, che non si fa, che ci si innamora solo di chi non fa soffrire, che il mio lui doveva essere così e colì, che non gli avrei più permesso di andarsene a zonzo per la terra a cercarsi proprio quello che mi avrebbe fatto stare peggio. E invece ha preso e ha fatto di nuovo di testa sua e, secondo le mie teorie islamiche, adesso dovrei lasciarlo fare, perché una ragione deve pur esserci se questo si è impuntato e non mi permette di schiodarmi più.