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giovedì, 17 maggio 2007

 

No all’architettura della repressione, classista, barocca, dialettale.

Sì all’architettura della libertà, rischiosa, antidolatrica, creativa.

 

Arrogante, prevaricatore, sostanzialmente antipatico e… indicibilmente geniale.

Il più grande critico di architettura di tutti i tempi, almeno colui che a mio modesto giudizio merita tale appellativo, si chiama Bruno Zevi.

Sì, Zevi.

Un ebreo.

Un ebreo e pure un radicale.

 

 

Zevi era un uomo mingherlino, ma dal carisma possente e dalle idee roboanti, rivoluzionarie, nuove e profondamente interessanti.

Da nessun altra parte, nell’ambito della critica architettonica, ho ritrovato la stessa carica, lo stesso slancio emotivo e uno sguardo ugualmente profondo e originale, ugualmente arguto nel cogliere il mondo da una prospettiva anomala e, proprio per questo, ampia e feconda.

Bruno Zevi è noto per il suo eclatante odio per ogni tipo di accademismo e di “maniera” e per il suo viscerale amore per l’organicismo e l’antidogmatismo architettonico.

In realtà l’ottica zeviana parte da una concezione della storia alquanto “dissonante” e  che, pertanto, a molti può suonare raccapricciante. Sgradevole.

Laddove la cultura positivista e darwiniana (quella che spesso ci è capitato di chiamare, forse sbagliando, occidentale) vede una funzione lineare di primo grado positiva (in sostanza una retta inclinata verso l’alto), Zevi vede, nel più semplice dei casi, una funzione di secondo grado fatta di massimi, di minimi e punti di flesso, cioè picchi, cadute e mutazioni improvvise.

Un suo allievo, tale Carmine Benincasa, in un curioso libretto edito da Dedalo, la chiamò “teoria delle catastrofi”.

Alcuni di voi conosceranno questi libretti che parlavano di “Storia e controstoria dell’architettura”, editi, negli anni Novanta, da Il Sapere, che furono messi in commercio dappertutto, al modestissimo costo di mille lire.

La “controstoria” era, appunto, quel file-rouge che teneva insieme le “dissonanze architettoniche” del passato, coniugandole con quelle del presente, nel tentativo – ottimamente riuscito – di dimostrare che certe anomalìe architettoniche contemporanee non sono sbucate fuori dal nulla, ma hanno illustri precedenti nella storia dell’architettura antica: il tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina, per esempio, la biblioteca laurenziana e la chiesa di sant’Agnese a piazza Navona.

Non so se Zevi sia un “prodotto della cultura giudaica”, ma so per certo che non può, in nessun caso, essere un prodotto della cultura “greco-latino-giudaico-cristiana”.

 

La mia è una testimonianza. Appartengo al popolo di Maria ebrea, di Giuseppe falegname ebreo, e del loro figlio Gesù, ebreo circonciso.

Appartengo al popolo dileggiato, perseguitato, schernito, oltraggiato per duemila anni dalla Chiesa cattolica, costante oggetto di nefandezze discriminatorie esasperate durante il potere temporale dei papi.

Poiché ci occupiamo dei problemi della scuola, va ricordato l’atteggiamento assunto dalla Chiesa verso gli ebrei fino a 117 anni fa. Fino al 1870; i vescovi non si sono preoccupati, come fanno oggi, di impedire che gli ebrei uscissero dalle scuole durante l’ora di religione: si sono preoccupati di non farli entrare, di non permettere loro di seguire né le classi elementari, né i ginnasi, né i licei, né le università. Gli ebrei, popolo o razza perfida e maledetta, peggio popolo deicida, non avevano alcun diritto all’istruzione e alla cultura.

All’ora di religione, sì, avevano diritto, anzi non potevano esserne esentati. Ogni settimana in una chiesa vicino al ghetto, erano costretti ad ascoltare una predica diretta a farli convertire al cattolicesimo.

Del resto, meno di 50 anni fa, nel 1938-39, quando i bambini , i ragazzi, i giovani ebrei furono espulsi dalle scuole elementari, dai ginnasi, dai licei, dalle università, cosa fece la Chiesa? Nulla, proprio nulla; in qualche caso, spiegò che se lo meritavano in quanto membri del popolo deicida e maledetto.

 

(Bruno Zevi, Lo scandalo dell’ora di religione (9 ottobre 1987) in Bruno Zevi, Zevi su Zevi. Architettura come profezia, Ed. Marsilio, Venezia 1993 pp.190-191) 

 

postato da: ksakinah alle ore 13:13 | Link | commenti (8)
categoria:schizzi di critica artistica, anarchitettura
sabato, 05 maggio 2007

foto da: www.confronti.net


Nell’ambito del dibattito culturale attuale sulla città multietnica e multipolis provocato dal forte processo di immigrazione in atto nelle grandi metropoli occidentali, il problema della convivenza tra le fedi monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo ed Islamismo) è assurto a lampante attualità (talvolta anche lacerazione) dei nuovi “modus vivendi”, nella società civile.

Nella certezza che l’architettura di qualità possa fornire un notevole contributo a tale problema mediante la creazione di nuovi “spazi di dialogo”, si chiede al Candidato di proporre un’idea-progetto di un organismo architettonico unitario in grado di essere fortemente rappresentativo, simbolico e rispettoso della ritualità specifica dei propri luoghi di culto (Sinagoga, Chiesa, Moschea) e che costituisca anche una sorta di “Memorial” per tutti i caduti del terrorismo internazionale. (…) >>>

 

Personalmente il Memorial lo farei anche per tutte quelle persone innocenti che, con la scusa della lotta al terrorismo, sono state ingiustamente accusate, deportate, torturate e violentate, sballottate da un luogo all’altro del mondo con voli segreti CIA e che, a tutt’oggi, continuano a subire tutto questo, senza che nessuno faccia niente.  

E' del tutto inutile impastarsi la bocca di belle parole, parlare di dialogo, integrazione, lotta al razzismo e di cose meravigliose. E sono inutili anche i memorial, in fondo, eh!. La giustizia si combatte quando è ora. La memoria non vale a nulla senza l'azione. Non serve piangere sul sangue versato. Meglio non versarne proprio, direi!

Detto questo, sappiate che al Palapartenope di Napoli, nella II sessione degli esami di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di architetto, hanno guardato lontano ed hanno scelto un tema attraverso il quale sarebbe davvero possibile sfatare per sempre il mito dello scontro di civiltà. Qualcosa del genere già esiste, in un luogo che pare sia una specie di oasi di pace, niente poco di meno che dentro lo stato di Israele, di cui – ahiahiahi!!! – non ricordo il nome. Adesso pare che qualcuno voglia riprovarci in Europa. E non è il solo.

 

postato da: ksakinah alle ore 18:29 | Link | commenti (3)
categoria:anarchitettura
mercoledì, 02 maggio 2007

50709Milano   
dal 27 marzo al 13 maggio 2007
da:
finesettimana
“Re-Thinking Beirut” è un programma artistico-espositivo e un ciclo di incontri dedicati alla città di Beirut, che propongono una rilettura della cultura libanese contemporanea al MiArt di Milano dal 27 marzo al 13 maggio 2007. La direzione artistica del progetto è di Claudia Zanfi e il progetto del laboratorio culturale aMAZElab, per la prima volta in Italia, dopo aver presentato progetti dedicati alla cultura di Cipro, in collaborazione con Art Book e la Provincia di Milano. “Re-Thinking Beirut” è dedicato all’attualità artistica, sociale e geopolitica della città e intende indagare la realtà contemporanea di Beirut, città rappresentativa della complessità del mosaico libanese e fucina di intellettuali di altissimo profilo, attraverso un programma artistico-espositivo, accompagnato da un ciclo di conferenze. La leggenda di Beirut si fonda, dal punto di vista economico, su un passato pulsante di traffici, grazie al porto internazionale e all’agile sistema bancario; dal punto di vista sociale, sulla possibilità di vivere – secondo le parole dell’intellettuale Albert Hurani - in due o tre mondi allo stesso tempo, senza appartenere veramente ad alcuno di essi. Beirut è la città continuamente minacciata dalla distruzione materiale (dai conflitti tra il 1975-1991, ai più recenti bombardamenti) la cui memoria è legata indissolubilmente alla sua stessa immagine infranta. Al tempo stesso, è la città in cui sorgono continuamente nuove energie, capitali, progetti, sviluppo sociale e culturale. Partendo da questo molteplice punto di vista, e avvalendosi di un approccio interdisciplinare (contributo di artisti, architetti, sociologi, geografi, giornalisti, ecc) il progetto intende indagare le nuove geografie della città, fisiche e mentali: le prime rappresentate da nuove occupazioni territoriali e rapide trasformazioni urbane e sociali; le seconde, dal rapporto della città con se stessa, attraverso la sua natura socio-culturale e il suo pluralismo.
aMAZElab è stato fondato nel 2000 a Milano da un gruppo di critici, studiosi e docenti, il laboratorio culturale aMAZElab si occupa principalmente di micro-geografie e culture emergenti. aMAZElab ha ideato, per la prima volta in Italia, progetti di scambio e di conoscenza con giovani artisti iracheni, provenienti dall’accademia di Belle Arti di Bagdad Un biglietto per Baghdad. Con artisti bulgari in occasione della Biennale Internazionale di Fotografia a Plovdiv e Sofia; con artisti di Cipro, presso la Fondazione Pistoletto/Università delle Idee, per il CyprusDay. Ha fondato MAST – Museo di Arte Sociale e Territoriale, un laboratorio che indaga il territorio e la società in tutti i suoi nodi sensibili, che affronta dal punto di vista della pratica dell’arte i grandi temi della società in mutamento, con il coinvolgimento diretto dei cittadini, delle comunità locali, di scuole e gruppi di giovani studenti. Per il Festival Filosofia di Modena aMAZElab ha ideato e cura il progetto di arte pubblica GOING PUBLIC, con giovani, artisti, architetti e sociologi internazionali: un laboratorio territoriale sperimentale, con ricerche su argomenti di attualità (mobilità, migrazione, confini, nuove geografie, la nuova EU, i futuri assetti politico-sociali, ecc..). Per il “Salone Internazionale del Mobile e dell’Arredo Urbano” di Milano, ha ideato il progetto culturale Green Island, sul concetto dell’ecologia e del verde urbano.
Come si raggiunge


Locandina, da Al-Hikma

Un programma artistico-espositivo e un ciclo di incontri dedicati alla città di Beirut

propongono una rilettura della cultura libanese contemporanea

  

dal 28 marzo al 13 maggio 2007

nelle seguenti date e luoghi:

 

§      28 marzo > primo appuntamento durante il MiArt < inaugurazione h 18.30 Art Book Milano

(via Ventura) con una grande installazione visiva di immagini, parole e video proiezioni

 

§      1-30 aprile > Salone del Mobile di Milano< incontri e dibattiti con esperti. Aprono:

-   Martedì 10 aprile 2007: Prof. Paolo Branca, islamista, “Beirut; ville lumière del Medio Oriente”

-  Lunedì 23 aprile 2007: Architetti L.E.FT+ S.Boeri, “architettura e società: la ricostruzione di Beirut”

§      11-13 maggio> inserimento nel circuito in-contemporanea, la rete per l’arte della Provincia di Milano, con installazioni e musica presso la Triennale (viale Alemagna)

 

Un progetto del laboratorio culturale aMAZElab.

 Direzione artistica: Claudia Zanfi

 

Dopo aver presentato, per la prima volta in Italia, progetti dedicati alla cultura di Cipro, aMAZElab (www.amaze.it), in collaborazione con Art Book e la Provincia di Milano, propone, per la primavera 2007, il progetto culturale

Re-Thinking Beirut (28 marzo - 13 maggio), dedicato all’attualità artistica, sociale e geopolitica della città.

Il progetto intende indagare la realtà contemporanea di Beirut, città rappresentativa della complessità del mosaico libanese e fucina di intellettuali di altissimo profilo, attraverso un programma artistico-espositivo, accompagnato da un ciclo di conferenze.

 

INCONTRI NEL MESE DI MAGGIO

§       Martedì 8 maggio 2007: Prof.ssa Marcella Schmidt e Prof. Fabrizio Eva, “Geo-politica e società contemporanea nel Libano” (ore 18.30 Art Book Milano, Via Ventura 5, Milano, ingresso libero)

 

       Domenica 13 maggio 2007: Manuela Giolfo e l’Ensemble Takht Cham, conferenza-concerto: “La musica libanese fra tradizione e modernità”. Installazione visiva dell’artista Ali Hassoun,  (ore 18.00 Triennale, Viale Alemagna 6, Milano, ingresso libero)

  

Con il supporto di:   Art Book Milano e Art Book Triennale; Assessorato Cultura Provincia di Milano;

       European Cultural Foundation, Amsterdam

 

 

PER INFORMAZIONI STAMPA:

ALESSANDRA DE ANTONELLIS       alessandra.deantonellis@fastwebnet.it    +39 339 3637388

 

  

aMAZElab

Fondato nel 2000 a Milano da un gruppo di critici, studiosi e docenti, il laboratorio culturale aMAZElab si occupa principalmente di micro-geografie e culture emergenti. aMAZElab ha ideato, per la prima volta in Italia, progetti di scambio e di conoscenza con giovani artisti iracheni, provenienti dall’accademia di Belle Arti di Bagdad “Un biglietto per Baghdad”. Con artisti bulgari in occasione della “Biennale Internazionale di Fotografia e video” a Plovdiv e Sofia; con artisti di Cipro, presso la Fondazione Pistoletto/Università delle Idee, per il “CyprusDay”.

Ha fondato MAST – Museo di Arte Sociale e Territoriale, un laboratorio che indaga il territorio e la società in tutti i suoi nodi sensibili, che affronta dal punto di vista della pratica dell’arte i grandi temi della società in mutamento, con il coinvolgimento diretto dei cittadini, delle comunità locali, di scuole e gruppi di giovani studenti.

Per il Festival Filosofia di Modena aMAZElab ha ideato e cura il progetto di arte pubblica GOING PUBLIC, con giovani, artisti, architetti e sociologi internazionali: un laboratorio territoriale sperimentale, con ricerche su argomenti di attualità (mobilità, migrazione, confini, nuove geografie, la nuova EU, i futuri assetti politico-sociali, ecc..). Per il “Salone Internazionale del Mobile e dell’Arredo Urbano” di Milano, ha ideato il progetto culturale GREEN ISLAND, sul concetto dell’ecologia e del verde urbano.

 

Tra le varie partecipazioni a scambi culturali, sia in Italia che all’estero, si ricordano:

Rassegna Mobilitaly, presso DARC, Roma; convegno Come comunicano i linguaggi visivi oggi, presso Triennale, Milano; ARCO ‘04 Madrid; Arte Pubblica e dintorni, Accademia di Belle Arti Brera, Milano; Resistere, Libera Università di Bolzano; Museo de la Calle by Raimond Chaves, Spazio Mirta Demare, Rotterdam; A Public Art Project, Middlesex University, Londra; Going Public, Quattan Foundation, Ramallah; Poetica della Mobilità, Fondazione Olivetti, Roma; Arabian Images, Noorderlicht Photofestival, Groningen; Going Public Project, Nicosia, Cipro; Paradigmata, IX  Biennale di Architettura, Venezia; Benaki Museum, Atene; New borders, Tijuana, Mexico; From Balkans to Baltic, Wyspa Progress Foundation, Danzica; Communities and Territories, Centro Arte Contemporanea, Larissa; Ciudad, Photo Espana’05, Madrid; Art Photo Video Festival/ 1° Bucharest Biennal, Bucarest; Networked Cultures, Goldsmiths University, London;  Atlante Mediterraneo, Platform Garanti, Istanbul; Ashkal Alwan Association Beirut; Artos Foundation, Nicosia; Cairo Biennial, TownHouse Gallery, Cairo; A Garden for All, Alexandria; Public and Territorial Art, Fundaciò Antoni Tapies, Barcelona; unitednationsplaza, Berlino.

 

aMAZE Cultural Lab 

Via Cola Montano 8, Milano        Tel./Fax +39 02 6071623      www.amaze.it      info@amaze.it

 

Art Book Milano

Art Book è una libreria internazionale specializzata in arte contemporanea e grafica, diretta da Giuditta Sala e Fabio Castelli.

 

Art Book Milano:           Via Ventura 5, Milano          Tel. +39 02 2159.7624     www.artbookmilano.it         info@artbookmilano.it

orari: mar – sab 13.30 – 19.00  MM Lambrate – Bus 54 – Tram 33 – Tram 11

Art Book Triennale:      Viale Alemagna 6, Milano     Tel. +39 02 8901.3403    www.artbooktriennale.it      info@artbooktriennale.it

orari: mar – dom 10.30 – 20.30  MM Cadorna/Triennale – Bus 61

(foto da:exibart)

postato da: ksakinah alle ore 21:53 | Link | commenti (1)
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