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martedì, 27 ottobre 2009

“Vedi quel cespuglio pieno di rose? Che rosa sto guardando?". Io ne indicai una, e lui mi confermo': "E' giusto. Come hai fatto a scoprirlo?". Gli risposi: "Ma che ne so? Sarà stato per caso! Perché c'ho fortuna!". E lui: "Questa è la differenza tra voi e i musulmani: noi, quando accade ogni singolo avvenimento, pensiamo: E' stato per volere di Allah. Invece voi parlate della fortuna...".

La ritrovo su kelebek. E’ un’intervista datata pubblicata su un giornalino femminile islamico autoprodotto. Son passati più di otto anni. Leggo questa frase per la prima volta e sento un brivido. Mi ricordo, un brivido. Sono appena partita per la mia prima hijrah (ehm), leggo e non posso fare a meno di riconoscerci quella verità che di giorno in giorno è  maturata dentro di me nei mesi antecedenti.

Oggi non sono più quella. Non provo più gli stessi brividi, non più gli stessi timori. Conosco più cose dell’islam, è vero, ma non le sento più così tanto in profondità, così forti e pregnanti. Che Allah mi perdoni.  Certo, devo dirlo. E non lo dico perchè uso uno slang e perchè mi piace essere considerata parte di una setta che utilzza dei simboli e un linguaggio e dei codici e degli sneakers, ma lo dico perchè ne ho bisogno, perchè quando lo dico parlo con qualcuno, non sto parlando a cavolo e lo sento dentro e mi viene da piangere e lo dico anche in arabo guarda: Astagfirullah! Perchè sì. E’ così che voglio dirlo. Sperando che mi ascolti, Allah, Gloria a Lui, e mi perdoni davvero. Amin.

Strampalata? Eh, sì, forse sì. Ma più strampalati coloro che certi problemi proprio non se li pongono. E tentano di ridicolizzarli, anche.

Non sono più quella.Dicevo. Nonostante tutti gli sforzi, la religione non invade più ogni mio piccolo pensiero, ogni angolo del mio sentire, ogni piega della mia vita e del mio agire. Però so che anche nel guardare la stessa rosa, può esserci la manifestazione empirica di un ordine trascendente sul quale non abbiamo alcun controllo. Questo lo so e basta, fa parte di me, delle mie certezze. Come le cose che vedi, che senti e che tocchi. La palla è rotonda. Non ho dubbi su questo, tu ne hai? Dio esiste e si manifesta.  Hai dubbi tu?

Certe volte penso che dovremmo innalzare un monumento al relativismo culturale. Beninteso, come forma il più possible pacifica di convivenza tra culture diverse (e come antidoto al dilagante imperativo dell'integrazione), perché per il resto, per quanto flessibile sia la forma menits, certi meccanismi restano incomprensibili. Almeno per me: io continuo a pensare che Allah c'entri poco col guardare la stessa rosa (banalmente, come al solito, trovo che sia un'ipotesi non necessaria - Occam torna sempre utile in questi casi).  La dinamica della conversione e dell'esperienza di fede della ragazza è uguale a quella di tanti altri cattolici (qualcuno legga le interviste o lettere alla redazione di Tracce), testimoni di Geova o evangelici del settimo giorno (tutti peraltro abbastanza apocalittici rispetto agli integrati della massa edonistica e secolarizzata) e ha poco da dire agli altri in quanto dominata da una logica tutta autoreferenziale.

Certo che sì, puoi averne. Di dubbi puoi averne quanti ne vuoi, perchè no? Io non contesto i tuoi dubbi. Non siamo tutti uguali e non siamo tutti musulmani. Ci mancherebbe! A me la mia religione, a te la tua, se ce ne hai una e sennò per me fa lo stesso, eh! Tranquillo.

Mi perdo tra i commenti. L’intervista pare aver destato capacità e competenze psicanalitiche nascoste. Eh sì, dai, mettiamola sul lettino degli imputati ‘sta qua, vivisezioniamola, apriamola tutta, vediamo di che colore sono le sue budella, dai. Una musulmana c’avrà le budella verdi, massì.

Il testo è messo in parallelo con alcune lettere pubblicate su Tracce, rivista nazionale di Comunione e Liberazione.

Lo psicanalista di turno rinviene i seguenti tratti caratteristici comuni:

1) un linguaggio da iniziati;

2) un'enfasi notevolissima sull'appartenenza;

3) la tendenza ad attribuire un surplus di significato a fatti ordinari;

4) una forma di accesso alla verità personale e mai verificabile.

Aggiungerei che spesso (ma non così spesso da poter generalizzare) intravedo una qualche forma di disagio psicologico associato all'esperienza di fede.

Nel complesso (...) ciò che balza agli occhi è  un mondo autoreferenziale, un universo emotivo impermeabile ad un'analisi critica dall'esterno.

Ecco, a dirla proprio tutta io sono stata atea, per un sacco di tempo. E poi agnostica, anche. Ed ho frequentato cattolici, atei, buddisti, testimoni di Geova, neocatecumenti, agnostici, musulmani e maestri di raiki. E di disagi psicologici ne ho visti tanti e seri anche, associati ad un’esperienza di fede alcuni, ma per lo più associati ad un’esperienza di tossicodipendenza, alcolismo, autolesionismo e violenza in genere. Associati al tipico nichilismo di famiglia bene, anche. E anche i ragazzi dei centri sociali hanno un linguaggio da iniziati e anche le comitive dei tredicenni e i politici, per non parlare poi degli economisti e dei medici.

Per quanto riguarda l’enfasi sull’appartenenza, poi, non mi pare che nell’intervista si faccia cenno alla fierezza di appartenere a qualcosa. Amina descrive la sua esperienza come un percorso totalmente individuale. Lei non frequenta tendopoli, campi scuola e meeting, ma se ne sta a casa sua a leggere un libro. Stop.

Il fatto è che è difficilissimo considerarci persone normali che hanno fatto una scelta e che magari scrivono cose più o meno noiose in un modo più o meno colorito. Siamo più comodi come fenomeni da baraccone, mostri deformi, anomalie della natura. Piacciamo di più. Al posto di tentare una psicanalisi d’arrembaggio di una soggetta che lui non ha mai visto e con cui non ha mai parlato, il commentatore farebbe meglio a psicanalizzare se stesso e capire da dove nasce tutta questa voglia di esorcizzare la diversità, appiattendola fino a tentare di annullarla. Dovrebbe chiederselo, davvero, il commentatore, perchè l’islam lo turba fino a tal punto. Ma che c’ha ‘sta religione qua che spaventa a tal punto? Me lo dite, per favore, che c’ha?

Non c'è una virgola nelle risposte della ragazza che testimoni anche vagamante l'esigenza (mi si perdoni la vaghezza dell'espressione) di essere una persona migliore, cioè più buona, più giusta, più comprensiva verso gli altri.
Eh, i misteri dell'islam, vero?

P.s. Mi perdoni, il sig. Val, per essemela presa con lui. Non sapevo con chi prendermela, gli altri commenti sul tema erano troppo privi di contenuto per farci su un post.

postato da: ksakinah alle ore 11:34 | Link | commenti (2)
categoria:metafisica
mercoledì, 21 ottobre 2009
Aveva sposato un tunisino, ma poi hanno divorziato anche loro perchè lui... ehm... la picchiava ed ora ha un figlio con sè e una suocera che abita a Tunisi, di cui nessuno si occupa. Suo marito non era praticante e non si capisce come abbia fatto lei a conoscere l'islam, ma tant'è. L'insegnante di inglese, ora, è musulmana, nonostante tutti e nonostante lui, e di tanto in tanto va in Tunisia insieme a suo figlio ad occuparsi della madre del suo ex e, forse, a sentire l'adhen per le strade.
postato da: ksakinah alle ore 07:55 | Link | commenti (2)
categoria:nizza a colori
lunedì, 19 ottobre 2009
La chiamiamo Uragano. Perchè è così. Quando arriva lei , è come se arrivasse un uragano.
Come molte di noi, è divorziata ed ha una bimba. Dice di essere stata educata per essere una moglie ed ora invece deve imparare da sola ad essere una che se la sbriga autonomamente. Se la sbrigherebbe bene con tutta l'energia che ha! Però pare che islamicamente una donna divorziata dovrebbe vivere della sadaqa della umma. Ehm... In attesa di un secondo marito, credo. Questo nella teoria, forse. Aiutatemi a capire, per favore, perchè io non le so queste cose.
E quindi lei, per un anno e mezzo circa o giù di lì, ha vissuto così, come in attesa.
Ma ora non ce la fa. Non ce la fa più.
Uragano-Sister ha deciso di lavorare. Non sopravvive, così. Il salario garantito non basta, ovvio. E di indossare foulard e qamis mentre lavora, ha deciso, perchè è impossibile fare le pulizie in jilbeb. E si capisce che le rimane difficile accettarlo, ma deve.
E dice, poi anche, che non sopporta più il fatto che il jilbeb sia ormai diventato non più solo un abito, ma il simbolo di un'appartenenza, non alla umma dei musulmani tout court, ma al gruppo di coloro che si autodefiniscono "salafiti".
Ma dai! Ma chi sono costoro?
I "salaf" sono morti, dice. Noi siamo solo musulmani, perchè dovremmo chiamarci in un modo diverso?

postato da: ksakinah alle ore 08:52 | Link | commenti (4)
categoria:nizza a colori
domenica, 27 settembre 2009
Treno-aereo-autobus. E mi viene il mal di mare soltanto a pensarci. Domani e dopodomani inshallah ripercorrerò il tragitto di ritorno, perchè ho ancora dei conti da saldare.
Mia madre vorrebbe vedermi arrivare senza velo. Continua a dire che si vergogna da morire, che proprio non ce la fa, che non posso condannarli alla derisione e al vituperio sulla pubblica piazza del paesino arroccato. Me lo urla per telefono nel giorno dell'Eid, proprio quando una sta lì, in silenzio e beata, a godersi la stracommozione e la sakinah di trovarsi in un contesto in cui il mondo può funzionare islamicamente senza che ti crolli addosso.
E invece, ecco. Il ritorno. Di nuovo: il ritorno.
Non mi chiama per un mese e mezzo, mia madre. E non posso chiamarla neanch'io: qual è quel folle che chiama qualcuno solo per sentirsi insultare e schernire? Pertanto, ecco, non ci sentiamo da una vita e non mi dispiace. Poi mi chiama, quasi non ci credo! Quasi ci spero che lo faccia per affetto, per sentire la mia voce e farmi gli auguri nel giorno della mia festa. E invece no. Mi sta chiamando per urlarmi contro il suo disprezzo, per minacciarmi con parole sconnesse di qualcosa che non ho ben capito. L'unica cosa che so è che non vuole che vada nel bunker velata, questo solo le interessa. Calma, ancora per poco, le dico che no, lei non mi vedrà e che starò solo mezz'ora e mi vedranno in quattro e che no, non lo porto il burqa, non ancora, quindi stai tranquilla. Ma lei non vuole saperne. Continua ad urlare e a minacciare. Ed io, davvero, non posso crederci. Come fai a continuare con tutte queste scenate insulse, com'è possibile che un velo conti più di una figlia, com'è che quello che dice la gente vale di più di una familgia vera, com'è che, basta un pezzo di stoffa in più, per trasformare una madre nella tua peggiore nemica?
Se lo chiede anche mia sorella, ma si fa una domanda a rovescio e mi scrive in uno dei suoi duri e minacciosi sms:
E' più importante il velo della tua famiglia? che ti costava deporlo per un giorno? In fondo ora sarebbe uno su 364 e a fin di bene, non per debolezza!
Già, mia madre non si fa sentire per un mese e mezzo, non vuole avere più nessun rapporto con me, mi chiama il giorno dell'Eid per urlarmi a telefono che non devo recarmi al paesello velata ed altre eclatanti baggianate minacciose ed io: sì, certo mamma, hai ragione! e tornare con la coda tra le gambe come fossi colpevole di chissà quale grave misfatto.
Lo so, non si dovrebbero raccontare i propri cavoli familiari sul web, non è corretto, non si fa.
Ma questi non sono miei cavoli familiari. Questa è la condizione patetica in cui versa l'italiano medio a proposito di velo e islam. Un padre, una madre sono disposti a rinnegare la figlia, a nasconderla alla vista della gente, a trattarla come il mostro deforme da tenere in cantina o da chiudere al Cottolengo, pur di nascondere l'"onta" di una scelta diversa, il "marchio" del vestito che indossa.
E' patetico. E' una cosa che mi fa orrore e mi fa tanto più orrore perchè sono i genitori miei, quelli da cui mi sarei aspettata amore sempre e comunque, quelli che mi hanno messa al mondo e che poi mi hanno educata, pagato gli studi e anche aiutata nei momenti difficili. Però questo no. Questo loro non lo accettano. L'islam no.
E sono disposti a togliermi tutto, pur di impedirmi di vivere liberamente la mia religione: sono disposti a strapparmi il velo, il libretto bancario, il cuore dal petto.
No, abbiamo detto di no! Non puoi, non devi!
postato da: ksakinah alle ore 18:10 | Link | commenti (7)
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione
venerdì, 25 settembre 2009
Un'utopia, per i 99 Posse. Ma almeno in quegli anni se ne parlava. Oggi, in Italia sei "ricattato, ossessionato, mantenuto o parassita" ma senza nemmeno avere il coraggio di sognartelo, uno stato sociale. Il massimo che sogni è un lavoro retribuito. Cioè, tu vai a lavorare e poi ti pagano, anche. Meraviglioso, guarda. Ma abbastanza raro, purtroppo. Perchè vabbé, fa niente se un po' ti sfruttano, dai, è normale, fa niente se sei in nero, in stage, cocopro, cococo, occasionale, "tirocinio formativo", volontariato obbligato. Magari prima o poi ti daranno un lavoro vero, questi, a forza di sfruttarti, no? Forse se ti dai da fare, ad un certo punto non potranno più fare a meno di te, giusto?
Intanto chi ti sfrutta, oltre a sfruttarti, ti tiene anche in ostaggio. Ti dice dove votare, ti chiede i numeri di telefono di amici e parenti per dire loro dove votare e, come sempre, poi, finite le elezioni si scorda di te.
In Francia, come anche in Germania e in altri stranissimi luoghi europei, lo stato sociale invece è una realtà e il salario garantito non è solo una canzone da centro sociale.
Non hai un reddito? Non guadagni abbastanza per vivere? Bene, lo stato francese ti aiuta e ti permette di sopravvivere lo stesso. Non ti lascia allo sbaraglio dicendoti :"arrangiati, fatti tuoi!". Non dice ai tuoi genitori e ai parenti più prossimi che è loro obbligo mantenerti anche se hai cinquanta anni e cinque figli a carico, due mogli due cani, un gatto e una tartaruga. Perchè secondo lo Stato Italiano è così che dovrebbe funzionare lo stato sociale. Ci pensa la tua famiglia a te, se sei indigente. Ci deve pensare per forza la tua famiglia. E, se la tua famiglia non vuole, tu gli puoi anche fare causa e la vinci. E non solo i genitori, eh! Se non hai i genitori i parenti più prossimi: zii, nonni, cugini e strazii. insomma, dai, se cerchi bene lo trovi qualcuno che ti mette sulla sua dichiarazione dei redditi, dai, così si prende le detrazioni, però le detrazioni se le prende lui, che ha già uno stipendio, mica te! E te, per far valere i tuoi diritti, devi pagare un avvocato. Ma chi te li dà i soldi per l'anticipo, le spese d'ufficio e di gestione e tutto il resto?
In Francia no. I soldi per i poveri se li prendono i poveri, direttamente.
Anche qui c'è sempre la solita procedura, ovvio. Estratto dell'atto di nascita, carta di identità, dati del tuo conto in banca francese, contratto di affitto. Ti aprono un dossier e vedono se hai i requisiti, oppure no.
Ma se sei proprio povero qualcosa ti danno sempre, magari non ci vivi, però meglio di niente, no?
E così i ragazzi possono andarsene di casa a sedici anni, le coppie si possono sposare, i bambini possono nascere (ogni bambino in più sono altri soldi in più che entrano in famiglia, quindi, scusa, perchè no?) e tutti hanno voglia di farsi la propria vita e la gente non è così frustrata e triste.
Quando sono andata a parlare con l'assistente sociale e le ho detto che avevo vissuto a casa con i miei fino all'anno scorso quella non ci credeva, si è messa a ridere e io non capivo, ma che ne sa lei di quanto è tragica la situazione laggiù, in quel profondo sud del centro-Italia!
E invece, ecco, il salario garantito! Che bella invenzione!! Avere il diritto di staccarsi dalla dichiarazione dei redditi dei propri genitori, senza dover fare ogni anno i salti mortali per guadagnare almeno 3000 euro e un centesimo! Non è meraviglioso? L'indipendenza economica!!! La sogno da quando avevo 16 anni!
postato da: ksakinah alle ore 22:22 | Link | commenti (8)
categoria:pippa e la rivoluzione, nizza a colori
mercoledì, 23 settembre 2009
Musulmana, appuntoTu te ne vai in giro per questo meraviglioso Bronx, in cui i ragazzini si minacciano in gitano, si picchiano in arabo e poi magari fanno pace in ceceno e ti salutano la niqabata e quella senza velo, che se ti ci fermi un attimo a parlare ti dice "alhamdulillah" dieci volte in mezza frase e sprizza gioia e fede da tutti i pori e continui a chiederti com'è, perchè mai poi la fede debba essere per forza trasformata in una cosa così, in una cosa che si può impacchettare e portare a casa, in un elenco della spesa collettivo, in un "io sono migliore di te, perchè faccio questo e quest'altro e tu no", in un "macchè, voi siete salafite!", in un "lei è migliore dell'altra perchè porta il sittar al posto del niqab", in un boicottare e isolare quelli che "la comunità" decide di condannare credendo di "proibire il male" - ma guarda un po'! -, in una demonizzazione dello smalto ( o del piercing o delle sopracciglia) e, insomma, sostanzialmente in un cliché.
Ho sprecato otto anni della mia vita, sopraffatta dalla paura che vivere islamicamente significasse controllare ogni piccolo dettaglio, ogni gesto e ogni particolare, ho buttato via un sacco di tempo così, pensando che tanto non ce l'avrei mai fatta a fare tutto, che no, non potevo arrivarci e che anche se avessi potuto poi me ne sarei ammalata e basta e no, non sarei riuscita ad essere quella, quella lì, quella che volevo io. E come si fa?
E invece, adesso che finalmente sono quella che sono - e sono una e non più due - mi rendo conto che non c'è niente di difficile e - sapete? - anche se io non metto lo smalto e finalmente ora mi velo, non m'importa di chi ha le unghie colorate, si fa le sopracciglia e mette la maglietta stretch, non penso di essere migliore, di aver toccato il paradiso con un dito, di essere arrivata e allora, sì, guardate me, ora vi insegno. Penso che sono quella di prima e come son caduta già, posso cadere da un momento all'altro e che, se adesso riesco a praticare qualcosa, è solo perchè Allah - SWT - mi ha dato la forza di reagire e di rialzarmi e che senza di Lui non sono niente.
E quindi sì. Continuo a leggermi le fatwe, tento di capire, di imparare di più, di sapere e di applicare e mi scervello pure, mi viene spontaneo quando non capisco una cosa o non mi torna e non so che pensare e non so che fare, però non ho nessuna intenzione di trasformare la religiosità in superstizione, perchè voglio essere musulmana, musulmana proprio, musulmana e basta. Ecco, sì. Musulmana. Appunto.
postato da: ksakinah alle ore 00:21 | Link | commenti
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione, nizza a colori
sabato, 19 settembre 2009
eid a coloriDistrutta e felice. Domani inshallah noi due fiori (ehm...) ci alzeremo all'alba (come al solito), ma non sarà per andare a scuola.
Eid mubarak a tutti.
E, se mi riesce, vi offro pure qualche dolcetto in foto, insha Allah!

p.s. Mica capita tutti i giorni di fare da aiuto pasticcera per la preparazione dei dolcetti per l'eid al fitr. Proprio non devo scordarmela domani, la macchinetta!

p.p.s. l'immagine non è mia. Spero mi perdonino i legittimi proprietari, ma mi ci serviva proprio qui, in questo post... proprio quella, eh!
postato da: ksakinah alle ore 23:17 | Link | commenti (9)
categoria:nizza a colori
sabato, 19 settembre 2009
5 penne a biro blu
5 penne a biro rosse
5 penne a biro verdi
5 matite HB
2 gomme
un aguzzamatite con riserva
3 evidenziatori
8 confezioni di colla
1 confezione di pennarelli colorati
1 confezione di matite colorate
1 riga da 20 cm
1 squadretta
1 compasso
3 pennarelli a secco per la lavagna
1 paio di forbici con la punta rotonda
...
e cosi' via.
Insomma, gli scolari in Francia hanno un dettagliatissimo elenco di cose da comprare all'inizio dell'anno che poi si dovrebbero conservare a scuola  e durare tutto l'anno e anche oltre.
Non esiste che te ne vai al supermercato a comprare un numero indefinito di quaderni, tentando di fare una casuale scorta di oggetti e oggettini che dovrebbero o potrebbero servire durante l'anno-non-si-sa-mai. No. Vai al supermercato e compri:
5 penne a biro blu
5 penne a biro rosse
5 penne a biro verdi
5 matite HB
2 gomme
un aguzzamatite con riserva (mi raccomando la riserva, eh!)
3 evidenziatori
8 confezioni di colla (dico 8, eh!)
1 confezione di pennarelli colorati etc.
La francia non è un non-si-sa-mai. Qui programmano.
Ti dicono perfino il numero di pagine che deve avere il quaderno, ti dicono 96, 142 o 196 e tu poi vai e cerchi esattamente il quaderno che ti hanno chiesto e basta. E magari può sembrarti un po' stretto, però è anche molto economico e pare anche un minimo tentativo di frenare gli impeti di shopping compulsivo delle mamme alle prese con l'inizio d'anno scolastico.
Devo ammettere che quando mi sono vista arrivare questo incomprensibilissimo elenco di materiale scolastico ho sinceramente creduto di non farcela ad affrontare l'impresa "acquisto materiale scolastico al supermercato". Mi chiedevo: cosa sarà mai un cahier de texte e che cosa intenderanno mai per classeur souple et fin?
Svelati tutti i misteri linguistici e psicoanalitici del luogo, legati non solo alla scuola grazie al pronto intervento della mitica e ineccepibile Ummzak (sapete di chi parlo, no?), alla fine  l'impresa "acquisto materiale scolastico al supermercato" è stata tutto sommato anche divertente e culturalmente ultra-formativa, visto che adesso tra l'altro ho imparato come si dicono matita, pennello e lavagna: mica male, no?
postato da: ksakinah alle ore 22:08 | Link | commenti
categoria:nizza a colori
sabato, 19 settembre 2009
Anche qui immersa nelle scartoffie, nonostante ramadan. La burocrazia è pur sempre burocrazia e non è colorata proprio per niente, anzi, abbastanza in bianco e nero, generalmente.
Però nella burocrazia i francesi sono proprio strani assai. Che tu debba iscrivere tua figlia a scuola o in biblioteca, qui non vogliono sapere niente: vogliono l'estratto dell'atto di nascita, il tuo documento, i dati del tuo conto in banca francese, il contratto di affitto e l'attestazione di pagamento di una delle ultime bollette di elettricità, oppure nel caso in cui il contratto di affitto non ce l'hai, vogliono l'attestazione di ebergement, ossia di "ospitalità", con tanto di allegato di ultima bolletta pagata dalla persona che ti ospita. Il ché significa che, se uno non paga la luce, i suoi figli non possono più andare a scuola. Ehm...
E nemmeno iscriversi in biblioteca, ovviamente.
postato da: ksakinah alle ore 16:40 | Link | commenti
categoria:nizza a colori
giovedì, 27 agosto 2009
Paul-Klee-Zitronen-102657[1]

Non posso credere di averlo fatto davvero. Scusa, puoi darmi un pizzicotto, non sto sognando, vero?
Il fiore più bello del mondo ed io finalmente catapultati nella città colorata, in un palazzo un po' sgarrupato pieno di gente a colori, in una zona multirazziale, multietnica e multicolorata, in mezzo a gente che si fa sempre e solo gli affari propri, che tu esca in gilbeb o in abito da sera.
Mi sembra di essere appena uscita fuori da un film in bianco e nero e di scoprire per la prima volta finalmente i colori del mondo.
I colori.
Avevo bisogno di un posto così, di un posto in cui non sono nessuno per nessuno, di un mondo in cui non ci sono condizionamenti, ricatti, gente che si vergogna di te appena fai un passo in più, persone che credono di conoscerti più di te stessa e invece si rifiutano categoricamente di scoprire chi sei veramente...
Non ho idea di cosa faremo noi due in questa brulicante città colorata e indifferente, non ho idea e per il momento non mi preoccupo più di tanto. Faccio quello che devo e quello che voglio fisabilillah... Insomma finalmente cammino sulla Sua strada, cosa vuoi che mi succeda?

postato da: ksakinah alle ore 10:37 | Link | commenti (5)
categoria:intimerie, nizza a colori
lunedì, 24 agosto 2009

cascata chateauE`iniziato alla grande il nostro ramadan quest`anno, con una meravigliosa sfacchinata lassù, sul parc du Chateau, il parco più vicino a casa - ehm, si fa per dire "vicino"- tanto che il giorno dopo non ci siamo mosse di casa e sembrava un`impresa anche andare a telefonare al taxi phone appena sotto. L`acqua dell`iftar di sabato sera è stata la cosa più buona che abbia mai bevuto!
Insomma sì, siamo arrivate. E abbiamo già piantato le tende, anche.
Finalmente libera di rotolarmi per la strada con un jilbeb improvvisato, contenta e impacciata come mai, incredula di scoprire che l`islam delle nuvole non sta più lassù, lontano, ideale, sognato e irraggiungibile, ma sta qui, dentro la mia vita vera, qui sulla terra, sulla terra ferma, nonostante tutto e tutti e nonostante me. Mashallah! Davvero molto "karim", questo ramadan!

Foto presa da qui.

postato da: ksakinah alle ore 23:31 | Link | commenti (2)
categoria:metafisica, intimerie, pippa e la rivoluzione, nizza a colori
martedì, 11 agosto 2009
Non so se finalmente sono tornata me stessa, oppure se devo ancora cercarmi.
L'hijra comunque e' iniziata... E prima di ramadan! ;)
Che Allah accetti.
postato da: ksakinah alle ore 16:41 | Link | commenti (7)
categoria:intimerie, pippa e la rivoluzione
lunedì, 03 agosto 2009

100_0760 01.08.2009 - Certo due giorni sono davvero pochi. Dai, facciamo pure tre, con oggi. E sono ancora troppo pochi. Ma la sensazione, quella è: finalmente sono una musulmana velata! Lo sono. Mi mostro nella mia vera forma, chi l’avrebbe mai detto! Guardo la mia immagine riflessa nella vetrina di un negozio e penso: eccomi! Sono io!! E mi sento a posto.
Se non avessi ancora un altro conto grosso in sospeso e tanti altri piccoli dettagli aperti, potrei quasi morire. …Quasi. Però intanto l’elenco si sfoltisce e un’altra cosa è fatta. Vabbé, fatta… Non è che voglio gridare vittoria, però, dai! Alhamdulillah! (33 milioni di volte!!!). Alhamdulillah comunque vada! ...Almeno ci sto provando!
Vabbé, devo ammetterlo, non sono molto attrezzata… Non ho i qamis giusti, non ho gli abbinamenti, non so in che verso girare il foulard, mi riempio di spilli e spilletti e poi vedo che comunque tutto mi cade giù e i veli che mi stanno proprio bene, reggono e sono del colore giusto sono sempre troppo grandi, troppo comodi, troppo freschi. E invece no. Devo soffrire facendoli diventare piccoli piccoli, morire di sudore infilandomeli dentro la camicia, arrotolarmeli sotto il collo, così – certo – sono più discreta. E più scomoda. E più goffa. E più bollente. Sgrunch! Ma chisseneimporta! Certo, non è il niqab, però accontentiamoci va, ché già mi sembra un sogno così!
Non so quanto durerà e se durerà. Ho due biglietti ... eventualmente. [...] E invece, se tutto va bene, me ne resto qui. Nel paesino “del cappero”, come lo chiama qualcuna , felice, tranquilla e velata. Può essere? (Io dico che non si suicida nessuno, alla fine!).

Aggiornamento 03.08.2009 - E invece sta andando davvero male. Forse anche peggio di come mi aspettassi... Certo che non si suicida nessuno! Tanto muoio prima io, di questo passo! Ma si può?

postato da: ksakinah alle ore 11:30 | Link | commenti (5)
categoria:intimerie
giovedì, 16 luglio 2009

Alcuni link in inglese forniti dalla sorella Aminah e ovviamente da interpretare alla luce di ciò che già sappiamo sull'argomento.

Gradite altre info sull'argomento o anche traduzione dei link sottoriportati.

http://www.saudigazette.com.sa/index.cfm?method=home.regcon&contentID=2009010225531

http://www.islamicity.com/qa/action.lasso.asp?-db=services&-lay=Ask&-op=eq&number=26333&-format=detailpop.shtml&-find

http://islamicsystem.blogspot.com/2006/11/qa-woman-travelling-without-mahram.html

http://www.sunnah.org/msaec/articles/women_tr.htm


Aggiornamento 18.07.2009

Come nella migliore tradizione di an-nisa dopo aver fornito anche altri articoli sull'argomento si tenterà di fare il punto sul materiale che abbiamo raccolto.
Ehm... Inshallah. Ovviamente non sarà facile, ma possiamo tentare, senza pretese eccessive.
Intanto, ecco gli altri link, questa volta in italiano.

http://lucechiarasulli.forumer.it/about824-lucechiarasulli.html

http://thesalafimanhaj.blogspot.com/2009/01/ahadith-sulla-donna-che-viaggia.html

http://www.fatwa-online.com/fataawa/womensissues/mahram/0020917.htm
 
http://thesalafimanhaj.blogspot.com/2009/07/la-donna-non-puo-viaggiare-senza-un.html

Il seguito su an-nisa, nella specifica sezione.
postato da: ksakinah alle ore 12:10 | Link | commenti
categoria:
giovedì, 16 luglio 2009
100_0838
“Mamma mamma, hai dimenticato di mettere il velo, ma te ne sei accorta?”
“Tesoro non posso. Qui… non posso più”.
Tornare è stato così, come non essere mai andata, ma con dentro un dolore ancora più lacerante per tutto quello che qui non c’è e che non si può.
Le ore a discutere sul nulla, a dire, ancora a dire senza capirsi, come quando avevo tredici anni anche se ne ho quasi quaranta ormai.
Mia madre mi ricorda tutti i sacrifici che ho fatto per laurearmi, per l’esame di stato, per il tirocinio e per avere i miei quattro lavori e sono le stesse identiche parole che io dicevo a lui, e finalmente ascolto come io gli parlassi con le parole di mia madre, dopo otto anni con le sue parole, e non più con le mie, non più con quelle dell’islam, non più con quelle della vita mia e del mio iman.
E’ che a forza di fingersi “normali”, e cioè miscredenti, alla fine si diventa così e non si è più capaci di mettere Dio al primo posto, perchè vengono prima il lavoro, la casa, la sussistenza, i sacrifici fatti per diventare questo e quello, il conto in banca, il vestito, la macchina, la casa, lo studio, l’ombrellone prenotato.
Eppure.
Eppure ancora una volta sono come bloccata, tanto che preferirei seppellirmi in casa e far finta di essere davvero incapace, tanto è questo quello che preferiscono credere qui, e almeno potrei fare la mia vita, praticare l’islam come lo voglio io, senza che nessuno mi minacci di farsi venire l’infarto stanotte.
In casa, chiusa in una stanza, senza avere nessun rapporto, se non con mia figlia.
E davvero preferirei fare così, tanto non mi devo andare a sposare domani e un fiorellino può benissimo crescere in un ambiente non musulmano, come ho fatto io del resto, tanto che fa? Almeno lei ha me.
E invece ho una casa a Nizza, sì vabbé un monolocale, un posto dove stare, un posto dove stare lontano di qua. Beh, è vero devo ancora pagarlo, il monolocale, ma c’è. Lì, vicino alla stazione, che se vuoi ci metti un attimo poi a tornare per sbrigare al volo tutto quello che tanto poi dovresti venire a sbrigare per forza. Ed ho anche una sorella con i suoi due bambini da invitare lì, sì, nel monolocale – dai, ci sono quattro letti, ci stiamo – e un lavoro da cercare, lontano di qua.
“Ma no, dove vai, è una follìa, in un posto in cui non conosci nessuno, non hai un lavoro, non hai una casa tua e nessuno a cui lasciare la bimba quando sei a lavoro”. Io glielo spiego che non è una tragedia, che non ci sono tutte le difficoltà che vedono loro, ma nessuno mi ascolta. Allora urlo, piango, strepito. Ma nessuno mi ascolta.
Non mi stupisco. E’ sempre stato così. Io non ce l’ho mai avuta una famiglia vera, o meglio ce l’ho avuta solo fino a quando ho fatto finta di essere quella che non sono. Ma quale genitore potrebbe mai volere un rapporto con un manichino, al posto di un rapporto vero con la propria figlia?
Non posso rimanere manichino a vita, è così difficile da capire?
Davvero? Davvero è difficile?
Non so perché dev’essere così. Io li guardo, li ascolto e davvero non ci credo, non riesco a credere che sia possibile che un genitore non voglia permettere alla propria figlia di quarant’anni di fare la propria vita, che sia in Abruzzo o in Burundi.
Solo un colpo di forbici per guarirli da questa malattia famelica di cui sono stata vittima per otto anni. Un colpo di forbici, l’unica medicina.
Un colpo di forbici, certo, però poi vai verso il chissà-che. Non è lo stesso quando hai vent’anni e il ragazzo arabo che ti aspetta in moschea per sposarti e la purezza e la fiducia della gioventù, non è uguale quando siete tu e Il Tuo Dio e basta e non c’è di mezzo una figlia che potrebbe avere difficoltà ad imparare il francese in terza elementare in una classe di francofoni e di timori ce ne sono tanti, perché non riesci a capirlo se è davvero la scelta giusta, quella sensata, quella islamica, quella diritta.
Perché sì, sarebbe una specie di hijrah, però, come dicevo, non vado a Medina e non vado nemmeno a sposarmi. Vado a vivere da sola con mia figlia in un posto qualsiasi della terra in cui spero di poter vivere l’islam un po’ meglio di come posso viverlo qua. E non so se questo basta per rendere lecito l’illecito.
In realtà potrei anche aspettare se sapessi di potermelo permettere, ma non lo so. E continuo a chiedermi “quando sarà?” e il cuore mi si straccia a pensare che più tempo passo qui e più diventa difficile e più questo legame che mi ha paralizzato per anni e continua a paralizzarmi diventa forte e invincibile e più non ci sono speranze di potere cambiare, scappare, uscire o svincolarsi in un modo o nell’altro.
E mi sento stremata, come se avessi combattuto chissà che guerra ed ora fossi senza forze.
Mi piacerebbe, certo, avere qualcuno vicino che combattesse al mio fianco, ma è sempre stata una battaglia solitaria la mia, una battaglia in fondo lenta e debole e carente sotto tanti punti di vista, ma io non sono una tipa forte, una che riesce ad andare avanti, dritta per la sua strada senza vedere e senza sentire nulla, mi basta un niente e piango, mi basta poco e sclero e lo so che è difficile starmi vicino, ma non fa niente. L’importante è che non sia Allah SWT a lasciarmi da sola.
O Allah! Si è fatto giorno su di me ed eccomi beneficiare della tua grazia, di una buona salute e della tua protezione. Perfeziona su di me la tua grazia , la salute che tu mi doni e copri le mie debolezze in questo mondo come nella vita ultima. 
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sabato, 27 giugno 2009
Del dove vado, del quando vado e del perché vado mi riservo di dire prossimamente. O di non dire.
postato da: ksakinah alle ore 11:59 | Link | commenti (1)
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sabato, 27 giugno 2009
Formalmente sarebbe una vacanza. Piano bimestrale di fuga, invece direi.
E attorno tutti i segnali espliciti di un mondo che sta per crollare e che, se non sto attenta e non mi organizzo e non me la do a gambe prima possibile, potrebbe crollarmi addosso in men che non si dica.
Quindi una vacanza, formalmente.
Mentre tutto sembra come consumarsi, logorarsi, esaurirsi, come se le cose, le persone e le istituzioni stessero lì a dirmi: adesso oppure mai più.
Il pc, la chiavetta wind e l’ispettorato del lavoro, gli affitti estivi, il bilancio annuo luglio 2008-giugno 2009 sul file di excel, il comune di Pineto, il bando dello pseudo-concorso, i dieci lavori svolti da gennaio ad oggi con importo zero sempre sul file di excel, i quattro lavori svolti con importo punto interrogativo, l’ultimo incarico che a qualcuno piacerebbe diventasse fantasma o meglio spettrale e che no, non lo accetto non mi va giù e non esiste e se lo scorda, il blocco di ghiaccio cristallino caduto in testa alla zia, alla cugina, al marito della cugina e tutto quello che una lo sa che non è che un segno che solo a rifletterci un attimo ti terrorizza e basta, terremoto compreso.
E così sarebbe una vacanza. Ma se fosse una vacanza non ci andrei, perché si sa che sono picciosa e se ricomincio con la carne halal, gli ingredienti delle merendine e le sopracciglia, perché non dovrei farmi il problema del viaggio senza mahram? E me lo faccio, quindi. E mi giustifico, pure. Perché anche lei, ti ricordi?, Umm Salamah radiallahuana (si scrive così?), preparò un cammello e, con suo figlio in braccio, si diresse tutta sola verso Medina.
Comunque io no, non vado a Medina.
Quindi lo so che non è uguale, però qualcosa devo pure raccontarmi, sennò mi paralizzo e basta e rimango qui a marcire e a pensare a tutto quello che dovrei fare e che non faccio e non si può viverlo così, l’islam, perennemente a metà, ancora anni a metà, come se fossimo immortali.
E invece, facciamo finta, per un attimo, che debba morire domani.
Ehm… no, troppo presto. Domani proprio non si può. Tra un mese o due, meglio tre e mezzo.
Una deve pur morire, prima o poi, però meglio morire senza troppi carichi, no?
postato da: ksakinah alle ore 11:56 | Link | commenti (15)
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lunedì, 08 giugno 2009

-Ma senti, anche se lui in tutto questo tempo non si è mai fatto vivo, non possiamo chiamarlo noi? Io non lo voglio un altro papà, io voglio mio padre, quello vero. Vorrei che lui tornasse e che voi due vi risposaste. Anche se non andavate d’accordo, che fa? Tu avresti potuto rimanere con lui, così almeno io adesso ce l’avrei un papà!

Nella vita ci sono cose che non vogliamo sentire e non vogliamo sapere. Noi le rifiutiamo e facciamo in modo che chi ci sta vicino se le tenga dentro per sempre e le trasformi in mostri famelici capaci di far loro del male, intanto però stiamo bene noi.

Poi paghiamo assistenti sociali, psicologi e psicanalisti affinchè la persona che abbiamo costretto a mettere tutto dentro fino a scoppiare non scoppi e se la cavi. E invece no. Poi non se la cava lo stesso.

-Ma possibile che non ce l’abbiamo un numero di telefono, un indirizzo, un modo?

Certo che sì, quattro indirizzi e-mail, due numeri di telefono, un indirizzo civico. Ma io faccio la vaga. Ehm..

E invece parlo con mia cugina che fa l’educatrice e mi dà il numero di un’assistente sociale o psicologa, non so. E quindi, una volta a settimana, per dire, io e il fioremio ce ne dovremmo andare a parlare con una signora in grado di convincerla che è meglio che lei e il suo papà non si incontrino, perché le farebbe solo del male. E questo dopo aver speso ben sette anni a convincerla che no, che lui con me non è stato un marito ideale, ma che con lei chissà potrebbe essere diverso e che sì, sicuramente le vuole un gran bene, e come si fa a non volergliene?

-Ti adorerà, piccola mia, sono sicura. Inshallah ti vorrà un gran bene.

Intanto il barbuto integralista barese, dopo esser passato alla shia, ha ricominciato la solita vita di sempre nel kufr, convinto di essere l’eletto, il madhi, il messia o peggio un semi-dio, pensa te!

E quindi oggi è questo il tipo con cui mia figlia dovrebbe aver a che fare, suo padre, la persona con cui lei ha il sacrosanto diritto di avere un rapporto, a prescindere da quello che voglio io e anche a prescindere da quello che vuole lui.

Ma io non voglio prendermela questa responsabilità, non sopporto l’idea che lui possa farle del male, possa dirle cose brutte o condizionarle la vita. Non ce l’ho questo coraggio, questo sangue freddo, questa capacità di guardare le cose dal di fuori, come se lei non fosse mia figlia, come se lei fossi io e mi venisse impedito di vedere mio padre e anche di conoscerlo, semplicemente conoscerlo e parlarci a telefono e anche di scrivergli…

Ed ora, che faccio?

postato da: ksakinah alle ore 13:06 | Link | commenti (11)
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martedì, 02 giugno 2009

Adesso che riesco a vedere le cose a distanza e con una certa obiettività, mi pare che sia stata davvero un’ottima idea decidere ad un certo punto di mettermi a scrivere esclusivamente dei fatti miei, che in realtà non sono mai stati solo miei.

Finalmente mi pare di aver rimesso a posto la matassa e non m’importa più nulla della poca esemplarità della comunità islamica italiana, della rappresentatività dell’islam, di quello che si dice nei convegni, degli sconti, delle teorie, di quello che fanno i musulmani nella loro vita privata, dell’enorme distanza che c’è per tutti noi tra teoria e prassi, della ummah come ammortizzatore sociale che ha il dovere di risolvere i problemi di ogni singolo musulmano…

So solo che mi sono stufata di sentirmi “come paralizzata” e che io l’islam lo voglio vivere. Come posso, certo, ma anche come devo e sempre di più e sempre meglio, se Allah SWT mi aiuta.

Anche per me questo momento non è altro che un nuovo  fajr, una shahada che si rinnova ogni giorno e alhamdulillah poter riuscire ogni giorno ad avere il coraggio di rimettersi in discussione completamente, distruggersi di nuovo, autocondannarsi, certo, per poi pentirsi e rinascere, come si rinasce purificati dopo ogni gusl, come si rinasce dopo ogni shahadah nuova e dopo ogni preghiera e dopo ogni conferma della propria certezza di fede.

postato da: ksakinah alle ore 19:27 | Link | commenti (2)
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lunedì, 01 giugno 2009

La sconnessione mobile mi sorprende in un momento altrettanto mobile e felice. Fioremio che cerca d’insegnarmi l’arabo facendomi gustose ed improbabili traslitterazioni, un ambitissimo (ambitissimo solo da me, guarda) lavoro “halal”* andato a male nonostante i super-dua’  e qualcuno che di colpo si ricorda di pagare una prestazione tecnica professionale, così, per sbaglio.

arabeschi

E’ meravigliosa la vita, no?

*vabbe’, si fa per dire halal, già stare fuori casa 6 ore al giorno per un importo iks (X)scleri, altro che halal!

Quello che vorrei ora è semplicemente starmene in casa, avere più tempo per me e per la piccola e per l’islam, e così nemmeno il velo sarebbe più un problema, tanto chi ti vede? E forse era proprio così che doveva andare. E menomale che, anche se noi incocciamo con le scelte sbagliate convinti che siano quelle giuste, poi c’è Chi pensa a ristabilire le cose. Almeno l’intenzione era per Lui. Che la accolga e ci dia qualcosa di ancora migliore, qualcosa che ci permetta di andarGli incontro correndo. Finalmente, correndo. Perché è proprio ora di correre, guarda!

postato da: ksakinah alle ore 15:39 | Link | commenti (2)
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